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Pane quotidiano in Vaticano

Tutti in crisi i ristoranti che ospitavano i porporati. “Mangiano a casa. Hanno paura dei giornalisti”

26 Novembre 2017 alle 06:16

Pane quotidiano in Vaticano

Foto LaPresse

Ride di gusto il cardinale in maglione mentre pranza all’Osteria Nuvolari, perla non ancora scoperta dai turisti in via degli Ombrellari, a due passi dalla Segreteria di stato. Ride perché constata d’essere l’unico porporato lì dentro. “Una volta qua eravamo in tanti, qualcuno perfino in talare con croce pettorale bene in vista. Adesso non si fanno più vedere. Né qui, né al Papalino né al Pozzetto”. E perché?, domando ignaro del mutamento delle abitudini prandiali delle eminenze e delle eccellenze. “Hanno paura! Pa-u-ra! Capito?”. E giù a ridere. Di cosa avrebbero paura?, domando ancora. “Di tutto, del Papa, dei giornalisti, dei curiosi, di quelli che ti ascoltano e poi magari fanno libri in cui scrivono quel che dici tra un carciofo alla giudia e una Cacio e pepe. Le povere suore delle residenze private sono tornate a fare le cuoche a tempo pieno, cene e pranzi si fanno a casa, lontano da occhi indiscreti. Guarda cos’è toccato al povero Burke, lui non andava neanche al ristorante”. Prego? “Due anni fa, mentre c’era la campagna sui metri quadrati delle residenze cardinalizie, fu atteso sottocasa da una troupe delle Iene. Lui rifiutò l’intervista in modo cortese e quelli lo inseguirono con telecamere e microfoni per centinaia di metri. Raymond (Leo Burke, già prefetto della Segnatura apostolica e oggi Patrono dell’Ordine di Malta, ndr) era uscito solo per andare a comprare una cartuccia per la sua stilografica, uno dei pochi che ancora compra le cartucce in negozio. Da quel momento ha detto ‘mai più’”. E lei Eminenza, non ha paura? “Io? Magari venissero da me, ci faremmo due risate e stia tranquillo che non tornerebbero una seconda volta”.

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