Chi è Pino, il capo Fiom dell’ex Bertone che ha detto sì a Marchionne

Non se lo sarebbe mai immaginato di finire la sua carriera alla Fiat. Men che meno con questo epilogo: dover dire di sì a un accordo che non condivide per poi dimettersi dalle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) della Fiom. Lui che iniziò la carriera da operaio e sindacalista proprio alla Bertone negli anni 70. “Ironia della sorte”, commenta Pino Viola dopo la firma dell’accordo col Lingotto.

6 Maggio 2011 alle 00:00

Non se lo sarebbe mai immaginato di finire la sua carriera alla Fiat. Men che meno con questo epilogo: dover dire di sì a un accordo che non condivide per poi dimettersi dalle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) della Fiom. Lui che iniziò la carriera da operaio e sindacalista proprio alla Bertone negli anni 70. “Ironia della sorte”, commenta Pino Viola dopo la firma dell’accordo col Lingotto. “Era il 1974, mi chiamò la Fiat, ma anche la Bertone. Scelsi quest’ultima”. “Puntai su Corso Allamano, era più vicino a casa mia e poi lì c’era l’orario normale, la giornata”. Niente turni e niente notti. “Altri tempi. Il lavoro te lo potevi scegliere”, ricorda al Foglio il sindacalista che arrivò a Torino nel 1973, a 17 anni, “i miei genitori rimasero giù a Cicerale” in provincia di Salerno. Nel ’77 inizia la carriera sindacale, nel 1978 l’incontro con Vittorio De Martino, uno dei dirigenti della Fiom torinese. Un rapporto che s’è cementato anche nella militanza politica. Si vedevano alla sezione 44 del Pci, Borgo San Paolo, quartiere operaio per eccellenza. “Alla Bertone – ricorda De Martino – c’era una forte tradizione comunista”.

Oggi Viola di anni ne ha 55 e ragiona sulla decisione più sofferta della vita: “Un passaggio delicato e triste”. Che ha provocato una frattura nella Fiom. “Ma quale frattura? – replica Viola – Il sì l’abbiamo dovuto dire. I lavoratori della Bertone non si meritavano di essere lasciati da soli. Coerenza e unità, questa è la nostra forza”. E aggiunge: “L’indicazione del sì è una decisione che abbiamo preso insieme, se poi Giorgio Cremaschi ci vuol sbattere fuori, faccia lui”.

Riservato e schivo, ma determinato, Viola è la memoria storica di quella che è stata una delle più prestigiose carrozzerie d’Italia. Da corso Allamano uscivano le auto per i rally, come la Lancia Stratos e le Abarth. “Nella seconda metà degli anni 70 si faceva anche una Maserati, ovviamente solo la carrozzeria”, ricorda.
Concreto, di poche parole, di lotte sindacali ne ha seguite parecchie in oltre 35 anni di lavoro, diventando il punto di riferimento, quasi il simbolo dell’ex Bertone. Occhi svegli da furetto, “Pino è la solidità”, dice l’amico di una vita Vittorio De Martino.

A Grugliasco, ricorda Viola, la crisi inizia a mordere negli anni 80 “ma si è sempre gestito tutto confrontandosi con l’azienda”. “C’era una tradizione sindacale in cui era previsto lo scontro, ma poi si trovava un equilibrio”. Nel 2009 subentra la Fiat. “Allora fu un sollievo”, racconta Viola. E adesso? “Quando si riprenderà a lavorare, qualcosa si potrà sempre migliorare da dentro la fabbrica”.

di Sabina Prestipino

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