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Ted Kennedy

Esattamente un anno fa, il 25 agosto del 2008, il senatore Edward detto Ted Kennedy – morto ieri a 77 anni nella sua casa di Hyannis Port – è stato l’ospite d’onore e il protagonista a sorpresa della prima giornata della Convention di Denver del Partito democratico che si apprestava a nominare Barack Obama come candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

 

1 Settembre 2009 alle 00:00

Dal Foglio del 27 agosto 2009

Esattamente un anno fa, il 25 agosto del 2008, il senatore Edward detto Ted Kennedy – morto ieri a 77 anni nella sua casa di Hyannis Port – è stato l’ospite d’onore e il protagonista a sorpresa della prima giornata della Convention di Denver del Partito democratico che si apprestava a nominare Barack Obama come candidato alla presidenza degli Stati Uniti. E’ stata la sua prima apparizione pubblica dopo l’operazione subita a maggio dello stesso anno per rimuovere un tumore al cervello. Obama aveva organizzato la serata per omaggiare l’anziano “leone liberal” del Senato con tanto di documentario firmato da Ken Burns e la presenza del clan Kennedy. L’inaspettato e claudicante arrivo del senatore sul palco di Denver ha galvanizzato la platea e gli elettori del Partito democratico, in lacrime a sentire ancora una volta lo speranzoso gospel kennediano sul rinnovo del sogno americano.
Ted era l’ultimo dei Kennedy, la più regale delle famiglie americane. Qualche giorno fa è morta sua sorella Eunice, gli sopravvive la sorella Jean, la moglie Vicky e un esercito tra figli e nipoti nessuno dei quali sembra in grado di prenderne lo scettro. Fratello di Joe, morto in una missione aerea durante la Seconda guerra mondiale, del presidente John, ucciso a Dallas nel 1963 e di Bobby, assassinato in una notte elettorale del 1968 a Los Angeles, Ted è stato il patriarca della dinastia, il custode dell’epica tragica e dissoluta legata al suo cognome, il continuatore del mito del regno di Camelot.

I Kennedy rappresentano il glamour della Nuova Frontiera, dei diritti civili, dello sbarco sulla Luna, ma il loro allure consiste principalmente nel che cosa sarebbero stati e nel che cosa avrebbero fatto se Jfk e Rfk non fossero stati uccisi. Ted si è battuto per alimentare il mito, ma la sua vita ha confermato che al nome Kennedy è associato anche il ruvido rapporto tra politica e potere inaugurato dal padre Joseph. Ted è stato al centro dell’azione per quasi mezzo secolo, non sempre nella parte del protagonista positivo. Obama lo ricorda come il più grande senatore della storia moderna, un politico dotato di capacità legislative fuori dal comune, l’uomo che gli è mancato nella battaglia sulla sanità. Ma Ted Kennedy e la sua famiglia erano anche altro. Noam Chomsky e Seymour Hersh, intellettuale e giornalista di sinistra, sono stati i primi a raccontare il loro lato oscuro e a smontare il mito di Camelot.

Al nome di Ted Kennedy sono legate molte leggi, compresa quella sull’istruzione “No child left behind” di George W. Bush, ma è stato anche un politico pasticcione e impacciato che verrà ricordato più per il suo splendido discorso di accettazione della sconfitta alle primarie del 1980 contro Jimmy Carter (“il sogno non morirà mai”) che per quanto fatto vedere durante la campagna elettorale. La vita privata non è stata una passeggiata. Non solo i tre fratelli morti, ma anche una sorella uccisa in un incidente aereo, proprio come il nipote ed erede designato John John. Lui stesso è sopravvissuto a un incidente aereo, in cui hanno perso la vita un suo assistente e il pilota. A un figlio è stata amputata la gamba da bambino, mentre la sorella Rosemary è stata lobotomizzata e rinchiusa in un istituto per tutta la vita.
L’altro figlio, Patrick, deputato del Rhode Island, entra ed esce da cliniche di disintossicazione da alcool e farmaci. Anche Ted, già espulso da Harvard per aver commesso varie irregolarità, ha avuto problemi con l’alcol e le donne (nel 1991 uscì a bere con suo nipote William Kennedy Smith, nella stessa sera in cui questi era stato accusato di aver stuprato una ragazza). Ted era ubriaco anche la notte del 1969 in cui guidò la sua macchina giù da un ponte a Chappaquiddick, piccola isola a est di Martha’s Vineyard, lasciando annegare la giovane Mary Jo Kopechne. Quella notte sono finite le sue speranze presidenziali ed è nato il “leone liberal” del Senato che oggi l’America piange.


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