Leonori spiega perché a Roma la lotta alla corruzione è una fake news

Il consigliere regionale del Pd ed ex assessore della Giunta Marino parla della battaglia senza quartiere annunciata dal dipartimento del Commercio della Capitale

20 Maggio 2018 alle 06:20

Leonori spiega perché a Roma la lotta alla corruzione è una fake news

Marta Leonori (foto LaPresse)

Roma. “Quando ero assessore il piano anti corruzione colorava i dipartimenti per rischio, verde, giallo arancione e rosso. Il dipartimento Commercio era tutto rosso. Rilascia concessioni, autorizzazioni e questo implica che ci sia un alto rischio, anche perché la normativa è interpretabile e manca la digitalizzazione”. Marta Leonori, consigliere regionale del Pd ed ex assessore al Turismo e al Commercio della giunta Marino, spiega perché mai come oggi il dipartimento del Commercio di Roma dovrebbe portare avanti un'unica grande battaglia innovativa: la lotta senza quartiere contro la corruzione. “Noi – spiega – avevamo avviato dei progetti di digitalizzazione sulle autorizzazioni, in particolare sulle occupazioni di suolo pubblico per i tavolini. La digitalizzazione è uno dei cardini della lotta alla corruzione perché l'atto di carta si nasconde, scompare. Digitalizzare significa tracciare. Purtroppo in comune questa pratica si è interrotta”.

  

E quali sono oggi gli atti a maggior rischio corruzione?

“Le procedure per aprire un'attività quando serve il parere degli uffici tecnici e i contesti in cui non è chiaro che cosa deve essere controllato. Per questo avevamo fatto un prontuario con tutte le norme da rispettare”.

 

La Polizia Municipale svolge bene i controlli?

“A volte le accuse alla Municipale sono pretestuose. Ultimamente è venuto fuori che un ambulante che per anni ha dichiarato di essere ricattato era in realtà lui il ricattatore”.

 

Le regole oggi riescono a fermare le mele marce che segnalano ai commercianti i controlli?

“Recentemente c’è stata un’indagine su un funzionario del I municipio che anticipava i controlli. Quello che bisogna fare è ridurre la discrezionalità, ma anche avere un corpo specializzato, abolito da Alemanno. Servono regole chiare e sanzioni meno blande. Sulla chiarezza avevamo pensato a mettere le borchie per terra per localizzare la superficie autorizzata. Si risparmierebbe anche la scena da terzo mondo della Municipale con il metro”.

 

Il nuovo regolamento del commercio nel centro storico aumenta la discrezionalità e dunque i profili di rischio?

“No, li lascia inalterati. Il problema semmai è che è assolutamente inutile. Le limitazioni sono fatte per tipologia di attività, invece il discrimine dovrebbe essere la qualità”.

 

Spesso si parla di finte librerie e gallerie d’arte che nascondono attività di somministrazione.

“E’ una cosa che ha un fondo di verità. Però attenzione: se sono vere librerie o gallerie che hanno una parte, rigidamente separata, dedicata alla somministrazione, non è un problema”.

  

E allora perché, in particolare nel I municipio, ci sono quelle camuffate?

“Beh io ho visto un blitz della polizia Locale fatto alle 11 di mattina…”.

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