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Pirozzi si deve ritirare dalle regionali, dice Polverini

“Un uomo che si dice di destra avrebbe dovuto mettere davanti l’interesse generale a quello personale. Ma non c’è stato verso”

1 Febbraio 2018 alle 13:01

Pirozzi si deve ritirare dalle regionali, dice Polverini

LaPresse/Andrea Panegrossi

Roma. Renata Polverini, ex segretario Ugl, poi presidente della Regione Lazio e deputato uscente di Forza Italia, è candidata all’uninominale nel collegio di Roma-Collatina e al proporzionale a Viterbo.

  

Quindi onorevole Polverini, dopo di lei, il Lazio potrebbe avere un altro governatore di destra.

“A chi si riferisce, scusi?”.

  

A Sergio Pirozzi, ovviamente, il candidato governatore della lista civica dello “scarpone”.

“Ah, quindi oggi è il giorno in cui si dice ‘di destra’. Perché Pirozzi è un uomo che si definisce di ‘destra’ o di ‘centrodestra’ a seconda dei momenti. Prima ha detto di essere un dirigente di Fdi, poi, quando pensava che potesse essere premiato un profilo civico, ha negato di esserlo”.

  

Voi del centrodestra, in effetti, avete scelto un civico, Stefano Parisi.

“Oggi abbiamo un candidato autorevole, serio e condiviso che può vincere, anche se Pirozzi sta giocando a rompere, senza una logica. Sa cosa si rischia così? Che lui resti a fare il sindaco di Amatrice e noi di trovarci Zingaretti riconfermato o, peggio, Roberta Lombardi, che secondo i sondaggi è in rimonta, alla guida della regione”.

  

E’ solo una questione di ambizione personale, secondo lei?

“Guardi che l’ambizione non è solo un concetto negativo, io mica mi scandalizzo. Infatti si è provato a trovargli un ruolo che fosse all’altezza delle sue aspettative, ad agevolare un percorso diverso. Un uomo che si dice di destra avrebbe dovuto mettere davanti l’interesse generale a quello personale. Ma non c’è stato verso”.

   

Pirozzi sta dando un oggettivo aiuto al M5s?

“Mi pare fuori discussione, dal momento che prova a pescare tra l’elettorato del centrodestra. E non si capisce cosa vuol fare di quei voti che chiede”.

  

E’ verosimile, secondo lei, che dopo il voto Pirozzi possa collaborare con la Lombardi, magari come assessore?

“Sarebbe veramente curioso, dal momento che la Lombardi, che io ho avuto modo di conoscere e seguire anche nel suo lavoro alla Camera, è sempre stata tra le ‘dure e pure’. Non mi pare per niente collaborativa con chi non la pensa esattamente come lei”.

  

Magari, alla fine, Pirozzi e Lombardi potrebbero pensarla allo stesso modo, non crede?

“Può sempre essere tutto. Ma sarebbe davvero curioso, dal momento che la Lombardi dice sempre il peggio possibile della giunta regionale di qualche anno fa presieduta da Francesco Storace e che il più grande sostenitore di Pirozzi mi sembra proprio Francesco Storace”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    01 Febbraio 2018 - 14:02

    Pirozzi “fino a che punto abuserà della pazienza nostra”. Fino a che punto arriverà la sfrontatezza del personaggio fuori di senno ubriacato da una notorietà di sofferenze e lutti? Pirozzi torni nel ruolo che le compete e lavori dove il dolore lo colse e non creda che tutto sia finito perché il tutto deve ancora cominciare in quella sua terra di dolore e burocrazia fuori logica e tempo. Roma non capirebbe la sua transumanza e lo lascerebbe a gridare ai sordi sulla piazza michelangiolesca con la faccia sorniona di Marco Aurelio a cavallo. Lasci al buon Parisi la scena e rimandi tra cinque anni dopo la ricostruzione di Amatrice e dopo l’essere stato misericordioso verso un partito, il suo, che le chiede di attendere. Lei non è e non sarà mai la Polverini delle feste imperiali, di Trimalcione, degli stipend oltre la misura della decenza. Lei se vorrà sarà, ma se vuole essere a tutti costi, credendo che la sua piazza sia la regione andrà a sbattere e con lei tutto il cucuzzaro. Ci rifletta

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