Emergenza freddo, a Roma i barboni affrontano la notte al gelo (foto LaPresse)

Immigrazione, solidarietà e declino. “Ci vorrebbe una costituente cittadina”

Gianluca Roselli

Il Comune di Roma mette a disposizione 1.661 posti letto per i clochard. Ma il presidente della Comunità di Sant’Egidio critica l'ordinanza

Roma. Due giorni fa è morto l’ennesimo clochard, Nicolae Cucu. E’ l’undicesimo da novembre e il settimo di queste notti di gennaio. Il Comune mette a disposizione 1.661 posti letto, poi ci sono quelli delle associazioni e delle parrocchie. Diversi clochard in queste strutture non vogliono andare, per questo motivo il Campidoglio sta pensando a un’ordinanza per obbligarli a recarsi in un rifugio. Ne abbiamo parlato con il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, docente di Storia all’Università di Roma III.

 

Presidente Impagliazzo, l’ordinanza può funzionare?

“Non è il modo corretto di procedere. Non si può dare la colpa ai poveri se non vogliono farsi aiutare. Gli interventi per strada si fanno con gli assistenti sociali, che instaurano un rapporto continuativo con queste persone, creando un rapporto di fiducia che facilita l’aiuto. Ma di assistenti sociali ce ne sono sempre meno e stanno negli uffici.

 

Il Campidoglio è carente sul fronte della solidarietà?

“Ci sono cose positive e altre meno. Il Comune dovrebbe ascoltarci di più. Di buono c’è che il meccanismo di assegnazione delle case popolari si è rimesso in moto secondo criteri di bisogno e trasparenza”.

 

La sindaca Raggi voleva togliere le monetine della Fontana di Trevi alla Caritas.

“Voglio credere che da parte del Campidoglio vi sia stato un errore di comunicazione”.

 

Com’è possibile che ancora vi siano persone che muoiono per strada?

“Perché viviamo in una società dove le persone sono sempre più povere e sole. Il 30 per cento delle famiglie romane sono composte da una persona sola. Da parte delle istituzioni manca una vera rete di solidarietà che permetta di avere una mappa del fenomeno”.

 

Quanti sono i senza tetto a Roma?

“Circa quattromila persone”.

 

Molti non vogliono farsi assistere.

“Ripeto, occorre un rapporto di fiducia tra il senza tetto e chi assiste. Non esistono persone che non vogliono farsi aiutare. E’ come quando dei rom si dice: vogliono stare nei campi. Falso. Il problema è che molti di loro non sanno come procedere per fare richiesta di un alloggio popolare. Chi di loro ha ottenuto un’abitazione, ci vive tranquillamente. Noi proponemmo un’agenzia dell’abitare: non è possibile che vi siano persone senza casa e migliaia di alloggi sfitti”.

 

E gli immigrati?

“A chi dice ‘prima gli italiani’ voglio ricordare che a fianco degli italiani ci sono tanti ‘stranieri’ che ogni giorno ci aiutano, in casa, con i nostri anziani, i nostri figli… Quando vedo i migranti tenuti per giorni sui barconi nel Mediterraneo, mi vergogno”.

 

Roma sta vivendo un periodo buio: immondizia, buche, mezzi pubblici in fiamme.

“Occorre che i cittadini ritrovino un po’ di orgoglio, più le cose vanno male e più ci si sente deresponsabilizzati a non fare la propria parte. Poi bisogna fare rete. Le istituzioni, gli imprenditori, le associazioni, quel che resta dei partiti. Sarebbe bello realizzare una costituente della città, dove ognuno metta in moto le proprie energie. Poi, chiaramente, far funzionare i mezzi e tappare le buche spetta al Comune”.

 

Roma è ancora una città solidale?

“A vedere il numero di cittadini impegnato nel volontariato, assolutamente sì. E questo è un buon punto di partenza”.

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