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Orcel, un romano cosmopolita per il dopo Profumo. O no?

Quando Andrea Orcel, 46 anni, romano, per alcuni l’indiziato numero uno per la poltrona che fu di Alessandro Profumo, alza il telefono per parlare con Emilio Botín, leader del Banco di Santander, o con altri big di prima grandezza del mondo bancario, si limita a dire: “Ciao, sono io”. Non è necessaria una parola di più per colui che, per considerazione generale, è considerato uno degli investment banker più abili e fortunati del pianeta.

30 Settembre 2010 alle 00:00

Quando Andrea Orcel, 46 anni, romano, per alcuni l’indiziato numero uno per la poltrona che fu di Alessandro Profumo, alza il telefono per parlare con Emilio Botín, leader del Banco di Santander, o con altri big di prima grandezza del mondo bancario, si limita a dire: “Ciao, sono io”. Non è necessaria una parola di più per colui che, per considerazione generale, è considerato uno degli investment banker più abili e fortunati del pianeta. E’ lui che, a metà anni Novanta, diede il via al merger tra Crt, Cassa Verona e Unicredito. Poi ci fu anche la sua mano dietro le nozze con Capitalia. Prima ancora fu tra gli artefici di Intesa San Paolo. E c’è la sua impronta sull’espansione del Santander nel Regno Unito, iniziata con l’acquisto di Abbey National, e la costruzione del secondo colosso spagnolo, il Bbva.

Non stupisce, data la dimensione degli affari,
che Orcel sia tra i banchieri meglio pagati, capace di incassare in un solo anno quasi l’intera liquidazione dell’amico Profumo: 38 milioni di dollari per il 2007, l’anno in cui gestì, oltre ad altri affari per un totale di 500 milioni di commissioni, lo “spezzatino” di Abn Amro, all’origine delle disgrazie di Royal Bank of Scotland; e “solo” 33,8 milioni per il 2008, anno ricco per lui ma nefasto per la sua banca, Merrill Lynch, travolta dalle conseguenze della crisi dei subprime e salvata dal denaro dei contribuenti americani. Non stupisce nemmeno il fatto che ci sia stato un coro di consensi quando, nel marzo del 2009, il procuratore distrettuale di Manhattan, Andy Cuomo, fece recapitare nella sua lussuosa casa di Kensington, a Londra, una citazione nell’ambito dell’indagine sui superstipendi versati a lui e ad altri sei uomini d’oro giusto alla vigilia della fusione di Merrill Lynch con Bank of America. E quello che poteva essere l’inizio della fine di una carriera brillante, cominciata nel 1992 con una laurea a Roma, si rivelò solo un’altra tappa verso l’Olimpo della grande finanza: Orcel si è fatto subito notare dai suoi nuovi dirigenti che pochi mesi fa gli hanno affidato la presidenza della sezione Emerging Markets, Asia e Brasile in testa, cioè l’area del mondo in cui si gioca il futuro della finanza mondiale, al fianco dei nuovi miliardari e delle banche più potenti.

Difficile – secondo alcuni osservatori
– che Orcel, uno che viaggia più di Sergio Marchionne rimbalzando da un continente all’altro, possa lasciare questa posizione chiave per vedersela con i consiglieri in arrivo dalla fondazione Crt o da Cariverona. Ancor più improbabile che lui, che ogni mattina studia le operazioni da proporre a Bank of China piuttosto che per il Banco di Santander in Brasile, si rassegni a interlocutori più domestici. Tipo il presidente di Cassamarca, Dino De Poli, che non lesina bordate a destra e a manca, l’ultima contro Cesare Geronzi che ha accusato le fondazioni di manovre contro Profumo.
Chissà se De Poli è a conoscenza del fatto che dietro le nozze tra Unicredit e Capitalia c’è stato il candidato numero uno alla poltrona che fu di Profumo. Oppure, più probabile, l’avvocato trevigiano sa che l’offerta al banchiere romano con casa a Londra, caso mai ci sia stata, è destinata a finire nel nulla. Un po’ per denaro, visto che Orcel in un anno è in grado di guadagnare cinque volte di più che in Unicredit. Un po’ perché lui, bravissimo come investment banker ma senza esperienza nel retail o negli altri mestieri di Unicredit, non ha il profilo di un ad per una banca non di trading, ma di territorio. Per questo, anche da ambienti vicini a banchieri che lo stimano e che lo hanno incontrato nelle scorse ore, come Fabrizio Palenzona e Paolo Biasi, si dice: non sarà Orcel il successore di Profumo, la scelta cadrà o su un interno oppure su un banchiere da retail.

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