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di Maurizio Crippa

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Contro Mastro Ciliegia

Baselitz, l’arte libera a Venezia ma a testa in giù

Se n’è andato proprio mentre nella Laguna il 6 maggio, alla Fondazione Cini, inaugura una sua grande mostra, coi dipinti più recenti. Meno segnati del dramma, icone luminose che sembrano indicare una via d’uscita dal male della storia che viviamo

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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:41 PM
Immagine di Baselitz, l’arte libera a Venezia ma a testa in giù

Foto Olycom

La libertà spregiudicata della grande arte è quella di mettere il mondo sottosopra, ribaltarne la prospettiva. Mettere le cose del mondo, gli umani soprattutto, a testa in giù. E’ ciò che ha fatto per una lunga parte della sua lunga vita Georg Baselitz, formidabile artista tedesco, morto ieri a 88 anni. Non metteva a testa in giù le persone per sfregio e uccisione simbolica, come usa fare adesso, ma per vedere qualcosa di diverso; così pure quando metteva su enormi piedi le sue enormi statue di legno, che incutevano spavento. Sempre attento alla storia, agli eventi politici. Credeva ai simboli, forse non alle coincidenze. Eppure la sua morte ha qualche coincidenza con le polemiche artistico-politiche veneziane di queste ore: lui che nel 1980 fu invitato a rappresentare la Germania alla Biennale, assieme ad Anselm Kiefer. E tutti e due furono contestati perché scambiarono le loro opere per omaggi al nazismo, invece erano il contrario. La sua grande statua in legno, una figura umana con un braccio teso, era arte africana, ma non lo capirono. Se n’è andato proprio mentre a Venezia il 6 maggio, alla Fondazione Cini inaugura una sua grande mostra, coi dipinti più recenti. Meno segnati del dramma, icone luminose che sembrano indicare una via d’uscita dal male della storia che viviamo. 

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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