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Royce C. Lamberth

La faccia plastificata del giudice Royce C. Lamberth dice il falso. Nel tondo disegnato al compasso sono incastonati due occhi vispi, a loro volta incorniciati da lenti rotonde che fino a qualche tempo fa erano fuori moda e oggi sono vintage. E’ la faccia di un uomo semplice dell’ampia periferia texana, una tipizzazione dell’americano del sud in disarmo, di quelli che nei telefilm degli anni Ottanta danno buoni consigli a giovani avventurosi.

26 Agosto 2010 alle 00:00

La faccia plastificata del giudice Royce C. Lamberth dice il falso. Nel tondo disegnato al compasso sono incastonati due occhi vispi, a loro volta incorniciati da lenti rotonde che fino a qualche tempo fa erano fuori moda e oggi sono vintage. E’ la faccia di un uomo semplice dell’ampia periferia texana, una tipizzazione dell’americano del sud in disarmo, di quelli che nei telefilm degli anni Ottanta danno buoni consigli a giovani avventurosi. Ma il viso di Lamberth – il giudice che ha bloccato, in nome di una legge “univoca” del 1996, le aperture di Barack Obama alla sperimentazione sulle cellule staminali embrionali finanziata da soldi federali – è soltanto un inganno della fisiognomica, visto che lo scrupolo, lo studio, il puntiglio e anche l’aperta provocazione sono la sostanza dei suoi ventitré anni di carriera togata. Con l’ultima sentenza ha rovinato non soltanto la festa del presidente, che a sua volta aveva rovinato la festa del suo predecessore, ma ha aperto un gigantesco problema per gli istituti di ricerca, che da un giorno all’altro hanno dovuto prendere in considerazione l’ipotesi che il rubinetto dei finanziamenti dello stato venga chiuso.

Il direttore del National Institutes of Health (Nih) – il mastodontico centro di ricerca dello stato alle porte di Washington – Francis Collins, ha detto che l’istituto non rinnoverà i finanziamenti ai progetti di ricerca sulle staminali embrionali e rimarrà alla finestra per vedere le possibili evoluzioni della sentenza scritta da Lamberth. I dipendenti dell’Nih hanno ricevuto una e-mail in cui si spiega che i finanziamenti per diversi progetti sono a rischio. Cifre non marginali: nel 2010 l’istituto ha investito 131 milioni di dollari nella ricerca sulle staminali embrionali. Barack Obama ha nominato Collins a capo dell’Nih nel luglio del 2009 e qualche mese più tardi ha ricevuto un posto nella pontificia accademia delle scienze. Il baffuto direttore è uno dei padri del progetto Genoma, condiviso con il faustiano Craig Venter, del quale poi ha rigettato la hybris dopo aver letto “Il cristianesimo così com’è” di C. S. Lewis. Collins è passato da cattolico di nome ad ateo e infine è approdato alla chiesa cattolica. In una conferenza stampa convocata in fretta dopo la pubblicazione della sentenza il direttore ha confezionato una buona metafora: “Questa decisione ha fatto piovere sabbia dentro al motore della ricerca scientifica”, posizione piuttosto in linea con il dipartimento di Giustizia, che ha annunciato un ricorso alla sentenza di Lamberth, giudice che alle storie lineari preferisce intrecci e controversie.
Nel corso della carriera, il giudice cresciuto a San Antonio, in Texas, si è guadagnato la fama di “maverick”, pensatore indipendente e allergico ai tic di qualsiasi parte politica, anche se le sue connessioni più significative sono dalla parte dei conservatori.

Meno di qualsiasi altra cosa Lamberth sopporta l’invadenza dello stato nell’amministrazione del diritto, caratteristica che piaceva molto a Ronald Reagan, il presidente che nel 1987 lo ha promosso al rango di giudice federale, ultimo passo della carriera prima della Corte suprema. Appena uscito dalla law school dell’Università del Texas, Lamberth è stato chiamato nell’esercito, dove per sei anni ha servito in un pool di giudici militari ed è stato poi trasferito in Vietnam. Negli anni Ottanta si è dedicato alle battaglie per i diritti dei più deboli: ha promosso un’inchiesta sull’allora sindaco di Washington per le condizioni terribili in cui vivevano i carcerati del Distretto di Columbia e anche oggi gli uomini della sua corte fanno attività di monitoraggio delle carceri. Gli anni Novanta Lamberth li ha dedicati principalmente a Bill Clinton, e non proprio in modo amichevole. Nel 1997 ha comminato all’Amministrazione una multa di 285 mila dollari perché un consigliere di Clinton per la riforma sanitaria aveva mentito sulla composizione di una commissione. Lamberth non ha perso occasione per appoggiare – senza mai esporsi eccessivamente – i gruppi di avvocati che braccavano l’enorme macchina clintoniana; primo fra tutti Larry Klayman, avvocato che più di ogni altro ha messo Clinton sotto pressione presentando ricorsi, ingiunzioni, denunce su praticamente ogni aspetto procedurale del governo. In Lamberth ha trovato un giudice disposto a dare il suo contributo alla causa ma con un tale spirito da uomo della strada da non lasciarsi trascinare troppo nelle trame di palazzo. Dopo aver lanciato tante battaglie, Klayman ha rivisto il suo giudizio su Lamberth, definendolo un “iconoclasta” molto abile nel sintonizzarsi sul sentire comune, un po’ meno affidabile quando si tratta di passare all’attivismo.

L’arrivo di Bush è stata l’occasione per dimostrare
che quelle di Lamberth non erano partigianerie a basso costo. In qualità di capo della corte per la sorveglianza dell’intelligence, ha scritto che in poco più di un anno di governo gli uomini dell’Amministrazione Bush per settantacinque volte hanno dato false informazioni alla sua corte per avere le mani più libere nei casi di spionaggio. Poco dopo si è dedicato con tutta l’anima libertaria e tutto il corpo texano alla causa dei nativi americani, frodati, a suo dire, da speculazioni del dipartimento dell’Interno su soldi destinati allo sviluppo delle comunità degli indiani americani. Nel 2006 ha passato il segno, dicendo che il dipartimento è “un dinosauro che si è dimenticato di quel regime imperialista e disgraziato che avrebbe dovuto essere sepolto un secolo fa”. Il caso è stato affidato a un altro giudice. Negli ultimi anni ha difeso alcuni prigionieri di Guantanamo e Hillary Clinton, e non ha mai smesso di frequentare il giudice Antonin Scalia, mostro sacro della giurisprudenza conservatrice. Per onorare la passione per le terzietà ha bloccato con motivazioni equilibrate la decisione di Obama sulle staminali embrionali.

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