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Laura Bush

di Maria Giovanna Maglie

Appunti da una riunione nel quartier generale di Austin, Texas, dei consiglieri per l’immagine della campagna “George W. Bush president 2000”. Argomento della riunione la signora Laura Welch Bush, futura first lady degli Stati Uniti. E’ l’incidente la vera rogna, tutto il resto va bene o si aggiusta. Ma l’incidente prima o poi lo useranno. Proviamo a mettere in ordine tutti gli elementi. Aveva diciassette anni quando è stata coinvolta in un incidente mortale: non si è fermata a uno stop e ha preso in pieno un’altra macchina guidata da un compagno di scuola.

1 Settembre 2009 alle 00:00

di Maria Giovanna Maglie

Appunti da una riunione nel quartier generale di Austin, Texas, dei consiglieri per l’immagine della campagna “George W. Bush president 2000”. Argomento della riunione la signora Laura Welch Bush, futura first lady degli Stati Uniti. E’ l’incidente la vera rogna, tutto il resto va bene o si aggiusta. Ma l’incidente prima o poi lo useranno. Proviamo a mettere in ordine tutti gli elementi. Aveva diciassette anni quando è stata coinvolta in un incidente mortale: non si è fermata a uno stop e ha preso in pieno un’altra macchina guidata da un compagno di scuola. Lui è morto, lei non ha mai ricevuto imputazioni, i Welch erano gente rispettabile. Lei lo ha definito “un periodo molto tragico della mia vita”. Non è una gran frase, preparare integrazione. Andiamo avanti. Se ne va discretamente in vacanza con altre amiche femmine: hanno fatto rafting nel Gran Canyon e bird watching in Belize. Può andare, anzi tra le donne sarà un punto in più. Tradizionale ma moderna. Le pressioni fatte sul marito perché smettesse di bere sono state molto pesanti rispetto alla versione edulcorata raccontata finora. Aveva minacciato di lasciarlo per tutto il 1986, fino alla vigilia di quella sbronza famosa al Broadmoor Hotel di Colorado Springs. Può restare il vantaggio del ruolo positivo sull’uomo, basta non scendere nei particolari. E’ stata a lungo una fumatrice accanita, ha cominciato a tredici anni, sempre Winston.

Fumava di nascosto nelle macchine degli amici. C’è una frase famosa dei primi weekend con i suoceri: “Tacevo, fumavo e li stavo a guardare con ammirazione”. No, quella è la prima rispostaccia alla suocera: che faccio nella vita? Leggo e fumo. Comunque, ha smesso otto anni fa. Ricadute? Sembra di no. Si considerava una democratica, prima di sposare George W. Bush: anche questa è una frase che ha detto e che è stata scritta. Non si può negare, andrà bene per gli indipendenti. Pena di morte. Che è contraria si sa, finora è stata brava. L’ultima volta che glielo hanno chiesto, alla Convention del Texas, ha detto: “Se sono in disaccordo con mio marito, non vengo certo a dirlo a voi”. La stampa ha incassato. Aborto. Stesso problema, si sa che è favorevole, però c’è già il precedente della vecchia Barbara. E di Nancy. Le donne stanno dalla parte delle donne, vanno bene le frasi come quella che ha usato nell’intervista alla Fox: “Il numero degli aborti deve diminuire e deve aumentare il controllo delle nascite con metodi naturali e consapevoli. Se si sceglie l’astinenza è una cosa bellissima”. Bene, però meno ne parla, meglio è. Ah, ho saputo che è capace di passare due ore a pulire l’armadietto dei medicinali, tanto per rilassarsi: si lamenta sempre di quanto lui sia disordinato. Questo non va bene, rischiano di sembrare lei una pericolosa ossessiva, lui il solito spostato. Diminutivo? Lo chiama Bushie, niente da dire. Ruolo nella campagna? “Parliamo dei problemi e del programma, ma non gli do troppi consigli, non credo che ne senta il bisogno”. Questo ci riporta a quella volta che tornavano a casa dopo un comizio, lui le chiese come era stato il suo discorso, lei rispose non un granché, lui andò a sbattere contro il muro del garage.

Era prima di smettere di bere. Felicità coniugale.
Li hanno presentati degli amici comuni, per tutti e due era tempo di sposarsi, lei aveva superato i trenta. Si sono sposati dopo meno di quattro mesi. Non si conoscevano molto, ma appartenevano allo stesso mondo. Lui ha sempre detto che lei ha il potere di tranquillizzarlo, lei risponde che lui le dà la carica. Solo quattro mesi, si può tentare di chiamarlo colpo di fulmine. Sense of humour. E’ dotata, si può migliorare. Senza esagerare. E’ molto brava nelle punzecchiature indirette. Perfetto il riferimento, nell’ultimo discorso ad Austin, alle intemperanze di Clinton, senza mai nominarlo. Ha detto: “Incontriamo in campagna elettorale madri e padri che ci mostrano le foto dei loro bambini; desiderano che i loro figli possano rispettare il prossimo presidente degli Stati Uniti”. Ha preso cinque minuti di applausi. Meglio non insistere troppo sulla vocazione di insegnante: ha smesso quando sono nate le figlie. Evitare frasi come “già a sei anni metteva le bambole sedute e teneva loro lezione”. Meglio la fase da bibliotecaria, è più moderna. Far preparare un elenco dei libri per giovani che preferisce e consiglia. Al primo posto “Piccole donne”, funziona sempre, non dimenticare “Charlotte’s Web” e naturalmente “Amazing Grace”, quello della ragazzina nera che vuole fare Peter Pan nella recita. Attenzione al low profile. Piace a tutti ma non bisogna esagerare, o sembrerà scema. Non utilizzare la frase del governatore nella campagna del ’97: “E’ una moglie perfetta perché non si mette in mezzo e non compete”. Nota per Laura Bush dall’ufficio di Karen Hughes: questo è il profilo che abbiamo preparato per la stampa alla Convention di Filadelfia. Una copia è nelle mani di George, un’altra l’ha chiesta Barbara. Fammi sapere se hai obiezioni.

Nel suo ufficio austero di Austin, l’aspirante first lady
siede diritta come un fuso, il vestito di seta azzurro dritto dritto, i folti capelli castani spazzolati furiosamente dietro il viso. Porta la stessa pettinatura da trent’anni, uno stile che ama definire “wash and go”, uno shampoo e via. I vestiti vengono sempre dalla stessa boutique di Dallas, e si vede. Non le piace lo shopping. E’ stata sempre così Laura Bush. Quando si laureò, nel ’68, il paese era nel tumulto della guerra del Vietnam, ma lei ne rimase distrattamente fuori. I suoi amici le parlano spesso della storica visita nel Campus di Martin Luther King, ma lei, per quanto sforzi la memoria, non se lo ricorda proprio. Unico vizio il fumo, il pacchetto di Winston stretto in mano e abbandonato con grande rimpianto per entrare nella parte della moglie dell’aspirante governatore del Texas. La sua reticenza si legge nel movimento delle mani, e non è un mistero che all’ufficialità e alla politica preferisca un buon libro e un giardino da coltivare. Laura e suo marito sono cresciuti nella stessa cittadina, Midland, Texas. Il padre di Laura era un costruttore, la famiglia di George si era trasferita dal Connecticut e si preparava a grandi futuri. Fecero un anno nella stessa high school, ma ne hanno vaga memoria. Laura ricorda un ragazzo che sognava di diventare una stella del baseball come Willie Mays. Si ritrovarono dopo il college nello stesso residence di Houston, lui veniva da Harvard, School of Business; lei dalla University of Texas.

Lei faceva l’insegnante in una scuola elementare di bambini neri, lui si godeva quella che oggi chiama “un’era giovane e irresponsabile”. Pilotava aerei per la Texas Air National Guard di giorno, e di notte si guadagnava la fama di bello e dannato nei party. I due si incontrano ufficialmente a cena a casa di amici comuni, gli O’Neills, in una sera d’estate del 1977.     Per lui fu amore a prima vista, ama ripetere che c’era in lei qualcosa di calmo e rassicurante, qualcosa di così bello che ne fu subito attratto; Laura è più cauta, il giovane Bush le piacque, ma per qualche giorno non rispose alle sue telefonate. Fu così che lui non andò in vacanza con il clan di famiglia, la sottopose a corte serrata e la sposò nel novembre dello stesso anno. “E’ la miglior decisione che io abbia mai preso”, ripete lui, in questo uguale al detestato Bill Clinton; lei, in questo uguale alla lontanissima Hillary, non dice niente. Parla volentieri invece l’ex first lady Barbara Bush, dalla quale il figlio ha preso lingua lunga e amore per la battuta fino al pericolo di vita: “Laura è la donna perfetta per George, si completano e hanno tutti e due uno straordinario senso dell’humour. Essendo l’umorismo evidentemente una caratteristica importante nel clan Bush, si racconta che il battesimo del fuoco per Laura avvenne lo stesso anno del matrimonio, quando George decise di candidarsi al Congresso e una volta le chiese di parlare al suo posto. Terrorizzata sotto i riflettori, lei attaccò: “Mio marito mi aveva detto che non avrei mai dovuto fare un discorso, la tipica promessa del politico”. Passò la prova anche se George perse le elezioni.

Gli anni che seguirono furono di Laura.
Fuori dalla politica, per il momento. Dopo tre anni di inutili tentativi, lei aveva già rinunciato e si stava preparando all’adozione, quando rimase incinta di due gemelle, Jenna e Barbara, i nomi delle due nonne. Nacquero faticosamente, piccoline, quasi immature, ma sane. Per Laura ci sono cose che devono restare private, ma dell’abitudine di George di attaccarsi alla bottiglia sa di dover parlare. Gli chiedeva sempre di smettere, l’ultimo anno era diventato un argomento più aspro, numerosi tentativi erano andati male, fino a quella cena nel 1986 in Colorado, quando le bottiglie di vino da 60 dollari l’una andarono via una dietro l’altra, e il risveglio fu più impastato e lancinante del solito. Da quel giorno lui semplicemente smise di bere, Laura confida che il vero merito non è suo, ma della notoria tirchieria di lui. Smise perché il conto di quella cena toccava a lui. L’anno peggiore è il ’92, quando il suocero viene sconfitto a sorpresa dallo sconosciuto Bill Clinton. L’anno dopo non è contenta che il marito intenda sfidare Ann Richards, la popolare governatrice del Texas. Ma andò bene, e la magione del governatore di Austin è diventata la casa di famiglia con figli teenager che spesso invitano gli amici per studiare e stare insieme.

A Laura piace la figlia Jenna che le assomiglia nel volto, il carattere è quello da compagnone del padre; Barbara invece ha gli stessi occhi profondi del nonno famoso ed è quieta, tanto lontana dal Texas che nel ’98 se ne è stata tutto l’anno a studiare in Italia, a Roma. Ad Austin è avvenuta la metamorfosi di Laura. La bibliotecaria timida e introversa ha imparato a guardare il pubblico e si è esercitata nelle attività benefiche. Sa di dover imporre un nuovo modello. Gli americani non hanno le idee chiare su quello che vogliono dalla first lady e l’ondivaga popolarità di Hillary Rodham Clinton non ha chiarito le cose. Dovrà cercare di apparire già nella Convention, che il 28 luglio comincia a Filadelfia, come la donna che può parlare a tutti: tradizionalista ma indipendente, moderata ma determinata, moglie devota ma non sottomessa. Non la piccola donna noiosa dietro l’uomo di successo. Si occuperà di istruzione, biblioteche, infanzia, di violenza nelle scuole. Per Filadelfia ha già preparato alcune frasi alle quali tiene. Soprattutto il saluto finale: “Abbiamo una vita, amici e una famiglia fuori dalla politica. Resteremo le stesse persone, non importa quel che accade. Ma questa deve essere una grande avventura, che si perda o che si vinca”. Se lo pronuncerà, sarà sicura di essere proprio Laura Bush. A Hillary non verrebbero mai in mente.   

In breve

E’ nata 53 anni fa a Midland, cittadina del Texas, da una famiglia di costruttori. Laureata in Pedagogia, faceva la bibliotecaria quando nel 1977 ha incontrato e sposato George W. Bush. Hanno due figlie gemelle di 18 anni, Jenna e Barbara, dai nomi delle due nonne. Ha tenuto il suo primo discorso politico durante la campagna per il Congresso del marito, nel ’77. Allora Bush perse, oggi può diventare presidente degli Stati Uniti. Laura Welch sarebbe una first lady all’antica, di quelle che restano dietro le quinte. Ma conterebbe molto.

Maria Giovanna Maglie è stata inviato dell’Unità e del Tg2 e corrispondente del Foglio da New York. 
 

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