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Ahamad Shah Massoud

Dal Foglio dell'11 settembre 2001

Fonti russe e statunitensi ieri hanno detto che Ahamad Shah Massoud è morto. I suoi fedelissimi invece hanno giurato che è solo ferito: la morte del loro comandante segnerebbe infatti la fine, o comunque un colpo durissimo, per l’alleanza che si oppone ai Talebani. Per questo motivo, anche il fratello di Massoud ha tentato di spiegare che il “leone del Panjsher”, che resiste ai fondamentalisti, è molto grave.

11 Settembre 2009 alle 00:00

Dal Foglio dell'11 settembre 2001

Fonti russe e statunitensi ieri hanno detto che Ahamad Shah Massoud è morto. I suoi fedelissimi invece hanno giurato che è solo ferito: la morte del loro comandante segnerebbe infatti la fine, o comunque un colpo durissimo, per l’alleanza che si oppone ai Talebani. Per questo motivo, anche il fratello di Massoud ha tentato di spiegare che il “leone del Panjsher”, che resiste ai fondamentalisti, è molto grave. Domenica scorsa un attentato ha colpito Massoud, a Khodja Bahauddin, il suo quartier generale nel nord-est dell’Afghanistan. Due arabi, forse algerini, sono riusciti a spacciarsi per giornalisti e a incontrarlo. Uno dei terroristi ha fatto esplodere una carica nascosta in una macchina fotografica o sotto i vestiti, immolandosi nell’attentato. Le guardie del corpo di Massoud hanno freddato il secondo arabo, ma un interprete del comandante e il suo ambasciatore in India, Masood Khalili, veterano di molte battaglie, sarebbero morti. Secondo l’agenzia di Mosca Itar-Tass, il capo dei mujaheddin era stato trasportato in elicottero a Dus˘anbe, la capitale del Tadz˘ikistan, ma sarebbe spirato durante il tragitto. Fonti ufficiali statunitensi e un portavoce dell’alleanza anti Talebani confermano la sua morte. Uno dei segretari di Massoud invece ha detto all’agenzia stampa Reuter che “l’attentatore si è fatto saltare in aria azionando un detonatore nascosto, ma le condizioni del comandante non destano preoccupazione”. Secondo questa versione, il ferito eccellente si troverebbe in Afghanistan e starebbe addirittura preparando una conferenza stampa per dimostrare che è ancora vivo. Anche i Talebani, che controllano il 90 per cento del paese, hanno smentito la morte del loro acerrimo nemico. Ma questi sembrano tutti tentativi per prendere tempo e decidere le prossime mosse. Massoud, fino a domenica, aveva mostrato di avere più di sette vite, tenendo conto che fu ferito gravemente nei primi tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. Durante gli anni 80, l’Armata rossa tentò più volte di eliminarlo. Prima con pesanti offensive e bombardamenti a tappeto sulla sua roccaforte nella valle del Panjsher. Poi impiegarono gli Spetnatz, truppe d’élite, in blitz dietro le linee.

Una volta Massoud si è salvato solo grazie al sacrificio della scorta che fronteggiando i sovietici gli ha permesso di fuggire a cavallo. Infine sono entrati in gioco i servizi segreti, che hanno tentato di ucciderlo assoldando mercenari, traditori e addirittura avvelenando le sue pietanze.

I processi e lo scambio di “prigionieri”

L’ultimo attentato è arrivato in un momento di stallo della guerra civile. I Talebani pensavano che avrebbero condotto a buon fine l’ultima offensiva contro la sacca di resistenza organizzata da Massoud questa estate e così hanno attaccato proprio il Panjsher. Le nuove armi russe giunte ai mujaheddin sono riuscite a fermare le truppe d’assalto talebane composte soprattutto dai volontari arabi giunti da mezzo mondo per combattere la “guerra santa”. Lo sponsor ufficiale di questi gruppi è il super ricercato del terrorismo internazionale Osama Bin Laden e, guarda caso, i due terroristi che hanno colpito Massoud sono arabi. Dall’Iran è trapelata la prima notizia che accusa direttamente Bin Laden di aver ordinato l’attentato. La falange araba sta sempre più influenzando il regime talebano e non si esclude che il recente arresto di otto cooperanti occidentali, con l’accusa di propagandare la fede in Cristo, faccia parte di un piano più ampio teso a recidere definitivamente i tenui rapporti con il resto del mondo.

Una settimana fa, secondo un giornale pakistano, sono stati condotti in carcere 35 afghani, con la stessa accusa di proselitismo. Lavoravano per l’organizzazione umanitaria “International assistence mission” e ora rischiano l’impiccagione. Il ministro degli Esteri dei talebani Wakil Ahmad Muttawakil ha annunciato, dopo l’arresto degli occidentali, che l’inchiesta continua. L’Organizzazione non governativa “degli infedeli” collaborava con il World food programme, così ora la polizia religiosa indaga sulle attività di questa importante organizzazione. Un recente editto obbliga inoltre le Ong straniere a versare i loro soldi nella Banca centrale afghana e negli ultimi mesi sono spuntate a Kabul molte organizzazioni caritatevoli islamiche, spesso vicine a gruppi terroristici. Muttawakil, dopo l’iniziale smentita, non ha escluso che i prigionieri occidentali possano, alla fine del processo, essere “scambiati” con Omar Abdel-Rahman, lo sceicco cieco condannato nel ’95 all’ergastolo da una corte americana perché coinvolto nell’attentato delle torri gemelle di New York.

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