“Tra noi c’è chi vuol consumare una vendetta contro Orfini”

Giulia Tempesta, consigliera comunale molto vicina al presidente del Pd: "I mali di Roma non vengono dal commissariamento"

5 Maggio 2018 alle 06:04

“Tra noi c’è chi vuol consumare una vendetta contro Orfini”

Una conferenza stampa del gruppo Pd capitolino (foto LaPresse)

Roma. “Purtroppo c’è ancora chi ce l’ha con Matteo Orfini perché pensa che i mali del partito vengano dal commissariamento. Io penso esattamente il contrario”, ci dice Giulia Tempesta, consigliera comunale molto vicina al presidente del Pd, ex commissario a Roma, l’uomo che a torto o a ragione è ancora oggi l’oggetto delle polemiche di Ignazio Marino e dei suoi sostenitori.

 

E il fatto è che ai gazebo di sabato scorso, dove sono stati scelti i candidati presidenti per il III e l’VIII municipio, hanno vinto rispettivamente il candidato autonomo ed ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo, e il giovane civico Amedeo Ciaccheri. A farne le spese sono stati i candidati voluti dai direttivi dei Pd municipali. All’interno del partito si è consumata una vera frattura. Alcuni hanno addirittura esultato: “E’ la sconfitta di Orfini!”. Mentre lui, interpellato dal Foglio, sull’esito di queste primarie ha risponde così: “Non mi occupo di Roma da quando ho smesso di fare il commissario”.

 

Intanto però, cara Giulia Tempesta, il Pd ha perso le primarie.

“Eh sì, abbiamo perso in entrambi i municipi, anche se le situazioni erano molto differenti. In ottavo il Pd si è presentato con un candidato unitario che, ahimè, non ce l’ha fatta, nonostante si trattasse del vicesegretario del partito regionale. Nel terzo, invece, è successa una cosa diversa: dopo che il direttivo municipale aveva scelto un candidato, una parte del partito ha trovato un’altra persona fuori, esterna al partito, e ha deciso di sostenerla. Legittimo, ma io non avrei mai agito così”.

 

Perché una parte del Pd non si è sentita rappresentata da un candidato espresso dal direttivo del municipio e ha preferito un candidato esterno?

“Bisognerebbe chiederlo a loro. Purtroppo c’è una forte dicotomia tra maggioranza e minoranza all’interno del Pd. In questo momento in questo partito è concesso anche troppo, basta vedere che cosa sta succedendo a livello nazionale: a Renzi vorrebbero togliere il diritto di parola. In ogni caso, io avrei agito in maniera diversa: avrei portato la candidatura di Caudo all’interno del direttivo municipale, evitando uno scontro così netto e duro all’esterno. Invece, paradossalmente, dobbiamo essere contenti che Caudo e i suoi sostenitori abbiano accettato di fare le primarie, snobbate in un primo momento, sennò rischiavamo di trovarci con due candidati alle elezioni, quelle vere contro destra e M5s. Sinceramente non sono stati giorni edificanti per l’unità del partito”.

 

Marino dice che ha perso il partito dei “capibastone”. Che ne pensa?

“Quando vinse lui le primarie del partito non chiamava in questo modo il Pd”.

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