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L’incanto della Nuit Blanche al teatro dell’Opera, tra la bellezza di Abbagnato e Dior

I meravigliosi costumi immaginati dal direttore creativo Maria Grazia Chiuri apprezzatissimi dal pubblico romano

4 Aprile 2019 alle 12:17

L’incanto della Nuit Blanche al teatro dell’Opera, tra la bellezza di Abbagnato e Dior

Maria Grazia Chiuri Al Teatro dell'Opera di Roma (foto LaPresse)

E’ una grande soddisfazione, di certo per il sovrintendente Carlo Fuortes, senza dubbio per il direttore creativo di Dior Couture, Maria Grazia Chiuri, che ha disegnato i costumi del balletto “Nuit blanche”, aver riempito per quattro sere e cinque repliche i 1.600 posti dell’Opera di Roma per lo spettacolo celebrativo dell’opera di Philip Glass. La sera della pre-apertura, su invito Dior, gli ospiti erano stati talmente filtrati e i no alle richieste così numerosi che la sala in cui rimbombavano gli elegantissimi applausi ci aveva un po’ preoccupati.

 

E invece no: i meravigliosi costumi immaginati da Chiuri nelle sfumature di un’aurora boreale, e arricchiti da duemila fra fiori e boccioli ricamati e applicati per Eleonora Abbagnato, Friedemann Vogel e i loro comprimari, hanno “incantato”, verbo assai di moda e un po’ abusato ma in questo caso appropriatissimo, il pubblico romano, di solito restio alle novità. Sulla perfezione estetica dei costumi delle parti femminili, realizzati dalla sartoria dell’Opera, cioè sotto la direzione di Anna Biagiotti, non avevamo dubbi ancora prima di averli visti in scena, che è momento fondamentale per formulare un giudizio obiettivo; quelli maschili, al tempo stesso asimmetrici e profondamente aggraziati, sono stati la vera novità.

 

Splendida anche la scala cromatica degli accademici di Ben Benson per la coreografia più interessante, ancorché non recentissima (è degli anni Ottanta), quella della partitura di “Glass pieces”. Dunque non diteci che Roma si esprime solo attraverso gli attuali occupanti del Campidoglio: per essere internazionale, deve solo dimenticarselo.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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