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Paolo Liguori dice No: “Non mi candido in regione”

“Tra me e Berlusconi è bastato uno sguardo per capirci: vi pare che io possa fare una cosa simile, candidarmi alla Regione?”, ci dice il direttore di Tgcom24. “Pirozzi? Ci hanno giocato tutti”

7 Dicembre 2017 alle 17:37

Paolo Liguori dice No: “Non mi candido in regione”

Foto LaPresse

Roma. “Quella di Sergio Pirozzi è materia indigesta per il centrodestra”, dice il direttore di Tgcom24 Paolo Liguori. C’hanno giocato, con Pirozzi – c’ha giocato Matteo Salvini e c’ha giocato Giorgia Meloni – ma poi si sono resi conto che, giocando giocando, lui si era messo davvero in testa di candidarsi alla regione Lazio. E a quel punto Meloni l’ha abbandonato, e Salvini, che prima l’aveva sposato, adesso nicchia. Certo ora il centrodestra deve trovare un candidato unitario. Io vedrei bene proprio Giorgia Meloni, che però ha altri progetti”. Ma c’è anche chi vedeva bene addirittura lui, Liguori, come candidato presidente alla Regione. “Tra me e Silvio Berlusconi è bastato uno sguardo per capirci: vi pare che io possa fare una cosa simile, candidarmi alla Regione?”.

 

Ma resta insoluto, al momento, il caso Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, simbolo della ricostruzione post-terremoto e della società civile operosa, nonché autocandidato autonomo in quota Lega con lo “Scarpone” (simbolo della sua lista, elemento chiave del suo libro) che ora molti vorrebbero far “scandidare”.

 

Altero Matteoli, l’uomo a cui Silvio Berlusconi ha affidato l’operazione “trovare il nome unico per le regionali”, ieri su questo giornale parlava di “effetto ritorno del Cavaliere”.

 

Riappare Berlusconi e le necessità di ieri non sono quelle di oggi, candidati compresi (Pirozzi “è già superato, anche dalla Lega. Se si candida, si candida da solo. E’ il sindaco di Amatrice, mica di Parigi”, diceva Matteoli). Ma Francesco Storace, ex An ed ex presidente della regione Lazio, ora in avvicinamento a Matteo Salvini, fa capire altro: “Stanno facendo il gioco dei nervi, su Pirozzi. Berlusconi e Matteoli possono dire quello che gli pare, ma Pirozzi si candida. Punto”.

 

Dice invece Francesco Lollobrigida, responsabile organizzativo di An: “Le fughe in avanti non sempre portano i risultati sperati. La prossima settimana ci sarà il primo tavolo di confronto nel centrodestra per le regionali e se ne parlerà: nulla può essere dato per scontato, bisogna scegliere il candidato migliore”. E par di capire che la candidatura Pirozzi fluttui nel limbo dei problemi che, per essere eliminati, dovranno essere “compensati”: che cosa offrire a Pirozzi per ottenere, ove possibile, l’eventuale passo indietro? Ma c’è chi, tra la Lega e gli ambienti ex An, dice che non è ancora chiaro quello che sta accadendo, che “i giochi sono aperti”, e che, in assenza di una candidatura unica del centrodestra, “se Pirozzi punta i piedi si può fare poco”. Fatto sta che la pace tra Forza Italia e Lega a livello nazionale sta già creando discrasie locali.

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