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"Non andrò dal Cav. col cappello in mano. Mi segua lui", dice Pirozzi

Il candidato non molla. E rilancia. “Ho esperienza. Dalla mia parte c’è il popolo sovrano. Salvini? Nessun padrino”

23 Novembre 2017 alle 13:31

"Non andrò dal Cav. col cappello in mano. Mi segua lui", dice Pirozzi

Foto LaPresse

“Faccio per la prima volta una valutazione politica: il voto di Ostia dovrebbe far capire al centrodestra che in regione serve una candidatura civica. Questa è la mia valutazione, se vogliono capire, ben venga”. La “prima analisi politica” di Sergio Pirozzi, candidato – per ora da civico indipendente – alla guida della regione Lazio è piuttosto lontana da quella fatta da Forza Italia, che sulla sconfitta nel X Municipio, per voce del segretario romano Davide Bordoni, aveva detto: “Una candidatura più moderata avrebbe permesso di prendere più voti”.

 

Sindaco, Berlusconi non la vuole. Questo giornale ha sentito Maurizio Gasparri, Francesco Giro e il coordinatore di Forza Italia , Claudio Fazzone…

Una cosa straordinaria.

 

La critica comune per dirla con Fazzone è questa “Tu non puoi pensare che siccome hai fatto il sindaco di 2.500 abitanti, puoi improvvisarti governatore di regione”.

Non rispondo.

 

Dicono che lei non sarebbe sufficientemente titolato per…

Sisi, vabbè, ma non rispondo.

 

Il suo nome per la regione circolava da tempo. Si è detto addirittura che fosse Berlusconi a volerla. Poi è passata l’idea che su di lei abbiano messo il cappello Storace, Alemanno, ma soprattutto Salvini, e le cose sono cambiate.

Non voglio far litigare nessuno, il mio è un progetto civico. Mi sono candidato per risolvere situazioni assurde, come quella dell’Ospedale di Amatrice che non era stato considerato ospedale d’area particolarmente disagiata. Una serie di situazioni in cui mi sono scontrato con chi decide, persone bravissime, ma scollegate dai territori e dalle esigenze delle popolazioni. Sia dei comuni dimenticati, sia delle periferie. La spinta a candidarmi non è arrivata da nessuno, se non dai tanti amministratori senza tessere di partito che non devono rispondere a nessun capo bastone. Mi fa piacere vedere che, dopo la mia decisione, il governatore attuale ha fatto sapere che se verrà rieletto creerà un assessorato ai piccoli comuni.

 

Quindi?

Vado avanti. Sono amministratore locale da 22 anni: vicesindaco, consigliere provinciale, membro di diverse commissioni, presidente fino a tre mesi fa della comunità montana, presidente dei comuni dimenticati d’Italia. Insomma, c’è un bel percorso.

 

Sta dicendo: “qualcosa ho fatto”?

Ho fatto cose per passione sociale, pagate poco o nulla. Sono esperienze che mi hanno permesso di non essere travolto dal sisma: quando avevo ragione ho fatto sempre la voce grossa. Con chiunque. E tutto quello che ho detto, poi, è accaduto.

 

Ma per vincere le serve l’appoggio del centrodestra.

E infatti, se vengono io mica li caccio. A meno che non ci siano accordi per fare vincere altre persone, ma immagino non sia così.

 

Non c’è il rischio “effetto Marchini”? Alle comunali romane del 2016 il centrodestra, diviso, è rimasto fuori dal ballottaggio e ha fatto vincere Virginia Raggi.

C’è civico e civico: io sono uno che si è sporcato le gambe e le mani. L’“effetto Marchini”, comunque, non sono io a doverlo temere. Corro per governare bene, ma non è importante solo vincere. E’ importante farlo per rispettare il programma senza avere cambiali con nessuno. Sarei molto contento se tutti convergessero sulla mia candidatura, però non sarò io con il lanternino ad andare a chiedere ‘per favore, per favore’. Se poi il mondo del centrodestra pensa di avere candidati migliori...

 

Lei ha aspettato per presentare la sua candidatura. Attendeva che il centrodestrasi accordasse?

No,no,no. Io ho valutato perché questa è una scelta di vita: puoi essere oggetto di attacchi da tutte le parti e devi avere le spalle grosse. E’ stata una scelta ponderata, ma fatta con il sorriso. Poi alla fine c’è una cosa: il popolo è sovrano.

 

Immagino che però lei sia in attesa di capire che cosa faranno Berlusconi, Meloni e Salvini?

Io non sono in attesa di nessuno, anzi sto andando avanti come un treno. Sul mio nome non devono litigare, sono il più inclusivo possibile, sono un uomo di pace.

 

Recentemente ha sentito qualche esponente del centrodestra?

No. Solo prima di annunciare la mia candidatura ho per correttezza fatto una telefonata a Giorgia Meloni, Gianni Letta (perché di Berlusconi non ho il numero) e Matteo Salvini.

 

Fino al 2019 dovrebbe fare il sindaco di Amatrice, ma se verrà eletto presidente della Regione che cosa farà?

C’è incompatibilità, mi dimetterei. La mia vittoria però sarebbe una risposta straordinaria, perché oggi il subcommissario al sisma è il presidente della Regione. Penso che un po’ cambierebbe la musica. Magari la gara per le macerie era stata fatta prima.

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