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Abdelaziz Bouteflika

Abdelaziz Bouteflika sarà eletto, per la terza volta, presidente. E’ il sigillo di un potere semidittatoriale, a copertura di un controllo del paese basato essenzialmente sulle trame dei servizi segreti, che Bouteflika intende ora prorogare per altri cinque anni.

9 Aprile 2009 alle 00:00

L’unica sorpresa che possono dare le urne algerine è la percentuale dei votanti, che nel 2004 fu soltanto del 55 per cento. Il risultato è invece scontato e Abdelaziz Bouteflika sarà eletto, per la terza volta, presidente. E’ il sigillo di un potere semidittatoriale, a copertura di un controllo del paese basato essenzialmente sulle trame dei servizi segreti, che Bouteflika intende ora prorogare per altri cinque anni.

Nemmeno uno degli obiettivi che Bouteflika ha promesso di conseguire nel corso dei due precedenti mandati è stato raggiunto. La crisi economica è sempre gravissima (cinque milioni di algerini vivono in povertà assoluta); la graduale sostituzione del petrolio – che entro il 2020 dimezzerà i proventi – con lo sviluppo dell’industria e del turismo non è stata neanche avviata; il terrorismo non è stato espugnato, ma soltanto contenuto in una ormai cronica dimensione di quattro-cinquecento morti l’anno (vicina a quella dell’Iraq di oggi). La questione della Cabilia è sempre più grave e i berberi cabili continuano a lottare per le loro pur blandissime richieste di autonomia. Neanche la promessa di un miglioramento del codice di famiglia dettato dagli ulema è stata mantenuta e le donne algerine per sposarsi – di fatto – devono ancora essere autorizzate dai maschi.

Quanto a democrazia, il quotidiano Le Monde denuncia in continuazione la sistematica persecuzione di giornalisti, il loro arresto, la loro condanna. Una legge di due anni fa spiega l’essenza autoritaria su cui si regge il regime di Bouteflika in un matrimonio blasfemo tra il laici del Fronte nazionale di liberazione (Fnl) e il fondamentalismo: dal 2006 chiunque tenti di convertire un islamico è condannato a due anni di prigione.

Bouteflika regna grazie alla cooptazione del fondamentalismo islamico nello stato e nelle sue leggi. Ha creato un “recinto” di democrazia, ristretto ai salafiti che hanno abbandonato la logica del jihad che portò alla guerra civile del 1992- 98, ad alcuni intellettuali laici che sono veementemente accusati in Francia di reprimere il dissenso – come il ministro della Cultura Khalida Toumi – e il tutto si regge sulla potenza e sulla penetrazione nella vita del paese dei servizi segreti. E’ un modello classico di autoritarismo islamico, democrazia ristretta a una piccola cerchia sociale, rifiuto di ogni concessione di autonomia alle minoranze, incapacità totale di sviluppo economico e, soprattutto, una minima base di consenso popolare, retta dai profitti del petrolio e dall’abbandono di ogni prospettiva laica con continue concessioni alla sharia più retriva.

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