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MIchela Murgia

Sembra la sorella che c’è sempre, quella appena bruttina, di Geppi Cucciari, la comica sarda. E’ una Geppi più in carne e condensata in minore altezza. Ha appena vinto un premio letterario importante, il Campiello, per il suo ultimo libro stampato da Einaudi, “Accabadora”, la signora che dava la morte agli infermi senza speranza, ai malati terminali, in una Sardegna non troppo lontana nel tempo.

8 Settembre 2010 alle 00:00

Sembra la sorella che c’è sempre, quella appena bruttina, di Geppi Cucciari, la comica sarda. E’ una Geppi più in carne e condensata in minore altezza. Occhi neri, capelli neri, tratti sardi, sorriso aperto. Fare spiccio. Parlata sveglia. Cadenza sarda, ma di quelle che non rallentano il pensiero. Michela Murgia ha appena vinto un premio letterario importante, il Campiello, per il suo ultimo libro stampato da Einaudi, “Accabadora”, la signora che dava la morte agli infermi senza speranza, ai malati terminali, in una Sardegna non troppo lontana nel tempo.

A chi le chiede di dove sia, la vincitrice risponde: “Sono crabarissa”. E in quel non dire, come farebbe quasi chiunque, vengo da Milano o da Roma, ma, tradotto liberamente, ‘sono talmente di Cabras da essere crabarissa’, è racchiuso un bel pezzo del suo carattere e della sua sardità. Cabras, le cui temperature sono la prima cosa in alto a destra sul suo blog (michelamurgia.com), è famosa in continente per la produzione di bottarga, mentre tra gli autoctoni per essere un bel posto vicino ad altri luoghi stupendi. Pochi lo sanno, lontano da lì. Lei lo sa, anzi, considera Cabras “più affascinante dei suoi incantevoli dintorni”, un “borgo marinaro fermo a cent’anni fa”. E lo fotografa e lo descrive, appassionata e crabarissa folle di dettagli, in un altro blog, “il mio Sinis” (areamarinasinis.splinder.com). Racconta i luoghi e anche un po’ di sé, le pietre usate per costruire le case e le spiagge di quarzo, e nello stagno i “cimiteri di madreperla sotto le scarpe”.

Politicamente si definisce di sinistra. A giudicare dai suoi scritti e interventi sostiene con più passione l’indipendentismo sardo, quello nuova maniera di Irs, non del Psd’Az. Per chi non legga spesso di politica sarda, Irs (Indipendentzia Repubrica de Sardigna) è un partito giovanissimo, figlio di un contadino poeta che si chiama Gavino Sale. I suoi teorici sono quarantenni che insegnano nelle università italiane e puntano, in modo economicamente ancora funambolico, all’indipendenza della Sardegna dall’Italia.

La crabarissa scrive nella biografia di essersi diplomata in un istituto tecnico, di aver scritto una guida turistica (“Viaggio in Sardegna, undici percorsi nell’isola che non si vede”, Einaudi), di aver lavorato come televenditrice per una multinazionale. Dall’esperienza ha tratto un libro: “Il mondo deve sapere, diario tragicomico di una telefonista precaria” (Ibs). Dal libro è nato il film “Tutta la vita davanti”, di Paolo Virzì. E’ sposata. Essendo sarda e pure crabarissa non stupisce che abbia scritto una storia così bella centrata su due figure femminili, la bambina Maria e tzia Bonaria Urrai. Qualcuno può vederci lo spirito di Eleonora d’Arborea e del suo giudicato, che aleggia ancora nei suoi luoghi d’origine, altri un rimasuglio di matriarcato. Certo è che deve avere conosciuto donne forti, in casa sua.

Sbaglia chi la considera persona a favore dell’eutanasia. Può dedurlo, erroneamente, chi non conosca la figura della accabadora nella storia e nella cultura sarda. L’autrice non è teologa, tiene a precisare, ma ha studiato teologia. Ha insegnato religione a scuola. Ha militato nell’Azione cattolica. Si interroga sulla sparizione dei simboli religiosi dalle architravi delle case dove è nata e ricorda i saluti delle sue nonne. “Ave Maria, ’ommai Maria!” (comare Maria). Risposta: “Grazia Plena, ’ommai Rosina!” (comare Rosina).

Nei paesi si usa ancora salutare così, oppure dicendo: “A si biri” (arrivederci). Risposta: “Chi Deus ollidi” (se Dio vuole). E’ religione, tradizione, usanza, un miscuglio impregnato di superstizione, anche, che si riconosce subito nell’accabadora, quella signora che arrivava in casa per il colpo di grazia. Eutanasia o infinita pietà? Il confine è labile.

Sul dibattito bioetico reale, la crabarissa ha le idee chiare. “Quello che Beppino Englaro ha fatto è di una gravità assoluta, e cambierà inevitabilmente il rapporto di ciascuno di noi con la propria fine, perché è il concetto stesso di fine che è stato cambiato dal suo gesto: Eluana sarà uno spartiacque, dopo di lei sarà molto più difficile sostenere che la vita umana non è solo attività consapevole”. Così pure sull’interruzione di gravidanza: “E’ come donna che sento stonata la rivendicazione sull’aborto come diritto”, scrive sul blog che porta il suo nome.
Ah, la vincitrice del Campiello non teme l’estinzione dei ricci di mare, li apprezza mangiati crudi in spiaggia. E’ una vegetariana che sa quando “fare uno strappo alla regola”. E a momento debito non vuole intorno nessuna accabadora, a meno di averlo esplicitamente chiesto lei stessa.

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