di Andrea Marcenaro
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Italia-Ungheria, un melone ciascuno
Euroscettici gli uni e gli altri pure. Due leader per una strada: dagli all’immigrato e dagli forte, se si può. Poi dagli allo stato di diritto e parla d’altro, se appena è concesso
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27 SEP 22

LaPresse
Ungheria e Italia ieri sera in campo a Budapest. Entrambe le squadre hanno esibito gli stessi colori: bianco rosso e verde. L’Ungheria è nelle mani di un allenatore italiano. Forse cortesia. Euroscettici gli uni, euroscettici gli altri. Orbán e Meloni, due leader per una strada: dagli all’immigrato e dagli forte, se si può. Poi dagli allo stato di diritto e parla d’altro, se appena è concesso. Culo e camicia. Le due compagini sono entrate entrambe in campo senza “libero”, quantunque non per ordine dei rispettivi ministri degli Interni. Al momento. Il coach dell’Italia si chiama Mancini: mezzuccio dolciastro di omaggio agli sconfitti. Ma fa niente. Adesso la partita è finita. Non importano i numeri, il risultato con Orbán era scontato: un melone ciascuno. Più la solita, volgarissima banana per noi, questa volta flambée.
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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.
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