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Tesi tra “ascolto” e “azione”, a Roma i Cinque stelle si interrogano (Municipio I) e litigano (VIII e II)

Il tema della democrazia diretta sembrava essere stato chiuso in un cassetto. Finché Grillo non è atterrato in Campidoglio, scatenando anche negli attivisti romani la domanda: ma quanto è indipendente il sindaco Raggi?

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

4 Marzo 2017 alle 05:45

Tesi tra “ascolto” e “azione”, a Roma i Cinque stelle si interrogano (Municipio I) e litigano (VIII e II)

Beppe Grillo arriva in Campidoglio per incontrare Raggi e i consiglieri M5s (foto LaPresse)

Che si governi in grande o in piccolo, o che si faccia opposizione in grande o in piccolo, il problema numero uno a Cinque stelle resta: come conciliare l’esigenza di “ascolto” dei cittadini, avendo preso voti in quanto “cittadini come tutti”, con quella di onorare il programma uscito dal web, totem per gli eletti in quanto “cittadini come tutti”. E se in Parlamento la questione è esplosa già nel 2013, a Roma, con il deflagrare del “caso Raggi”, il tema della democrazia diretta sembrava essere stato chiuso in un cassetto. Fino a che, per via dell’emergenza stadio, Beppe Grillo non è atterrato in Campidoglio, scatenando anche negli attivisti locali la domanda: ma quanto è indipendente il sindaco? E quanto può un sindaco emerso dalla cosiddetta “società civile” governare ascoltando i cittadini ma senza ingessare la sua azione al punto da restare immobile o, peggio, senza circondarsi di persone non in linea con i codici etici a Cinque Stelle?

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Ed ecco che il problema dell’ascolto intensivo, e a volte compulsivo, arriva non soltanto sul tavolo del sindaco, ma anche nei municipi, dove, a parte i rimpasti nelle giunte guidate dal M5s, si assiste a prese di coscienza di altro tipo. Come nel Municipio I, dove i cinque stelle sono all’opposizione, e dove tiene ora banco l’argomento “pedonalizzazione nel rione Monti”. Perché se il programma del M5s punta a pedonalizzare, è anche vero che tra i residenti di Monti, a Cinque Stelle e non, ci sono molti oppositori del progetto (critiche ricorrenti: “Parcheggi ridotti, viabilità stravolta”). Che fare? Il consigliere Enzo Siani (già operatore delle forze dell’ordine) in questi giorni cerca di “imporsi di ascoltare chi vive sul posto”, anche se “portatore di istanze diverse” (sono previsti vari incontri con commercianti e residenti).

 

E, in una tranquilla mattina di commissione municipale, la consigliera Raffaella Svizzeretto (già artigiana restauratrice), ascolta una signora preoccupata per il proliferare di bancarelle a Trastevere e conferma la linea del “sentire” prima e sempre il cittadino, essendo “un cittadino come tutti”. Fatto sta che altrove, per esempio nel municipio VIII (dove i Cinque Stelle governano), qualche settimana fa, sul tema “riqualifica degli ex Mercati Generali”, ci si è quasi scissi in nome dell’ascolto dal basso: colà si è infatti riproposta, in piccolo, la spaccatura visibile a livello comunale tra “lombardiani” (seguaci di Roberta Lombardi) ed eletti vicini al sindaco Raggi, con conseguenze potenzialmente disastrose: si è sfiorata la sfiducia al presidente Paolo Pace, accusato da alcuni di procedere troppo rapidamente sulla via dell’avvio-cantieri e dalla consigliera Cinzia Piacentini di avere “comportamenti da capo”. Nel secondo municipio, invece, dove il M5s è all’opposizione, si riportano “bisticci” sulle “modalità di gestione” dei meet-up.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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