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di Andrea Marcenaro

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Floris vuole farsi allenatore. Sarebbe meglio arbitro

Un'intera vita spesa dalla parte della magistratura militante e del progressismo per finta. Il futuro del presentatore? Il calcio, a quanto pare
di
14 MAR 24
Immagine di Floris vuole farsi allenatore. Sarebbe meglio arbitro

(foto Ansa)

Trent’anni di televisione, dalla Rai a La 7, e si avvicina anche per Giovanni Floris, uno tra i più brillanti e tra i più furbetti conduttori italiani di talk-show, il momento di salutare per pensare ad altro. E così, un lunghissimo percorso professionale, quasi una vita intera spesa con abilità dalla parte della magistratura militante, del progressismo per finta nel nome della gogna affibbiata con notevole disinvoltura all’accusato mai ancora giudicato, secondo moda imposta dai potenti veri, sta per concludersi tra riconoscimenti e inchini. Pare, secondo le sue stesse parole, che appeso il microfono al chiodo, sia intenzione di Floris dedicarsi all’allenamento nel calcio, anche in alto, se fosse possibile. Questa comunque di farsi allenatore è bella, più bello ancora sarebbe se si facesse arbitro, di interpretare cioè la figura istituzionale del cornuto più cornuto tra i cornuti, è una scelta che regala al prode Giovanni un pizzico di onorevole sincerità. Alè.

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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.