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A Roma c'è un ambulanti gate

Un’inchiesta della Procura sulle licenze lambisce il Comune e impone la fine dell’ambiguità al M5s

14 Febbraio 2019 alle 16:48

A Roma c'è un ambulanti gate

Roma. Un’inchiesta della Procura di Roma sugli illeciti legati ai permessi amministrativi concessi per le attività di commercio per ambulanti; sedici indagati, tra cui alcuni dirigenti del Comune e Dino e Mario Tredicine (esponenti di una delle più note famiglie di ambulanti); accuse di induzione indebita a dare o promettere utilità, falso ed estorsione; perquisizioni che hanno portato al sequestro di circa 250 mila euro, una parte dei quali nascosti all’interno di un pianoforte, nella cappa della cucina e nella sella di una cyclette. Non è un film, è un’indagine che riporta al problema irrisolto delle licenze, di cui solitamente si parla a Natale, a proposito delle bancarelle di piazza Navona, o d’estate, quando, attorno al “decoro”, si alzano le lamentele per i troppi camion bar. E ieri, in pieno deflagrare del caso giudiziario, il sindaco a cinque stelle Virginia Raggi è intervenuta immediatamente per complimentarsi con Polizia, Guardia di Finanza e Procura e per annunciare provvedimenti: “Chi ha sbagliato pagherà: sospensione per i dipendenti infedeli”, tanto più che sono giorni che Raggi, in un sussulto di grandeur e forse anche per non arretrare sul terreno della sempre più forte competizione locale con la Lega, promette “occhi aperti” e azioni contro ogni forma di criminalità. Ed è chiaro che da un lato c’è l’indagine, dall’altra la necessità di riorganizzare le licenze degli ambulanti onesti. E però sul tema del commercio ambulante i Cinque stelle, finora, il pugno di ferro non l’avevano mai mostrato. Anzi.

 

Andando a ritroso, nel 2016 Luigi Di Maio era sceso addirittura in piazza con tanto di maglietta “No Bolkestein”, la direttiva europea che prevede una riassegnazione di tutte le concessioni di suolo pubblico attraverso gare di evidenza pubblica (allora Di Maio aveva promesso, nei primi cento giorni di eventuale governo, di cancellarla). E nel 2017 la contrarietà all’applicazione della Bolkestein era stata ribadita sul piano locale e su quello nazionale. Non solo: con una maratona notturna, nell’estate del 2017, il Comune aveva approvato un nuovo regolamento, detto dalle opposizioni “salva Tredicine” e criticato in parte, per motivi opposti, dagli stessi ambulanti. E anche se nel corso del 2018 Raggi aveva a un certo punto annunciato operazioni antibancarella per il decoro in alcune zone della città, a fine 2018 era arrivata la cosiddetta “sanatoria”: per effetto indiretto del maxi emendamento alla Legge di Bilancio, infatti, gli ambulanti restano fuori dall’applicazione della direttiva. I loro permessi non scadranno e non saranno messi a concorso. (E i posteggi a Roma, per ora, non verranno ridotti). L’inchiesta è un’altra cosa, sì, ma forse c’è l’occasione per imboccare una strada non ambigua.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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