Roma Capoccia
Case Enasarco: il rebus delle spese condominiali
Gualtieri a Bruxelles in cerca di fondi per l’emergenza abitativa. Ma in regione la destra gli crea un’enorme grana bocciando gli emendamenti per consentire al Campidoglio di pagare le spese condominiali. Senza il rischio è che a pagare siano i condomini che già vivevano negli immobile e che sono sul piede di guerra contro l'arrivo degli assegnatari
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30 APR 26

Questa mattina il sindaco Roberto Gualtieri sarà a Bruxelles dove, insieme ai suoi colleghi dell’alleanza europea dei mayors for housing, tra i quali i sindaci di Parigi e Barcellona, Emmanuel Grégoire e Jaume Collboni, incontrerà ben tre commissari Ue. La vicepresidente esecutiva della Commissione Teresa Ribera, il vicepresidente italiano Raffaele Fitto e il commissario per le politiche abitative, il danese Dan Jørgensen. Obiettivo? Trovare i fondi per affrontare l’emergenza abitativa che – in Italia come in Spagna e Francia – sta diventando una questione sempre più seria. Soprattutto nelle grandi città. In settimana anche il governo italiano dovrebbe varare finalmente il piano Casa, con l’obiettivo dichiarato di dare il via a un programma decennale per l’acquisto di 100 mila alloggi. Non è un segreto che anche la premier Giorgia Meloni, come il sindaco dem, cerchi anche in Europa le risorse necessarie a gestire questa emergenza. Intanto però Gualtieri deve registrare un nuovo arresto su una vicenda in qualche modo emblematica di quanto sia in concreto complicato affrontare l’emergenza abitativa: quello dell’acquisto di circa mille alloggi (1.040 per la precisione) della Fondazione Enasarco, la cassa di previdenza degli agenti di commercio, da trasformare in appartamenti di edilizia residenziale pubblica all’interno di condomini dove vivono già residenti che non fanno parte del circuito Erp, trasformandoli di fatto in “condomini misti” (in parte edilizia popolare, in parte no). A metà gennaio l’Assemblea capitolina ha approvato due delibere. Con la prima è stato dato il via libera all’acquisto, per circa 58,5 milioni di euro, dei primi 338 alloggi (di cui però 243 erano già affittati dal comune), i cui rogiti sono stati già effettuati. Con la seconda è stato stabilito l’acquisto, previa verifica dell’Agenzia del Demanio, e con rogiti da chiudere entro la fine del 2026, di ulteriori 702 alloggi per un costo totale di circa 202 milioni di euro.
Ieri però la commissione Bilancio del consiglio regionale ha bocciato gli emendamenti presentati da Italia viva che, tra le altre cose, avrebbe consentito al Campidoglio di anticipare le spese condominiali. L’attuale normativa regionale, infatti, non lo prevede. Il provvedimento aveva lo scopo di evitare che un’eventuale morosità dei nuovi inquilini gravasse sugli altri condomini, già sul piede di guerra per l’arrivo degli assegnatari dei nuovi alloggi popolari. Ed è un bel problema. Infatti, in diversi condomini che ospitano alcuni dei 338 alloggi già acquistati – sparsi tra Casal Bruciato, Nuovo Salario, Prati Fiscali, Settecamini, Palmiro Togliatti, Ostia e Axa –, e anche tra quelli che saranno acquistati nella seconda tranche, sono stati realizzati dei lavori. “E così le spese condominiali oscillano tra i 200, 300, fino a 500 euro al mese, tra portineria, riscaldamento centralizzato, giardinaggio e gestione delle aree comuni. La domanda è semplice: chi li pagherà?”, attacca il consigliere capitolino della Lega Fabrizio Santori. “Sono spese chiaramente insostenibili per chi ha diritto ad accedere a un alloggio popolare”. La cosa – insieme al timore dell’arrivo di famiglie dai campi nomadi in via di dismissione – aveva allarmato i condomini. Proprio per questo erano stati presentati gli emendamenti: rassicurare che non dovranno essere i condomini a coprire eventuali ammanchi. E infatti ieri, dopo la bocciatura degli emendamenti di Iv l’assessore capitolino alla Casa Tobia Zevi manifestava “sorpresa” per la scelta del centrodestra di “respingere proposte costruite anche attraverso il confronto con i soggetti coinvolti, per rendere più equilibrato e sostenibile un intervento strategico per la città”, mentre i consiglieri del campo largo in commissione Bilancio – Mario Ciarla (Pd), Marietta Tidei (Iv), Adriano Zuccalà (M5S), Claudio Marotta (Sce) e Alessio D'Amato (Azione) – attaccavano: “Il voto della destra è un atto grave che ignora le soluzioni concrete proposte per bilanciare il diritto alla casa e la tutela dei residenti”. Ma per il centrodestra la soluzione non è far pagare il comune, ma fermare l’acquisto degli alloggi. E infatti ad assessore e consiglieri replicava proprio il leghista Santori: “La sinistra stumentalizza: nella sostanza, avrebbero scaricato ancora una volta sui cittadini i costi di un’operazione già profondamente sbagliata. I romani avrebbero coperto morosità strutturali generate dai condomini misti: le delibere vanno annullate”.
Come Santori e la Lega, anche FdI è contraria all’operazione. Anche se, malignano diversi esponenti bipartisan, la cosa è piuttosto strana. Fu proprio il partito della premier infatti a predicare l’acquisto di case dalle casse previdenziali per trasformarle in alloggi popolari. Non solo. C’è chi giura che la presidente della Fondazione Enasarco, Patrizia De Luise, dalla quale il Campidoglio ha acquistato gli alloggi, sia molto vicina ai Fratelli. Ora però anche FdI, con il resto del centrodestra, chiede l’annullamento delle delibere. E da sinistra c’è chi è convinto che sia un cambio di posizione dovuto alla sconfitta al referendum, oltre che una vendetta per il mancato sostegno dem alla riforma di Roma Capitale (potete leggere l’articolo qui sotto).
Di certo, l’ultimo Cda di Fondazione Enasarco ha certificato una plusvalenza di 18 milioni di euro per la vendita degli alloggi. “Finirà tutto alla Corte dei Conti che dovrà inevitabilmente valutare”, promette minaccioso Santori
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede