di Antonio Gurrado
Per la fase due, adottiamo il "modello Samara"
Dalla peste del secondo millennio a.C. al Covid-19. Reinterpretare l’attuale contagio ponendolo sub specie aeternitatis
di
24 APR 20
Ultimo aggiornamento: 05:03 PM

Sul Corriere un autorevole intervento di Riccardo Viale offre uno spunto più che interessante. Ricostruendo la diffusione nell’antichità del batterio della peste, Viale rimarca incidentalmente che “a Samara e in Armenia gli archeologi hanno riscontrato nei resti umani, risalenti al secondo millennio a. C., la presenza isolata del batterio, ma senza gli indizi della sua diffusione. Perché? A differenza di Costantinopoli e delle congestionate città asiatiche ed europee, l’uomo e la donna di quel tempo vivevano in piccoli villaggi, spesso mobili, senza molti contatti sociali, senza collegamenti commerciali con l’Asia orientale (focolaio di molte epidemie) e senza grandi depositi alimentari e discariche, habitat privilegiato di topi e ratti, veicoli della peste”.
Apparentemente remoto, questo caso ci consente invece di reinterpretare l’attuale contagio ponendolo, come dire, sub specie aeternitatis. Per l’incombente fase 2 basta città congestionate, basta modello Costantinopoli, adottiamo il modello Samara. Con o senza mascherine, sarà sufficiente vivere in piccoli villaggi, spesso mobili, senza molti contatti sociali, senza collegamenti commerciali, senza grandi depositi alimentari né discariche, e il problema sarà bello che risolto. Moriremo lo stesso, ma fra tre o quattromila anni gli archeologi si complimenteranno con noi.
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