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“Con i vescovi cinesi il Papa ha sbagliato”

E addentando un tramezzino, il monsignore sbottò. Di chi è la colpa? "Li cerchi in segreteria di stato"

30 Settembre 2018 alle 06:14

La Cina è vicina

Papa Francesco (foto LaPresse)

Col monsignore ci si ritrova al baretto. Fa caldo. Ci sono un po’ troppe mosche, ma dopotutto è l’inner circle di piazza San Pietro: impossibile aspettarsi di meglio. “Questa cosa della Cina è una vergogna!”, esordisce. “Hanno svenduto la chiesa, i martiri, un popolo intero ai comunisti”. Piano, piano, dico al monsignore mentre beve a piccoli sorsi la sua tisana allo zenzero e limone: si spieghi meglio. “Praticamente hanno tirato una riga su decenni di preti fatti sparire, vescovi messi in catene, fedeli che andando in chiesa alla messa non sapevano se sarebbero tornati a casa”. E di chi è la colpa? “Li cerchi in segreteria di stato, succursale di Villa Nazareth” (per chi non lo sapesse, Villa Nazareth è una sorta di tempio del progressismo ecclesiastico, ndr). “Sono loro che hanno spinto fino all’estremo pur di portare a casa qualcosa, una carta, un documento in cui si dicesse che sì, il governo cinese aveva aperto le porte. Ma non sanno con chi hanno a che fare, evidentemente”. Caro monsignore, dà la colpa al segretario di stato Parolin? “Parolin viene da quell’ambiente, dove il faro è la realpolitik. Adesso con i cinesi, prima con i comunisti in Europa, la Ostpolitik casaroliana. Non cambia niente. Solo che allora i margini erano più ampi, qui non sappiamo nulla dei cinesi”. Mi par di capire che la vede male la situazione, caro monsignore. Lui si guarda attorno, addenta il tramezzino tonno e olive, e sentenzia sicuro: “Ma è ovvio che finirà male, intanto perché ora altri regimi penseranno di poter adottare il modello cinese, e poi perché a Pechino rivendicheranno sempre la loro indipendenza da Roma. Dia tempo al tempo”.

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