Pasticciare con gli immigrati e i rom, Virginia Raggi può

Salvatore Merlo

Casaleggio ordina, la giunta di Roma esegue. Ecco la schizofrenia di una città governata da una società di comunicazione

Va e viene a Roma, Davide Casaleggio. La settimana scorsa era a cena al Ghetto, con l’assessora al Sociale Laura Baldassarre, che si occupa del cosiddetto piano rom. S’informa e detta modi e tempi alla giunta, Casaleggio. Perché è a Milano, nelle stanze della sua azienda, in via Gerolamo Morone, che è stato stabilito come dover procedere a Roma, da qui alle elezioni politiche. Le società di comunicazione, come la Casaleggio associati, studiano i big data, i flussi internettiani, i commenti dei social, tastano il polso agli umori e ai malumori della rete, conducono analisi di mercato e capiscono cosa piace (e soprattutto non piace) alla gente. E cosa odiano i romani? La criminalità rom. E da cosa sono infastiditi? Dalle masse d’immigrati che si mescolano al degrado urbano. Ed ecco allora i piani straordinari sui nomadi, ecco gli annunci, ecco gli hashtag, le lamentele della sindaca Virginia Raggi per i troppi stranieri in città. Ed è evidentemente, purtroppo, tutto uno spot, una furbizia, un intreccio di slogan che vellicano gli istinti di pancia dei romani, senza tuttavia offrire soluzioni. E’ la prova che, se la politica diventa solo comunicazione, la politica è morta. D’altra parte, come dimostriamo in questa pagina, la giunta a cinque stelle in realtà non sta facendo nulla. Roma è piena di immigrati sbandati? Così sembra perché i parchi pubblici, come le strade, sono sempre più assimilabili a una giungla o a una pattumiera. E ciascuno fa quello che gli pare. L’abbandono porta abbandono. Prendete Colle Oppio: è un posto meraviglioso, ma infrequentabile, invaso da senza tetto, ubriachi, molestatori (non a caso mesi fa fu il teatro di uno stupro). Eppure tutti i dati, tutti i censimenti, rivelano che la capitale ha meno profughi di città molto più piccole. E allora la percezione di un’invasione evidentemente deriva dall’incapacità amministrativa, è dovuta all’assenza di una politica del decoro, e del controllo del territorio (la polizia locale non riesce a presidiare nemmeno i monumenti). Poi c’è la questione Rom: la giunta ha annunciato la chiusura di due tra i più grandi campi della città. Va bene. Ma poi i rom dove li metti?

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.