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di Guido Vitiello

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Un ripasso di storia naturale del pregiudizio

Rimanendo intrappolati in questo stupido, disonesto dilemma – antisemitismo o antisionismo – ci dimentichiamo di quanto sia antico e stratificato l’odio antiebraico

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28 APR 26
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Foto LaPresse

La storia non è magistra di niente che ci riguardi, ma ogni tanto viene a farci un’ora di ripetizione e ci consente di sciogliere qualche piccolo nodo. La querelle sorta intorno alla Brigata ebraica in questo orribile 25 aprile ne ha portati al pettine diversi. Il comunicato del Laboratorio ebraico antirazzista, che racconta di aver ricevuto, mentre sfilava nel corteo, “moltissimi applausi e saluti affettuosi dai presenti”, è stato accolto, se possibile, con ancora più applausi e saluti affettuosi dagli assenti, ansiosi di sbatterlo sotto il naso di chi denunciava l’antisemitismo rinascente. Come può essere antisemita chi festeggia un’associazione di giovani ebrei? Allo stesso modo Edith Bruck, che non era poi tanto autorevole quando contestava che a Gaza ci fosse un genocidio, è oggi acclamata per aver detto che è stato un errore sventolare bandiere israeliane. Allora, ti arringano, è antisemita anche lei? Intrappolati come siamo in questo stupido, disonesto dilemma – antisemitismo o antisionismo? – ci dimentichiamo di quanto sia antico e stratificato l’odio antiebraico. E di solito gli strati più recenti non rinnegano i più antichi, si accontentano di incorporarli.
All’epoca della prima guerra in Libano – il vero prologo di ciò che è accaduto nelle opinioni pubbliche occidentali dopo il 7 ottobre – lo storico Léon Poliakov osservò: “Solo al prezzo di un abuso linguistico si può applicare il termine antisemitismo al clima occidentale del 1982, che semmai fa pensare alla tradizione del Medioevo, quando l’ebreo era perseguitato a causa delle sue credenze e delle sue idee, ed era accettato a braccia aperte dalla società dominante a patto di cambiarle. È stato lo stesso nell’estate del 1982, durante le campagne antiisraeliane, e abbiamo visto il ruolo che hanno giocato in esse degli ebrei eminenti che sarebbe assurdo qualificare come antisemiti” (De Moscou à Beyrouth, Calmann-Lévy, 1983). A volte dalla crosta del presente erompe uno strato geologico più antico, ma non meno ripugnante. Il 25 aprile abbiamo avuto un ripasso di storia naturale del pregiudizio.  

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