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“Il declino è colpa dei romani”. Intervista dolente al sarto Battistoni

"Roma ha bisogno di grandi eventi e turismo di qualità. Serve uno scatto d'orgoglio dai cittadini"

9 Dicembre 2018 alle 06:00

“Il declino è colpa dei romani”. Intervista dolente al sarto Battistoni

La manifestazione "Roma dice Basta" del 27 ottobre contro Virginia Raggi (Foto Imagoeconomica)

Roma. “Let me buy you a jacket… When we get to Rome there’s a great place: Battistoni!”. Non c’era bisogno delle parole che Jude Law, nel film “Il talento di Mr Ripley”, rivolge a Matt Damon per consacrare nel mondo la famiglia Battistoni. Gli abiti sartoriali di Gianni Battistoni sono stati indossati da innumerevoli star: Marlon Brando, Richard Gere, Lauren Bacall, Mastroianni, Vittorio De Sica. Aperto nel 1946 da papà Guglielmo, l’atelier ha visto sfilare tutto il bel mondo di passaggio nella Capitale. Ma oggi lo sguardo che Gianni Battistoni posa sulla città è malinconico.

 

Battistoni, il momento della città è difficile.

 

“Sgombriamo subito il campo da un equivoco: il declino di Roma è colpa dei romani. Che poi si riflette su tutto: su chi amministra la città, sul management delle municipalizzate, sulla vita economica, culturale, sociale”.

 

Perché è colpa dei romani?

 

“Perché non amano Roma. Il famoso orgoglio romano è una bufala. Basti guardare come sono ridotte le sponde del Tevere: uno stato di totale degrado quando potrebbe essere un punto di forza. Sembra che i romani ignorino che in mezzo alla città scorra un fiume”.

I romani forse ci mettono del loro, ma poi conta anche come una città viene amministrata…

 

“Sì, ma gli amministratori, tranne qualche esterno, non vengono da Marte, sono romani anche loro. E comunque, se vogliamo buttarla in politica, posso dire che i romani hanno sbagliato a votare per tre volte di fila: con Alemanno, Marino e Raggi. L’ultimo sindaco ad aver avuto un’idea prospettica della città è stato Francesco Rutelli”.

 

Roma è ancora una città elegante?

 

“L’altra mattina passavo davanti a Rosati e seduto ai tavolini il pittore Luigi Ontani sorseggiava un caffè. Un raggio di pura eleganza che poi si perde in mezzo alla maleducazione e la sporcizia. A Roma non c’è più vita notturna, mentre nelle grandi capitali la sera la gente esce e ha l’imbarazzo della scelta. Le pare possibile?”.

 

Lei da molti anni è presidente dell’associazione Via Condotti…

 

“Il centro di Roma si è svuotato. Oggi ci sono solo turisti di basso livello. Il turismo low cost, incentivato dai bed and breakfast e dai gruppi organizzati, è uno dei fattori dell’abbassamento del livello qualitativo della città. Roma ormai si vende in saldo”.

 

I numeri del turismo, però, aumentano.

 

“Sì, ma è un inganno: occorrono meno turisti, ma di qualità. Inoltre i tempi di permanenza dei turisti diminuisce: c’è un turismo mordi e fuggi che serve a poco”.

 

Cosa servirebbe per risollevare la città?

 

Roma ha bisogno di grandi eventi, manifestazioni culturali ed economiche. Abbiamo due fiere: una è chiusa e l’altra è una cattedrale nel deserto. Le Olimpiadi avrebbero potuto diventare il nostro rinascimento. Il simbolo di questa decadenza è l’abbandono dello stadio Flaminio da parte di Campidoglio e Coni. Una vergogna. E poi ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio dei suoi abitanti: basta con lo spleen di rassegnazione. Bisogna mettere in moto un circolo virtuoso”.

 

A proposito di eleganza: le è piaciuto il vestito di Virginia Raggi alla prima dell’opera?

 

“Sinceramente a me sembrava una tenda. È la prima volta che i commercianti del centro non hanno un dialogo costante e continuo col Campidoglio. E questo mi dispiace”.

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Commenti all'articolo

  • miozzif

    09 Dicembre 2018 - 16:04

    Ieri sera ero al Corso e stavo per sbucare a piazza Venezia quando mi sono ritrovato in una folla fitta fitta. Che mai succedeva? I salviniani erano affluiti sotto il balcone a urlare "Truce, Truce!" ? No, più semplicemente la sindachessa inaugurava un albero di Natale (pagato e addobbato da Netflix peraltro). C'era il fondatore della setta cinquestellata, il coro di bimbi, la banda e altre cose tipiche delle feste paesane. Con tutto il rispetto e anche un po' d'amore per le feste paesane, ma può l'alma città di Roma discutere da un anno dell'abetino storto del '17 e di quello più folto del '18? Questo l'unico evento della capitale? Milioni di persone in varie parti del pianeta hanno ammirato l'Attila verdiano allestito al teatro alla Scala per la sua inaugurazione e qui ci si balocca sull'accensione dell'albero. La sindachessa che si acconcia con la tenda dialoga addirittura con l'abete che le risponde per la voce di un attore. Penoso numero che avrebbe fatto pena anche a Starace.

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