Enrico Letta e Nicola Zingaretti (Ansa)

Roma Capoccia

Le cariche, le candidature , il centrosinistra e le piccole questioni di “opportunità”

Marianna Rizzini

Nicola Zingaretti e gli altri: sono nelle liste elettorali ma anche impegnati in una carica, che sia in regione o al Campidoglio, suscitando perplessità negli elettori. Qualche domanda

 Si sono detti a disposizione della causa e/o del partito – partito convinto, per timore della disaffezione dell’elettorato e in vista della competizione con la destra, che sia meglio candidare un volto noto. Sono quindi candidati, ma anche impegnati in una carica. Ed è chiaro che le liste sono fatte da tempo e tra poco si vota, e però, in una parte dell’elettorato romano di centrosinistra, ci si è domandati se – nella scelta apparentemente ineluttabile delle candidature, e vista appunto la suddetta disaffezione del votante, fuggito non molto tempo fa verso i Cinque stelle, l’astensione o altre formazioni – non si sia per caso sottovalutato un aspetto: quello di candidare nomi, anche stimati, di persone che hanno già un incarico. Incarico magari in scadenza nel 2023 (Regionali imminenti) o meno se si tratta del Comune, ma comunque al momento ancora ricoperto dai candidati stessi. Che non si sono dimessi preventivamente, anche con ragioni per così dire di buon senso, e che lo faranno, com’è ovvio, in caso di elezione.

 

Presi singolarmente, i casi potrebbero far dire: che male c’è? Se un nome è valido, data la difficoltà della battaglia, tanto vale spenderlo. Ma potrebbero anche far dire: perché proprio uno che un ruolo lo ricopre, e con serietà, tanto più che serietà vorrebbe che un compito fosse onorato fino alla fine, specie nel momento difficile? E insomma: non pochi elettori di centrosinistra si accingono a votare con una riserva mentale sulla sfumatura di opportunità di alcune scelte – comprensibili, ma magari non del tutto inevitabili se si voleva salvaguardare l’immagine di partito o coalizione che lavora per il cittadino. Cittadino che, “dal basso”, ha insistentemente chiesto: perché non fate le primarie per le candidature? Perché sovrapporre, anche se per poco, cariche e corsa per le Politiche? Sia come sia, l’elettore troverà, domenica, candidato nel collegio Roma 03 per il Senato, l’assessore della giunta Gualtieri Andrea Catarci (deleghe a Decentramento, Partecipazione e Servizi al territorio per la città dei 15 minuti). Nel collegio Roma 01, uninominale per la Camera, troverà invece Paolo Ciani, consigliere regionale e presidente di Demos. Ultimo ma non ultimo, il presidente uscente della Regione Nicola Zingaretti (capolista nel plurinominale Lazio 1 per la Camera). Tutti, se eletti, ovviamente si dimetteranno. E certo l’obiettivo è frenare l’arrembante Giorgia Meloni. Sottotraccia, però, il tema si è posto (da ricordare per le prossime volte). 

Di più su questi argomenti:
  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.