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Stanley McChrystal

All’accademia era “Mac”. Poi nell’ambiente hanno cominciato a chiamarlo “Stan the Man”, oppure “Sam”. Quando Stanley McChrystal è stato nominato generale nelle forze speciali è diventato “il papa”.

28 Settembre 2009 alle 00:00

All’accademia era “Mac”. Poi nell’ambiente hanno cominciato a chiamarlo “Stan the Man”, oppure “Sam”. Quando Stanley McChrystal è stato nominato generale nelle forze speciali è diventato “il papa”. Se il suo predecessore chiamato a risolvere il disperato imbroglio iracheno, il generale David H. Petraeus, è un maniaco della forma fisica “perché chi comanda deve avere le stesse capacità dei suoi soldati, anzi meglio”, McChrystal ha portato tutto a un livello superiore. Non è più questione di quanta corsa e quante flessioni, ma di ascesi fisica. Il generale mangia soltanto la sera perché non vuole che i pasti durante la giornata gli intorpidiscano il pensiero. Quando lavorava al Council on Foreign Relations faceva di corsa i sedici chilometri tra casa e la scrivania e di sera tornava allo stesso modo. Non è bello. Rossiccio di capelli e di una magrezza che fa risaltare ancora di più le orecchie triangolari e il nasone. Sembra un po’ uno dottor Spock – il vulcaniano senza emozioni della serie “Star Trek” – dell’arte militare. Petraeus ha studiato a Princeton e lui è arrivato fino a Harvard, non può sfigurare fisicamente con i suoi soldati, ma come il predecessore ha bisogno di essere articolato e sofisticato, per il rango e per le campagne complesse in cui è chiamato a ficcarsi al posto di guida. Ottimizza i tempi e molti libri non li legge, ma li ascolta: carica sull’iPod la versione audio e poi si infila le cuffiette. Il libro preferito è “Afghanistan Wars” di William Maley, 350 pagine uscite nel 2002 sulla storia recente dell’Afghanistan.

A differenza di quelli degli altri generali
, il numero del papa non è sull’elenco telefonico interno del Pentagono. McChrystal dal luglio 2003 all’agosto 2008 comanda il Jsoc, Joint Special Operations Command, una struttura militare ultrasegreta voluta da Donald Rumsfeld per scavalcare la burocrazia militare del Socom, il comando delle Forze speciali. Per il segretario alla Difesa, le squadre speciali del Jsoc dovevano essere gli Ingloriuos Basterds di Washington contro i capi del terrorismo, in tutto il mondo. Un concetto appartenente al puro rumsfeldismo. Catturare o eliminare la leadership di al Qaida, senza alcuna preoccupazione per i confini nazionali, le esigenze della diplomazia, le buone maniere richieste in politica estera e quelle necessarie anche dentro al Pentagono. Per questo fino al giugno 2005 l’esistenza dell’incarico del papa è coperta dal segreto. La notizia esce a sorpresa in un discorso del presidente americano, George W. Bush, che lo ringrazia pubblicamente per avere scovato ed eliminato Abu Mussab al Zarqawi, l’emiro di al Qaida in Iraq. Quando i giornalisti corrono al Pentagono a chiedere una conferma delle parole di Bush, arriva una non-smentita a denti stretti: “Noi non ne sappiamo nulla, ma se è il presidente a dire così allora vuol dire che è così”.

Gli uomini di McChrystal attendono in un palmeto a lato della strada per Khalis, nell’area violentissima di Baquba, attorno ma non troppo alla casetta isolata dove è nascosto Zarqawi. Illuminano il bersaglio con un fascio laser, a favore di due F16. C’è un intervallo di tempo prima dell’arrivo dei caccia, la casa diventa in gergo AWF: “Allah’s waiting room”, l’anticamera di Allah. Dopo la prima bomba e la seconda bomba che non si sa mai, un elicottero atterra fra le macerie della casa e le palme tranciate per cercare subito la conferma dell’avvenuta uccisione. Scende il papa, che in due anni di Iraq ha studiato fino a impararli a memoria tutti i dossier dei ricercati. Non dice nulla, annuisce una volta sola. Sì, è proprio Zarqawi.
Andrew Exum è un ex Ranger proprio come McChrystal, ed è diventato un analista esperto di antiterrorismo e questioni militari. “Il lavoro di McChrystal a capo del supersegreto Jsoc – ha scritto – è la grande storia non raccontata che spiega il successo del surge e della più vasta campagna contro i terroristi”. La tesi di Exum è che va bene parlare di aumento dei soldati e della strategia di cooptazione politica con i sunniti, tramutati da nemici in alleati dal generale Petraeus. Ma a vincere la guerra in Iraq sono state anche e soprattutto le black ops, i lavori sporchi, le operazioni di assassinio selettivo compiute dal papa e dai suoi uomini. In giro per le zone più pericolose. Macchine civili, cecchini, travestimenti, inseguimenti in elicottero, raid tra i condomini di Baghdad. A partire dalla primavera del 2007 il generale e le agenzie di intelligence lanciano una serie fitta di operazioni che permettono loro di localizzare, isolare e uccidere uomini-chiave di al Qaida, della guerriglia sunnita e delle milizie sciite. Quando non è a Baghdad con Petraeus, il papa si sposta in Afghanistan per seguire la caccia alla leadership centrale di al Qaida nella zona al confine con il Pakistan. Riesce incredibilmente a sviluppare una buonissima relazione con la Cia – che i soldati chiamano The Oga, The Other government agency.

Al punto che convince l’ex capo della stazione di Kabul
a diventare il suo assistente personale. Per compilare la sua lista dei bersagli chiede ai servizi, e da Langley cercano di soddisfarlo. “Ormai serviamo i militari”, dice un uomo dell’intelligence.
Un ufficiale della Delta Force racconta un colloquio ozioso, o forse no, con McChrystal. Lui chiede: “Che cosa avresti fatto al posto di Beckwith?”, l’ufficiale al comando del raid americano per liberare gli ostaggi dell’ambasciata di Teheran, catturati dai rivoluzionari dell’ayatollah Khomeini. L’operazione fallì ancora prima di cominciare con un disastroso incidente di volo nel deserto. McChrystal non ha dubbi. Beckwith doveva proseguire, anche se ormai disponeva di meno elicotteri. Anche se il fattore rischio era cresciuto a dismisura, l’imbarazzo per il fallimento davanti a tutto il mondo era troppo devastante per la reputazione degli Stati Uniti. A quel punto meglio rischiare e forzare la sorte. “Gli americani – dice il papa – non accetteranno mai più una decisione fallimentare come quella”. Un tratto psicologico che diventa importante, ora che a lui è affidato il comando della guerra logorante e confusa a Kabul, il cui esito è molto più cruciale rispetto al raid fallito su Teheran. La domanda un giorno potrebbe essere: che cosa avresti fatto tu al posto di McChrystal?

All’accademia militare di West Point “Mac” è cadetto
nella classe 1976, la prima a entrare in servizio senza finire in Vietnam. Assieme a lui c’è un gigantesco italo-americano del New Jersey, interessato soltanto al football americano, Raymond “Ray” Odierno, che diventerà il vice di Petraeus nella campagna irachena e ora ne ha preso il posto. Mac viene da una famigliona militare. Cinque fratelli – uno sarà per sette anni il cappellano militare di West Point –  e una sorella, tutti soldati o sposati con un soldato, padre generale a due stelle. Al primo anno d’accademia, nel 1972, lui e i suoi compagni scatenano una furiosa bagarre in mensa: volano patate, salse e hotdog dappertutto, fin sui quadri di battaglie dalle crociate alla Prima guerra mondiale che coprono le pareti. “Come una Animal House agli steroidi”, la ricordano. Alla 25a rimpatriata nel 2001 la classe fa una colletta e raccoglie 500 mila dollari per restaurare alla perfezione i dipinti. Al centro del campus c’è la Grant Hall, un edificio storico di quattro piani. “Mac” prende in prestito alcuni vecchi mitra Thompson dal museo dell’Accademia, a “scopo di ricerca” dice ai professori sospettosi, poi dà l’assalto alla Hall in mimetica e con pochi compagni, lanciando “granate” fatte con calzini arrotolati, mentre una comitiva di signore atterrite è in visita. La polizia militare per poco non termina in quel preciso momento la carriera del generale.

In Iraq il papa comanda specialisti provenienti dai ranghi
della Delta Force, dei Berretti Verdi, dei Navy Seal. Arrivati nel 2003 per dare la caccia agli uomini del regime di Saddam Hussein – sono loro ad aver assediato il palazzo di Usay e Qusay, i figli dell’ex rais, e sono loro ad aver cavato fuori il padre dal suo buco di Tikrit – sono stati velocemente spostati a dare la caccia alla rete di terroristi. McChrystal introduce un nuovo metodo di lavoro, raccontato dallo specialista in questioni militari Sean Naylor. I commando americani sono considerate semplici sfondaporte. “Ci addestriamo, ci addestriamo, ci addestriamo, saliamo su un aereo per compiere una missione e dopo 36 ore siamo di ritorno”. E dopo ogni operazione devono seguire una esasperante e meticolosa procedura burocratica, in cui gli agenti e gli analisti dell’intelligence, in gergo “slime”, la “fanghiglia”, esaminano assieme a loro ogni traccia utile. Con il papa cambia tutto. Si fa irruzione in un covo, si catturano o uccidono i ricercati, si trovano carte, indirizzi o numeri di telefono, tracce che possono portare a un secondo covo, l’azione riprende subito, e da quel secondo covo si arriva a un altro covo ancora, ad altre tracce, ad altri sospetti da interrogare, e così via. Nella stessa notte ci possono essere più operazioni. I catturati sono portati per essere interrogati a Camp Nama, da cui i soldati ricavano l’acronimo “Nasty Asses Military Camp”, il Campo dei Brutti Ceffi ma molto più volgare. Il braccio destro di McChrystal si vanta che la Croce Rossa non ha mai avuto accesso al posto. Tre detenuti muoiono: l’accusa è che la loro morte sia stata causata da maltrattamenti. Certo gli uomini del papa non vanno per il sottile, ma questo non impedisce a lui di diventare il generale chiamato dal presidente Obama a combattere la guerra in Afghanistan.

Ieri al Pentagono è arrivata la seconda parte del suo rapporto, quella non arrivata sui giornali, con i numeri e le richieste precise. Domani lui sarà alla Cnn, per farsi intervistare. A Kabul il papa sta dirigendo secondo il più puro spartito Petraeus: proteggere la popolazione, farsi consigliare da antropologi ed esperti locali, meglio 1.000 traduttori in più che due divisioni di marine. Ma i tedeschi gli hanno azzerato un’estate di sforzi bombardando due autobotti circondate da civili e a lui è toccato precipitarsi a fare il giro dei feriti. Quella notte, dopo il bombardamento sbagliato, ha scoperto che  lo staff Isaf non americano era sbronzo, proprio quando gli serviva di più. Da quel momento ha proibito gli alcolici a tutto il quartier generale di Kabul. Se vuoi battere il mullah Omar devi essere sobrio come lui.

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