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Il Campidoglio scopre un asse anti Salvini che imbarazza Raggi

Bergamo, Baldassarre e Marzano. La costola sinistra

5 Agosto 2018 alle 06:24

Il Campidoglio scopre un asse anti Salvini che imbarazza Raggi

Il Campidoglio, a Roma (foto LaPresse)

Roma. Una giunta, varie facce della luna e il corpaccione di una sinistra (informale) capitolina – diversamente grillina? – che prende forma sottotraccia. Nella Roma in cui il sindaco Virginia Raggi, infatti, dopo un colloquio con il vicepremier Luigi Di Maio (il 10 luglio scorso), posta su Facebook un video muto in cui i due si scambiano convenevoli per poi annunciare la prossima istituzione di una “cabina di regia” – e nella Roma in cui lo stesso sindaco fa capire di aspettare Matteo Salvini nel senso di aspettarsi aiuto su vari fronti (primo dei quali i campi rom, sgombero compreso, fino ad arrivare all’aumento del numero di vigili urbani) – c’è un fronte non codificato che non concorda con la linea principale a Cinque stelle. Succede per esempio che Flavia Marzano, assessore alla Roma Semplice con delega alle Pari opportunità, scriva nottetempo su Facebook, come ha raccontato il Messaggero, la frase non sibillina: “Le mie dimissioni sono pronte, basta mettere la data”. Motivo: il Campidoglio ha annunciato la revoca della convenzione con la Casa Internazionale delle donne, attorno alla quale si era sviluppata una polemica su affitti e debiti, da un lato, e una mobilitazione di cittadini noti e non noti dall’altra. E anche se Marzano, ieri, su Twitter, apparentemente trasecolava (“inizio la giornata con un sorriso… avrei ritirato dimissioni che non ho mai dato”), la stessa Marzano non ha mai nascosto, sul tema, l’opinione difforme e il supporto al progetto della Casa in sé (con diffusione on-line del volantino digitale per le donazioni). Né il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo ha occultato la propria contrarietà di fronte al ministro dell’Interno Matteo Salvini che il 29 luglio, giorno di nascita di Benito Mussolini, ha twittato la frase “tanti nemici, tanto onore”.

 

Su Facebook, infatti, Bergamo, ha postato una lunga riflessione sull’uso delle parole: “…contano, pesano, hanno effetti e ricadute. Come e talvolta più dei fatti… la paura di un domani incerto domina la vita di tanti. Alimentare questa paura e nutrirsene per crescere nel potere è, purtroppo, un esercizio diffuso nel mondo… alla nostra Italia serve ricostruire le ragioni per stare insieme… e cambiare radicalmente la direzione di marcia… esacerbare le divaricazioni nella società non è affatto un contributo…”. (E però il sindaco ha subito gelato il vicesindaco al grido di “non è il momento di fare polemiche”). Non basta: da tempo, infatti, l’assessore ai Servizi Sociali Laura Baldassarre, ex dirigente Unicef, su rom, immigrazione e diritti ai disagiati si fa portatrice di una posizione ibrida: non con Salvini, non con gli assistenzialisti terzomondisti, tuttavia molto più a sinistra del sindaco (consapevole della possibile linea di frattura). Tre indizi di una “sinistra interna alla giunta” non fanno una prova o è già tutto provato?

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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