di Antonio Gurrado
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Una lezione dall'arresto di ventidue monaci buddisti in Sri Lanka
Il motivo della reclusione riguarda il trasporto di cinque chili di cannabis in ciascun bagaglio. Il fermo è avvenuto all'aeroporto di Colombo. Ma nonostante le apparenze, la notizia è edificante
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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:12 PM

Foto Ansa
E meno male che, secondo il buddismo, dobbiamo tutti imparare a viaggiare leggero: ventidue monaci sono stati arrestati all’aeroporto di Colombo, Sri Lanka, dopo essere stati scoperti con cinque chili di cannabis in ciascun bagaglio. Nonostante le apparenze, la notizia è edificante. È evidente come recare con sé complessivi centodieci chili di droga implichi la capacità di rinunciare ad altrettanti chili di effetti personali, così rara in quest’epoca in cui tutti vogliamo sempre avere tutto continuamente a disposizione. A ciò si aggiunga che si trattava di cannabis di prima qualità, il cui valore è stato stimato dalla polizia oltre il miliardo di rupie, che, se ho fatto bene i calcoli, in euro fa un bel po’ di milioncini: presentarsi ai controlli aeroportuali con la merce e farsi scoprire è un arduo esercizio di ascesi, volto a dimostrare in concreto la futilità della prospettiva di accumulare ingenti ricchezze.
Infine, e soprattutto, i monaci buddisti hanno dichiarato alla polizia di non essersi accorti di star trascinando dietro di sé l’imbarazzante carico, denotando un candido distacco nei confronti dei gravami che ci legano al mondo materiale. In ciò hanno tuttavia molto da imparare da una ragazza britannica che, nello stesso aeroporto, l’anno scorso era stata arrestata perché non si era accorta di portare in valigia quarantasei chili di droga. Forse era ancora più buddista di loro.