(foto LaPresse)

Raggi bifronte

Marianna Rizzini

L’attivismo del sindaco, tra ipotesi di ricandidatura a Roma e sogno di un ruolo nazionale

Roma. C’è il sondaggio, quello firmato Izi e pubblicato da Repubblica due giorni fa (con il 21,1 per cento di preferenze per la sindaca Virginia Raggi, e la previsione del rinnovo di fiducia da parte del 46 per cento di chi aveva votato per il Movimento nel 2016). C’è l’altro sondaggio, firmato da Tecné nel novembre del 2019, che parlava di dati diversi, con otto romani su dieci scontenti del sindaco. E c’è la realtà della città, non proprio in un periodo di splendore. Questo è lo scenario che fa da sfondo alle elezioni suppletive per la Camera, collegio di Roma centro, una competizione su cui non sembra che i Cinque stelle stiano puntando, e non soltanto perché quello è un collegio a tradizionale trazione di centrosinistra (nel M5s infatti dichiarano di puntare al dieci per cento) né perché la candidata Rossella Rendina, giovane attivista, non è uno dei volti più noti nel Movimento (anzi: è stata l’unica iscritta, tra quelli che si sono presentati per la candidatura, a essere in possesso di tutti i requisiti richiesti per candidarsi, motivo per cui neanche si è votato con le “parlamentarie” su Rousseau). Il punto è che le suppletive a Roma, anche nel centrodestra e nel centrosinistra, sono viste come trampolino di lancio per la battaglia che si profila all’orizzonte, quella per il Campidoglio, nel 2021. E la sensazione, sondaggio o non sondaggio, è che Raggi non sia per nulla remissiva e che abbia dimenticato i giorni in cui diceva “arrivare viva alla fine di questo mandato sarebbe un successo”, come a fine 2017, quando ancora, tra l’altro, la regola dei due mandati sembrava tavola della legge nei Cinque stelle (non così oggi, e non è un caso che il capogruppo m5s in Campidoglio Giuliano Pacetti, dopo il flop del Movimento in Emilia-Romagna, abbia insistito sul concetto “si riparta dagli esempi virtuosi a Roma e a Torino”).

 

Esempio virtuoso ci si sente, Raggi? E a quale livello? A parte il possibile sbocco delle ambizioni di ricandidatura in una lista civica, infatti, il sindaco sembra aver preso sul serio l’idea che serpeggia ai vertici del Movimento: ritagliare un ruolo nazionale per Chiara Appendino, ma volendo anche per lei. Che infatti nelle ultime settimane si è fatta vedere e sentire: ha partecipato a un convegno sullo “Spazzacorrotti” in Senato, con Antonio Di Pietro e il ministro Alfonso Bonafede, e non perde occasione per rispondere a Matteo Salvini o anticiparne le uscite, specie in tema di legalità. Raggi cerca di farsi percepire, insomma, come una Cinque stelle d’antan che, in linea con i Cinque stelle anti Lega, cerca in tutti i modi di farsi vedere lontana dall’ex ministro dell’Interno, senza però tralasciare il tema sicurezza, quello su cui a Roma la Lega punta (e Raggi si è fatta vedere molto nelle periferie). Dove vuole arrivare non è certo, ma la sua campagna bifronte è cominciata.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.