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Simona Ventura

Simona Ventura compie gli anni il 1° aprile. Segno dell’Ariete, ho pensato per prima cosa, e mi sono un po’ preoccupata. Il secondo pensiero è stato: che cosa potrò scoprire di nuovo? Simona Ventura è così famosa che i lettori sanno già tutto. Conduce contemporaneamente due programmi televisivi e nell’ultimo mese ha rilasciato interviste a tutti i giornali d’Italia. L’unico a cui ha detto di no è Gigi Proietti, che le aveva offerto una parte, e ancora lei se ne dispiace.

7 Aprile 2009 alle 00:00

Dal Foglio del 1 aprile 2001

Simona Ventura compie gli anni il 1° aprile. Segno dell’Ariete, ho pensato per prima cosa, e mi sono un po’ preoccupata. Il secondo pensiero è stato: che cosa potrò scoprire di nuovo? Simona Ventura è così famosa che i lettori sanno già tutto. Conduce contemporaneamente due programmi televisivi e nell’ultimo mese ha rilasciato interviste a tutti i giornali d’Italia. L’unico a cui ha detto di no è Gigi Proietti, che le aveva offerto una parte, e ancora lei se ne dispiace. In ogni modo, penso che anch’io dovrei incontrarla. Dicono che è di compagnia, alla mensa di Mediaset va sempre a mangiare con una banda di persone. Telefono al suo segretario, Domenico Zambelli. È stato anche suo testimone di nozze, è molto gentile: “Venga martedì alle due e mezza a casa di Simona”. Per strada vedo la Ventura su un manifesto che reclamizza un metodo per dimagrire, l’orologio di corso di Porta Vittoria segna le 14 e 33, a Milano piove, una governante in divisa verde-azzurra mi apre la porta.

Mi aspettavo un loft, entro in un tradizionale appartamento d’epoca in penombra. Da un corridoio prende forma Domenico. Poi si materializza il ciclone Ventura. Mi sorprende. Non l’immaginavo così alta. È molto più magra di come appare in televisione e anche molto più giovane. È appena tornata dalla palestra, indossa maglietta, pantaloni neri e porta un paio di scarpe d’aerobica enormi, deve avere il 40 di piede o giù di lì. Non è truccata e ha i capelli legati in una coda di cavallo. I suoi due figli – Niccolò, due anni e Giacomo, cinque mesi – sono a Viareggio con i nonni. Lei mi sembra un po’ nervosa, mi strappa dalle mani le pallide rose che le ho portato, “grazie” dice, poi indica un divano e mi allunga un cuscino con i cuoricini. Non le stacco gli occhi dal naso. Racconta: “L’avevo aquilino, poi l’ho rifatto tre volte. Non mi veniva bene. Non ho remore a dirlo. Le altre si sono rifatte molto di più, io solo il naso”. Lo voleva come Raffaella Carrà, ha sempre voluto imitare Raffa. Quando aveva tre anni, imparava a copiarla facendo le prove davanti allo specchio. Però adesso che ne ha 36 non le somiglia per niente. Simona è la pungolante conduttrice delle “Iene” su ItaliaUno. Il programma è un successo consolidato e pare che ultimamente lei si senta in competizione con gli altri due conduttori, Fabio Volo e Andrea Pellizzari. Contemporaneamente Simona è anche la primadonna di “Matricole”, altro show ridanciano e irriverente, e da fine aprile condurrà un nuovo programma. Andrà in onda il venerdì sera su Canale 5 e si chiamerà “Piccole Canaglie”.

“Che cos’è?”, domando. “Una trasmissione che rivela quanto sono bastardi i bambini”, risponde. Ha fatto carriera perché ha avuto due grandi fortune: è stata bocciata all’esame di giornalismo ed è stata licenziata dalla Rai. “Sono stata anche radiata dall’ordine dei giornalisti per aver fatto pubblicità alla Citroën”, precisa orgogliosa del proprio curriculum. “Come mai la bocciatura?”, domando. “Avevo fatto un tema di cronaca nera. Ho scritto ‘un operaio’ con l’accento”, risponde. E mi piazza davanti una fetta di strudel. “Con l’apostrofo”, la corregge Domenico, mentre mi versa cortesemente il tè. “Già, con l’apostrofo. Mi confondo tutte le volte”, si mortifica lei. “Ma non avevi scritto ‘coscie’ con la i?”, chiedo io, che l’ho letto su un sito Internet. “No, non arrivo a tanto. Ho scritto ‘un operaio’ con l’accento”, insiste. “Con l’apostrofo”, corregge di nuovo Domenico. “Okay, con l’apostrofo”, si arrende lei.

Beve un caffè ma non tocca lo strudel. “Perché sei stata licenziata dalla Rai?”, continuo. “Sinceramente non lo so. Facevo i servizi per la ‘Domenica sportiva’, mi aveva voluta Tito Stagno. Un giorno è arrivato un capostruttura cattocomunista, ha assunto Alessandra Casella al posto mio e mi ha rimandata a casa”. “Come si chiamava il capostruttura?”. “Ce lo chiedono tutti. Non ce lo ricordiamo mai”, sospira Domenico. “Che cosa ricordi della ‘Domenica sportiva’?”. “Giacca e minigonna Versace. Camicia e microsottana Ferré”, risponde lei. “Quando Stagno se n’è andato, a ogni puntata accorciavo l’orlo. L’audience saliva, però i colleghi non gradivano. Un giorno la regista mi ha chiamato in disparte. Voleva convincermi a cambiarmi. Io ho tenuto duro e sono rimasta in minigonna”. “Quanto guadagnavi allora e quanto guadagni adesso?”, le chiedo. So che amministra il suo patrimonio con oculatezza. Possiede un ristorante a Milano, il Basilico, questa casa è sua, ma viene dalla gavetta vera e vuole mettere da parte i soldi per i figli. Fa un po’ i conti: “Allora tre milioni e mezzo al mese compresi straordinari, sabato e domenica. Oggi lavoro un giorno la settimana e guadagno come minimo dieci volte tanto. Allora il mio fidanzato mi aveva lasciata perché invece di accompagnarlo in barca a Cala Galera correvo a Empoli per la partita. Però quel licenziamento mi è sembrato lo stesso un’ingiustizia enorme”.

Questo è il succo concentrato del mio incontro con Simona. Dopo, telefono a un suo ex fidanzato. Non è il signore che andava in barca a Cala Galera, si chiama Darwin Pastorin, è un giornalista, direttore dello sport a Stream. Sono stati insieme due anni. Da principio avevo pudore a chiamarlo, perché pensavo che fossero fatti suoi se era stato con la Ventura.

Poi ho preso coraggio. Darwin è molto cordiale: “Ciao, come stai? Simona sa che ci parliamo?”. “Certo”, mento io, “come vi siete conosciuti?”. Con mia sorpresa, prende la rincorsa: “L’ho vista per la prima volta allo stadio delle Alpi di Torino. Io scrivevo per Tuttosport, lei era una studentessa dell’Isef che si divertiva a fare le domande ai calciatori. In quel periodo, organizzavo a teatro serate dedicate al calcio. Lei è venuta a vedere un dibattito con la sua amica Susanna, ex fidanzata di un calciatore della Juventus. Io mi sono innamorato dell’amica. Ma nell’89, finita la storia con Susanna, in discoteca a Volpiano mi sono messo con Simona. Lei lavorava per una piccola tivù di Torino e sognava di presentare la ‘Domenica sportiva’. Volevo aiutarla a entrare in quel mondo. Ho chiamato Lino Cascioli, un giornalista che allora era a Gbr, la tivù di Anja Pieroni. Simona ha fatto il provino, l’hanno considerata molto brava, le hanno affidato tre programmi alla settimana. Così ha fatto il salto”. Ho bisogno di parlare con Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera. La Ventura lo chiama “Il professore”. Lui l’adora perché sono tutti e due tifosi del Torino. Probabilmente crede che lei sia sempre stata fedele ai granata. Forse non sa che a un certo punto Simona li ha traditi per il Milan. Quando a Barcellona Franco Baresi ha alzato la coppa dei Campioni, la Ventura si è commossa pensando ai tifosi che avevano visto i rossoneri giocare contro la Cavese in serie B.

Comunque, Grasso mi dice: “Nel 1990 Simona seguiva i Mondiali di calcio per Telemontecarlo, ed era un mezzo disastro. Faceva quel giornalismo ‘cucuzzaro’ preso in giro da Paola Cortellesi a ‘Mai dire gol’: domande lunghissime che non volevano dire niente. Come risultato, c’erano le risposte vaghe di gente che non aveva capito l’intervista. Per sua fortuna poi la Gialappa’s l’ha chiamata. E Simona, che stava crescendo come figlia della Carrà, ha avuto l’intelligenza di farsi prendere in giro a ‘Mai dire gol’. Così ha svoltato”. La passione per il calcio gliel’ha trasmessa suo padre. “Ri-no, uf-fi-cia-le del ge-nio fer-ro-vie-ri”, mi scandisce bene il signor Edgardo Pocorobba che fino al 31 dicembre 1999 è stato segretario del liceo scientifico Newton di Chivasso, la scuola dove si è diplomata la signorina Ventura. Pocorobba racconta che quella di Simona è una famiglia di tutte donne – madre Anna, sorella Sara, nonna Gelsomina – eccetto Rino. Il signor Ventura faceva anche l’arbitro in serie C. Per la figlia era un modello. Non potendo fare il militare, si è messa in testa di conquistare almeno il calcio. Virna Rocchetto vende scarpe a Chivasso, ed è rimasta sua amica. Bisogna specificare che è una delle poche in paese.

Adesso che è famosa, la Ventura esce con Alessia Marcuzzi, Mara Venier, Alba Parietti, ma quando torna dalla sua famiglia molti degli ex ragazzi della compagnia del bar Gb evitano di salutarla. È il loro modo privato per vendicarsi del suo successo. A parte questo, ora Virna Rocchetto va sempre in montagna la domenica. “Quando ero piccola, invece, la passavo a casa Ventura”, racconta. “I nostri genitori sono amici. Sara si chiudeva in camera sua, mentre sua sorella Simona, suo padre e il mio stavano incollati davanti alla televisione per la ‘Domenica sportiva’. Simona gridava più di tutti e zittiva suo papà. S’intendeva di falli, rigori, calci d’angolo, dava il nome preciso a tutte le azioni e a tutti i calciatori”. Preferisce i difensori. Con un portiere, Gianluca Pagliuca, la Ventura aveva aperto un ristorante a Milano, il Tribeca Lounge, poi l’ha venduto. Con un terzino si è sposata. Lui è Stefano Bettarini, gioca nel Venezia. Si sono conosciuti a Novara, in discoteca. Gliel’ha presentato il segretario Domenico. Le donne considerano suo marito un uomo molto bello. È di ottima famiglia, ma non un fuoriclasse del pallone. Non ha mai vissuto con Simona, perché ha sempre dovuto abitare dove giocava: a Cagliari, Firenze, Bologna. Ora, ovviamente, a Venezia. Ha sette anni meno di sua moglie. Stavano insieme da poco, quando un giorno Stefano ha suonato alla porta di Simona. Sorrideva e teneva in mano un vassoio di paste. La governante si è precipitata a chiamare la Ventura: “C’è il panettiere, che bel ragazzino”. Hanno messo al mondo due bambini, ma Simona non ha mai interrotto il lavoro. Aveva il pancione e andava in onda. È una stakanovista vera. Tra pubblicità, telepromozioni, trasmissioni e comparsate si è fatta venire la gastrite per lo stress. Un anno ha accettato di fare 260 serate di fila. La verità è che ha paura di perdere il successo: è il problema di quelli che hanno fatto la gavetta. Il lunedì, però, non c’è per nessuno. Non registra trasmissioni, non concede interviste, non presenta libri, non taglia torte in discoteca.

Il lunedì è il giorno libero di Stefano. Lei non indossa il pigiamone di flanella con i topi, quello che suo marito odia: “Se ti vedo ancora conciata così, ti mando al ‘Brutto Anatroccolo’”. Vanno a letto e si cercano con i piedi e con le mani. Lei è molto gelosa. L’hanno vista soffrire per Bettarini. Quando aveva sedici anni, a Chivasso l’hanno vista piangere anche per un ragazzino che si chiamava Maurizio ed era innamorato di un’altra. In televisione gioca a fare il maschiaccio, ma io credo che il ciclone Ventura sia in realtà una fanciulla delicata.


In breve
È nata il 1° aprile 1965 a Bentivoglio, in provincia di Bologna. È cresciuta a Chivasso. Ha vinto il titolo di miss Muretto. Ha debuttato in televisione in Rai, a “Domani sposi” al fianco di Giancarlo Magalli. Inviata di “Domenica in” e co-conduttrice della “Domenica sportiva”, è stata bocciata all’esame di giornalismo. Ha conquistato pubblico e critica televisiva con il programma “Le iene”. È sposata con Stefano Bettarini, 29 anni, calciatore del Venezia, ha due figli: Niccolò, due anni e Giacomo, cinque mesi.

Silvia Grilli vive a Milano, dove è caporedattore di Panorama. Scrive di costume e cultura.

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