“Perché abbiamo detto no alla targa per Marco Pannella”

Parlano i residenti e l’amministratore del condominio di piazza Navona che non ha voluto l’insegna per ricordare il leader radicale. Intanto si lavora per un alternativa in vista del decennale dalla morte. La Sovrintendenza capitolina ha detto sì per Palazzo Braschi. "Ora sta al Mic", dice l'assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio

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7 MAY 26
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La facciata color crema, appena rifatta, è tra le più pulite di piazza Navona. Le piante rampicanti che ci corrono sopra non danno senso di incuria, anzi, la impreziosiscono. Il portoncino verde che  permette l’accesso al palazzo e spunta dal bugnato grigio è stretto tra il bar Navona e il ristorante acchiappa turisti la Dolce Vita. E’ qui che la scorsa settimana l’assemblea di condominio ha preso una decisione destinata a finire sui giornali: quasi all’unanimità ha detto no all’installazione di una targa in ricordo a Marco Pannella, il leader radicale che proprio a piazza Navona ha fatto molti dei suoi funambolici comizi. Sempre qui, dieci anni fa, si sono svolti i suoi funerali. Siamo andati a cercare di capire come mai i condomini hanno preso questa decisione.
Nel palazzo vivono solo tre famiglie, il resto è occupato da B&B e case vacanze. Un appartamento, invece, è di proprietà del comune di Roma. Anche per questo era stato scelto questo stabile per l’installazione dell’insegna. La prima a risponderci al citofono è la signora Ostori (cognome di fantasia, ndr) che, offrendoci quantomeno uno spunto pittoresco, anche se il condominio è dotato di videocitofono, ci risponde dalla finestra. Ma della vicenda non ha alcuna intenzione di parlare: “Ho capito cosa volete, ma io non voglio discuterne. O ve ne andate o chiamo la polizia!”, ci grida affacciandosi dal primo piano, prima di chiudere eloquentemente le persiane. Nel palazzo vive con la moglie anche un notissimo chirurgo e professore universitario. Proviamo a chiamarlo, ma il dottore è occupato a un convegno. Tentiamo quindi un’altra strada: chiamiamo il numero di uno dei tanti B&B che si trovano nello stabile. Ci risponde con estrema cortesia Cristiano, 61 enne in pensione, proprietario insieme alla sorella dell’appartamento. “Non sapevo nulla della vicenda – racconta – ho scoperto tutto al tg. Mi dispiace che sia stata presa quella decisione, io la targa l’avrei messa. Da ragazzino Pannella lo vedevo sempre, è un ricordo dell’infanzia. Era un cavallo pazzo, ma a suo modo è stato un grande”. Cristiano non era all’assemblea perché era andata sua sorella, che preferisce non essere citata per nome, ma ci spiega la sua: “Non capisco perché dovrebbero mettere la targa sul nostro stabile dove l’onorevole Pannella non è né nato, né ha mai vissuto. Nulla togliere all’importanza della personalità, ma perché l’insegna dovrebbe essere installata qui?”. Ma c’è margine di cambiare opinione, proviamo a chiederle. Con grande gentilezza, ci suggerisce su questo di provare a sentire l’amministratore di condominio, Fabio Provvidi. Chiamiamo quindi il dottor Provvidi. “Nei condomini succede di tutto, ma questa le giuro è la prima volta che mi trovo in una situazione di questo genere”, ci risponde, prima di raccontarci come sono andate le cose. “I condomini hanno ritenuto che non fosse opportuno. Lo spazio sulla parete è poco, se ci fossero stati 8-9 metri non c’era alcun problema. In più  ci sono delle attività commerciali,  per non disturbarle, la targa sarebbe dovuta essere installata in alto, praticamente sulla facciata che è stata restaurata appena due anni fa con un impegno economico importante”.
A suo dire la decisione è stata bulgara: 700 millesimi contro circa 90, quelli del comune di Roma. “Un rappresentante del Campidoglio ha partecipato all’assemblea e in modo molto cortese e dettagliato ha anche mostrato il rendering della targa, ma gli altri condomini non si sono convinti”, prosegue nel racconto l'amministratore. “A pesare sulla decisione è stato anche il timore di eventuali polemiche dovute alla politica: l’idea che qualcuno che non ama Pannella potesse venire fare dei dispetti perché c’è la targa, facendo però un danno al condominio”. Provvidi dice di capire questa preoccupazione: “Il rischio che venga qualcuno a tirare vernice  o fare altro genere di atti vandalici c’è. Purtroppo queste cose accadono anche quando le targhe non ci sono, figuriamoci così”. E secondo lui questo spiega anche come il caso di Pannella non sia il primo. Negli ultimi anni decisioni analoghe sono state prese da altri condomini che hanno detto di no all’installazione di una targa per Matteotti, una per Gramsci e una a via Rasella per ricordare i morti delle Fosse ardeatine.  Provvidi cerca di dare una sua spiegazione: “Non credo che il problema sia l’antipatia personale dei condomini verso questo o quel politico. Ma la politica purtroppo è divisiva. E così la gente si spaventa che anche solo una targa possa finire col portare guai”.
In ogni caso, mancano 12 giorni al 19 maggio quando si celebreranno dieci anni dalla scomparsa di Pannella. E per allora chiedono i promotori della raccolta firme per la targa – in primis l'ex sindaco Francesco Rutelli e la storica compagna del leader radicale Mirella Parachini – sarebbe bello che la targa potesse essere inaugurata. Il comune continua a lavorare su più soluzioni. “Proprio oggi la Sovrintendenza capitolina ha dato il suo via libera a installarla su un palazzo storico sulla piazza e ha mandato una nota alla Soprintendenza dei Beni culturali per vedere se sono d’accordo anche loro”, spiega al Foglio l’assessore capitolino alla Cultura Massimiliano Smeriglio. Si tratta di Palazzo Braschi, l’edificio ottocentesco che ospita il museo di Roma. In alternativa, spiega ancora Smeriglio, si tenterà la via di un secondo condominio dove il comune possiede una piccola proprietà. “Siamo determinati a trovare una soluzione e ce la faremo. Puntiamo ad avere sia la targa, sia l’intitolazione a Pannella del largo davanti a Rebibbia, Marco lo merita”. L’extrema ratio è quella dell’installazione di una stele nella piazza, ma non convince molto i promotori che, con argomenti non troppo diversi da quelli dei condomini dicono: “In quel caso davvero si rischiano atti vandalici, oltre a cani e umani che ci vanno a fare pipì sopra. Non sarebbe la soluzione migliore”.