Stelle contro stelle
L’esito delle suppletive fa emergere le alternative interne a Raggi. Parla Monica Lozzi (M5s)
di
5 MAR 20

(foto LaPresse)
Roma. Le elezioni suppletive nel collegio Roma 1 hanno avuto l’esito previsto dai sondaggi, con la vittoria del centrosinistra e l’elezione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nel seggio da deputato lasciato vacante da Paolo Gentiloni, ma l’effetto collaterale (anche quello atteso: la sconfitta del M5s che non a caso non si era speso più di tanto nella contesa) è come fosse andato oltre le previsioni, con effetto-detonatore nel disvelamento dei piani post-Raggi all’interno del Movimento stesso. E mentre il sindaco cercava di vedere il bicchiere mezzo pieno (“ricordatevi che ha votato soltanto il 30 per cento”), avanzava una certezza: in qualsiasi forma il sindaco dovesse decidere di proseguire l’avventura (alla testa di una lista civica?), avrà concorrenti provenienti dal M5s. Prima di tutto Monica Lozzi, presidente del VII Municipio che da tempo fa notare quello che non va a Roma, e che, per ora, sull’eventuale candidatura parla al plurale (“ci stiamo pensando”) perché, dice al Foglio, si sente “parte di una squadra di assessori e consiglieri”.
Ma parlare al plurale non significa non avere già un piano. E Lozzi, con un passato da assistente giudiziario al Tribunale di Roma e una storia da attivista grillina d’antan, a partire dal 2010, eletta poi consigliere nel 2013 e arrivata al vertice del VII Municipio nel 2016, oggi parla di “visione e proposte”, più che di piano, e di necessità di “sedersi attorno a un tavolo, individuare le persone idonee e tirare fuori intanto le idee”. La sua visione per Roma parte da quella che è anche la critica all’amministrazione attuale, a cui riconosce però “l’impegno sul bilancio e sulla mobilità”: “Ma è mancata, in questi quattro anni, e da lì bisogna ripartire, un’azione decisa in tema di decentramento e riorganizzazione per evitare l’accavallarsi di competenze tra municipi e dipartimenti”. Per esempio sul verde pubblico e sulla grande viabilità. E Lozzi racconta, per illustrare il parossismo della sovrapposizione di competenze, di quando si dovette discutere – “venti giorni di follia” – di una buca che si trovava malauguratamente ed esattamente al confine tra zona di competenza del municipio e la zona di competenza del dipartimento. Per non dire della questione decoro e servizio giardini. C’è poi il grande tema: Roma Capitale, neppure quello affrontabile, dice Lozzi, senza la famosa “visione”. E se Raggi decidesse di non abbandonare il campo, mettendosi magari alla testa di una lista civica? “Se ci fossero altre proposte oltre alla nostra, e se noi non ci trovassimo d’accordo, beh, sarebbe una lotta alla Davide contro Golia, ma non ci sottrarremmo. Abbiamo qualcosa da dire, ed è ora che Roma sia governata da persone che le vogliono bene”.
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.