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Un no all’immobilismo per dire "quant’eri bella Roma"

Si rompe sul “non-fare” di Raggi il patto Comune-sindacati, si apre per l’opposizione una prateria

7 Giugno 2018 alle 13:56

Un no all’immobilismo per dire "quant’eri bella Roma"

foto di fotologic via Flickr

Roma. Una manifestazione (ieri) per dire “quant’eri bella Roma”, ma anche “no all’immobilismo” della giunta Raggi. Una manifestazione indetta dai sindacati (Cgil-Cisl-Uil) e convocata in Campidoglio in data simbolica: un anno fa, infatti, veniva firmato il protocollo “Fabbrica Roma” tra sindacati e Comune (parola d’ordine, allora: portare la città fuori dal degrado). Ma la multiforme emergenza romana (trasporti, rifiuti, buche, commercio, decoro) ha reso inesistente quella che sembrava un’imminente luna di miele con il sindaco. E ieri, in mezzo a dipendenti comunali, operatori Ama (i cumuli di monnezza incombono) e autisti Atac (l’azienda è in fase di concordato preventivo per evitare il default, con il referendum radicale sulla gestione all’orizzonte), sono comparse a manifestare anche associazioni come la Casa internazionale delle donne (a rischio sgombero) e i dipendenti delle partecipate (a rischio mobilità). Ma il punto era soprattutto il non-fare percepito. Non-fare della giunta, da quel 2016 in cui la sindaca-cittadina era stata trionfalmente eletta: “L’assessore al Bilancio, con cui dovevamo incontrarci, non si è mai visto; l’assessore all’Ambiente non ha una visione della città e non chiude il ciclo dei rifiuti”, ha detto il segretario della Cisl Lazio Paolo Terrinoni. “Deserto sociale, la sindaca non se la può cavare etichettando la manifestazione come politica, decidendo di non dare risposte a chi oggi grida in piazza che questa città è invivibile”, diceva il segretario della Cgil Lazio Michele Azzola. “Non vi imputiamo lo stato della città, ma di non aver fatto niente per risollevarla in questi anni”.

 

Ma se è vero che la manifestazione aveva “l’appoggio esterno” di Pd e Leu, è anche vero che l’opposizione, in generale, e non da oggi, avrebbe una prateria di argomenti – oltre al degrado che pure fornisce ogni giorni spunti da cartolina “in negativo” – su cui interrogare e tallonare la giunta, preparando magari il terreno per il dopo (anche a livello di candidature, per evitare di ridursi, come in altri casi, all’ultimo momento). Dai giorni del cosiddetto Tavolo per Roma Calenda-Raggi, sembra scomparso dal dibattito, per esempio, il tema della fuga delle industrie dalla capitale, per non dire delle grandi opere (vedi stadio della Roma) da inserire ormai nella lista delle grandi occasioni perse e della questione “appalti per la manutenzione cittadina”. Nel momento in cui si rompe il patto sindaco-sindacati – un patto che prevedeva incontri settimanali per affrontare “i nodi irrisolti”, tra cui, si diceva un anno fa al momento della firma di Fabbrica Roma, l’urgenza di “dotare la città di infrastrutture materiali e immateriali” e di studiare “incentivi fiscali e tariffari per le aziende” – la campana per l’opposizione non può suonare soltanto per un giorno.

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