roma capoccia
Mega restauro, riaprirà l’Istituto archeologico germanico a Roma
Sta per tornare il Deutsches Archaeologisches Institut. La storica sede, in via Sardegna, che lo ospita dal 1962 si sta rifacendo il look e sarà pronta a giugno. Un progetto da 26 milioni di euro
di
12 FEB 22

Basta talmente poco per parlar male di Roma, che spesso ci si dimentica di far notare quello che effettivamente di bello c’è e funziona. Nell’unica Capitale al mondo che ospita oltre 70 tra istituti di cultura e accademie straniere, sta per tornare anche il Deutsches Archaeologisches Institut. La storica sede di via Sardegna che lo ospita dal 1962, si sta rifacendo il look e il merito va a un team composto dallo studio Insula, Wenzel+Wenzel e Bollinger+Grohmann che, coordinati dall’impresa Pasqualucci (la stessa che la realizzò all’epoca), garantiranno dal prossimo giugno il ritorno a casa del primo edificio costruito al di fuori dei confini nazionali dalla neonata Repubblica Federale tedesca dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Un progetto da 26 milioni di euro che è andato “a salvaguardare l’identità e lo spirito dell’epoca del fabbricato rendendola contemporanea, coniugandovi le esigenze di adeguamento strutturale, impiantistico e normativo”, spiega al Foglio l’architetto Eugenio Cipollone durante la visita. “Il Dai è stato fondato nel 1829 con l’idea di creare una comunità archeologica europea” – fa notare il direttore Ortwin Dally – “un concetto che ha preceduto di molto il principio costituente dell’Unione”. Quella romana – progettata da Karl Georg Siegler e Enzo Giannini con Annibale Vitellozzi (lo stesso della Stazione Termini e del Palazzetto dello Sport) – è la sede più grande e nei suoi cinque piani, tornerà a essere ospitata la sala conferenze a doppia altezza e la Biblioteca Platneriana, una delle biblioteche archeologiche più importanti al mondo (con 1300 riviste e 240.000 volumi), impreziosita da pregiati materiali di pavimentazione e rivestimento che sono stati recuperati e reimpiegati, a cominciare dal marmo color verde Alpi.
Si potrà usufruire della sala lettura a due livelli con il grande ballatoio centrale e consultare, magari, le copie originali di Giambattista Piranesi o i preziosi volumi di filologia classica (sono circa cinquemila) donati dal libraio e filologo Parthey o quelli del fondo Platneriano con oltre seimila volumi di storia delle città italiane, tra cui ovviamente Roma, che riesce a stare al centro dell’attenzione anche quando non dovrebbe.