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Tre pecette per Raggi

Chi sono (e cosa fanno a Roma) Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e Danilo Toninelli

13 Gennaio 2017 alle 18:04

raggi

Virginia Raggi (foto LaPresse)

In principio fu Virginia Raggi, sindaca a Cinque Stelle presentata come forza antropologicamente superiore di “società civile”. Erano giorni primaverili di campagna elettorale e Raggi, non ancora eletta ma già vincitrice di una sotterranea quanto truculenta lotta da “Idi di marzo” (film di e con George Clooney sulle primarie americane), si aggirava in blusa bianca, giacca nera e scarpe mezzo tacco – sua divisa – con l’aria di chi è “persona perbene&per tutti”, aspirante icona per il cittadino scontento ma non necessariamente indignato di brutto e alla grillina. Ma una volta ottenuta Roma in pegno, con la mondezza incombente anche in senso metaforico, non ci si poteva permettere, nel M5s, l’annacquamento stilistico-retorico (politico?) della sindaca “perbene&per tutti” che, a due settimane dall’elezione, non si sapeva già più quanto fosse in linea con l’ortodossia. Servivano due specchi per l’elettore impaziente, in non stabile luna di miele: ecco Paola Taverna e Roberta Lombardi, una senatrice, l’altra deputata, caterpillar del mini-direttorio e portatrici di una romanità sbraitante nel senso del “non te lo mando a dire” (Taverna anche via stornello).

Solo che poi è arrivata l’estate, e con l’estate, l’autunno e il primo inverno sono arrivati i guai: la giunta impossibile, il caso Muraro, le dimissioni di assessori e capi delle municipalizzate, l’addio di Lombardi e Taverna al mini-direttorio, il caso Marra, l’avviso di garanzia al sindaco che si profila. Tocca metterci “’na pecetta”, come si dice a Roma. E il duo Grillo-Casaleggio junior ce ne ha messe addirittura tre: tre pecette, tre simil-Luigi Di Maio (nel senso del Cinque Stelle che non deve mai sembrare troppo a Cinque Stelle, pur propagandando ovunque il breviario a Cinque Stelle). Tre pecette per rendere ancora presentabile agli occhi ciò che si deve nascondere al cuore nel periclitante castello capitolino. E oplà, sulla scena-Raggi arrivano tre non romani, parlamentari, nuovamente “perbene&per tutti”. Ecco Alfonso Bonafede, avvocato toscano che nel 2009 aveva sfidato Renzi nella corsa a sindaco di Firenze, ottenendo circa l’1,9 per cento (è l’avvocato informale degli M5s). Ecco Riccardo Fraccaro, trentino pasdaran della lotta contro gli affitti d’oro e contro la rielezione di Napolitano. Ed ecco, a un livello subliminale (c’è, ma non si deve vedere) Danilo Toninelli, primo della classe di M5s per i dibattiti sulla legge elettorale. Lo si vede su Ponte Garibaldi al mattino, con l’auricolare e gli inconfondibili occhiali vintage. E il gioco di ruolo ricomincia.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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