I veleni post referendum influiranno sul dialogo sindaco-Meloni su Roma Capitale?

Doveva arrivare in aula martedì scorso, però il ddl è stato calendarizzato dopo Pasqua, ma non senza tensione collaterale (vedi legge elettorale) e nonostante gli sforzi di Gualtieri e Meloni
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26 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 05:05 AM
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Ansa

Molto timore (per nulla?) per la riforma di Roma Capitale: questo l’effetto collaterale della vittoria del No, complice anche la prima conseguenza parlamentare della crescita di tensione tra maggioranza e opposizione, tramite l’incardinamento dello “Stabilicum”, progetto di legge elettorale, incardinamento che l’opposizione ha definito “forzatura”. Doveva invece arrivare in aula martedì scorso, con lo sguardo benevolo di Pd e FdI, il ddl su Roma Capitale. Ma, dal lato Pd, è arrivata la richiesta di rinvio. E si è subito temuto, nei due poli, che questo potesse portare all’anticamera della palude, anche se poi, proprio ieri, è arrivata la calendarizzazione per la settimana successiva a Pasqua. Quello che è stato percepito come “gesto di prepotenza” sulla legge elettorale, insomma, getta qualche ombra sul progetto bipartisan su cui si sono spesi sia il sindaco di Roma Roberto Gualtieri sia la premier Giorgia Meloni. “Bisogna portare a termine questa riforma storica”, diceva infatti il sindaco nell’estate 2025, all’indomani del consiglio dei ministri che aveva dato il via libera al ddl, auspicando per il progetto un viaggio “in parallelo con la legge ordinaria, chiamata a sostanziare l’autonomia amministrativa e finanziaria della città e a individuare le risorse adeguate”.
“Consentire a Roma di legiferare su materie come il trasporto pubblico locale o il turismo è molto importante”, diceva Gualtieri, “ma questo, come si legge nel ddl, richiede un ordinamento specifico per la Capitale, che amplii il perimetro della sua autonomia amministrativa e finanziaria e individui le risorse corrispondenti alle nuove funzioni attraverso una legge ordinaria”. “Roma non è una città come le altre”, diceva intanto la premier con un videomessaggio: “E’ la Città Eterna, la Capitale del cristianesimo e del Mediterraneo. Ma anche il comune più popoloso e più esteso della nazione, che custodisce la maggiore concentrazione di beni storici e culturali al mondo. Eppure la città è governata – di fatto – con gli stessi poteri di un comune da poche migliaia di abitanti”. E anche se, circa un mese fa, la Lega aveva proposto un emendamento che estendeva i poteri speciali ad altre città metropolitane (e si era rischiato lo stallo), la concordia aveva ripreso quota. Fino a due giorni fa. La calendarizzazione ora c’è, ma, sui due fronti, si teme che i veleni post-referendum possano inquinare l’intesa non formale sulla prima vera riforma condivisa.