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Atac al capolinea silenzioso

L'azienda è in panne. Che fare? Dossier di Walter Tocci e sollecito dei Radicali sul referendum

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

21 Aprile 2018 alle 06:26

Un referendum per privatizzare l’Atac

Foto LaPresse/Vincenzo Livieri

Roma. Dici Atac e a Roma è come agitare l’aglio davanti al vampiro: gente che distoglie lo sguardo, alza gli occhi al cielo, sbuffa, dice “l’autobus non si può prendere”, elenca disavventure con contorno di sciopero. Sugli autobus a Roma c’è tutta una letteratura e un’aneddotica (a partire da Cesare Zavattini con il suo “prendete l’autobus” detto a suo tempo ai giovani sceneggiatori), ma il problema resta: che fare di Atac, l’azienda cui è giunto l’ultimatum dal Ministero dei Trasporti, con sollecito a trovare entro 60 giorni i dieci milioni di euro di copertura a garanzia della stabilità finanziaria. E mentre l’allarme di una sospensione imminente del servizio si diffondeva sui social network, la giunta Raggi smentiva e rassicurava: “Si tratta di una procedura amministrativa, risolveremo il prima possibile”. E però si torna al punto di partenza: che fare con Atac? Un anno fa i Radicali hanno lanciato due quesiti per un referendum sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico. Il referendum è stato indetto per il 3 giugno, ma, dice il deputato di + Europa e segretario di Radicali italiani Riccardo Magi, “si ha l’impressione che il sindaco si comporti più da esponente del comitato per il No che da primo cittadino tenuto a informare. Quanti romani sanno che il 3 giugno si vota su Atac? Il referendum, tra l’altro, che cade a una settimana dalle elezioni suppletive per due municipi, potrebbe essere spostato all’autunno. Abbiamo chiesto al sindaco di chiarire urgentemente che cosa voglia fare, ma non si sa ancora nulla”.

 

Intanto il tema è stato sollevato anche da Walter Tocci, ex senatore Pd ed ex vicesindaco di Walter Veltroni. Sul suo blog, Tocci ha pubblicato un dossier su Atac con l’intenzione, scrive, “di approfondire le cause e i possibili rimedi di una crisi che dura da troppo tempo” ed è “il principale problema del governo di Roma”. “Occorre una soluzione di sistema”, dice: “Nel tempo, uscendo dall’emergenza con una strategia di medio termine”, e nei contenuti, “curando i mali aziendali nel contesto della politica integrata della mobilità”. Per Tocci, posto che l’avvio della procedura fallimentare “ha già mostrato quali siano i gravi rischi per i lavoratori e per i cittadini”, ci sono alcuni punti su cui iniziare a riflettere: “L’inefficienza della gestione che crea debito e produce un livello insufficiente di trasporto”, il fatto che la rete degli autobus sia molto estesa ma poco efficace, e “l’occasione del referendum”.

 

Occasione per aprire un dibattito “senza contrapposizioni ideologiche tra pubblico e privato”. La linea Tocci è “no alla privatizzazione selvaggia”, sì “a una liberalizzazione che migliori l’efficienza mediante le gare europee e mantenga saldamente in mano pubblica il servizio”. La linea dei romani qual è? Dice Magi: “Ci piacerebbe saperlo, ma prima dovrebbero sapere che si vota”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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