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Vladimir Luxuria

Di sacrifici Vladimir ne ha fatti tanti. Fare il travestito è soprattutto costoso. Gli abiti devono attirare l’attenzione, e devi trovare la sarta giusta. Le scarpe col tacco numero 45 sono introvabili, o a prezzi proibitivi. E poi ci sono le parrucche, i toupet, i collant, la biancheria intima. Il trucco costa una fortuna, ma come può farne a meno una drag che si rispetti. I peli sono un tormento, centomila lire a settimana come minimo, oppure milioni e torture per il laser definitivo.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Pubblicato sul Foglio il 30 luglio 2004

Di sacrifici Vladimir ne ha fatti tanti. Fare il travestito è soprattutto costoso. Gli abiti devono attirare l’attenzione, e devi trovare la sarta giusta. Le scarpe col tacco numero 45 sono introvabili, o a prezzi proibitivi. E poi ci sono le parrucche, i toupet, i collant, la biancheria intima. Il trucco costa una fortuna, ma come può farne a meno una drag che si rispetti. I peli sono un tormento, centomila lire a settimana come minimo, oppure milioni e torture per il laser definitivo. L’ombra della barba resta sempre, la coprono soltanto i ceroni delle profumerie teatrali. Non è che l’inizio, ché ci vogliono un paio d’ore prima di essere presentabili, e certe volte le occhiaie non si riescono proprio a coprire, come il pomo d’Adamo, che spunta sotto costose e raffinate sciarpe di seta e voile. Mille particolari fanno la star, non bastano mai le calze coprenti da 70 denari, i bustini stringivita, le spalline di gommapiuma per gonfiare il reggiseno. Ne ha fatti di sacrifici Vladimir, per questo gli è bruciato tanto il tradimento di Francesco e degli altri. Non è riuscito proprio a nasconderlo quella sera dietro le tende del Costanzo Show, quando il sindaco gli si è avvicinato e gli ha sussurrato: “Hai cambiato colore di capelli?”. Perciò gli ha sibilato in risposta: “Io solo il colore”. Voleva farglielo capire che, bionda platino o nero corvino, Vladimir Luxuria non perdona di essere stato messo da parte, dopo tutto quello che ha fatto per la causa. Poche sere dopo, alla sfilata di moda gay al Circo Massimo, Imma Battaglia spiega che senza Rutelli il Gay Pride non si sarebbe mai potuto fare. Vladimir guarda in basso, si adombra, si intristisce, infine, per rispetto verso la nuova leader, tace. Ma non capisce.

Sì, perché Luxuria è sempre stato un fedelissimo alla linea. Per anni ha infuocato gli animi degli omosessuali gridando dal palco di Muccassassina di votare Pds e di unirsi contro Berlusconi. Allora era solo. Vladimiro Guadagno, Vladimir nell’ambiente, era solo un estroso travestito di provincia, quella di Foggia, arrivato a Roma nell’85 per studiare all’università. Padre camionista e madre casalinga, Vladimiro alle elementari studiava dai preti al San Giovanni Bosco, a quindici anni si travestiva in casa. A diciotto comincia a farlo anche fuori. Se lo ricordano tutti al Dirty Dixy di Foggia, l’unico locale gay all’epoca in Puglia. Camicioni colorati, minigonne d’oro, trampoli di sughero, un mix senza stile, un po’ baraccone, ma erano gli inizi. A Roma studiava Lingue di giorno, e la notte, sul marciapiede all’angolo tra Piazza di Porta Maggiore e via Casilina, diventava Luxuria. Il quartiere popolare del Pigneto è la sua vera patria. Lì ha iniziato a lavorare prendendo il posto di Miss Piggy, una anziana prostituta romana, ormai in pensione, al fianco del suo inseparabile amico, la Karl du Pigné. Lì ha comprato casa e ci vive anche adesso che è ricco e famoso. Di sacrifici Vladimir ne ha fatti tanti. Prima entra in un gruppo musicale che si chiama Accanto, senza successo. A Roma conosce Luciano Parisi e Giorgio Gigliotti, nomi noti nelle notti romane anni 80, e fondatori della serata di Muccassassina al Villaggio Globale di Testaccio. Vladimir non è mai stato un discotecaro incallito. Di notte lavora, di giorno lavora, non ha tempo per il divertimento. Ma l’occasione gli si presenta quasi per caso: Muccassassina rimane senza una direzione artistica e Mario Mieli gli chiede di prendere in mano la situazione. La serata si sposta al Castello, proprio di fronte alla Basilica di San Pietro.

L’esordio è un successo. Ogni venerdì notte Roma si accende di luci e paillette colorate. La gente arriva da tutta Italia e Vladimir accoglie tutti all’entrata, ogni sera un travestimento diverso. Non dimentica gli amici, Karl du Pigné e Miss Piggy fanno ambience ogni sera. Per le bionde, di qualunque sesso, Chanel N°5, spruzzato a volontà. Arrivano i primi soldi, lo chiamano a cantare nella piazza di Tropea, allo Zip di Riccione, alla Festa dell’Unità a Roma e a Terni, in piazza San Carlo a Torino e con Elio e le storie tese al Sistina. Dal 1994 partecipa a tutti i Gay Pride, cantando sempre a fine manifestazione. Muccassassina si sposta al Palladium, poi al Qube e infine all’Alpheus. Vladimir lavora sodo, non lascia nulla al caso. Lancia Biba La Rue, e le Porompompero. Sono amici, lavorano per divertirsi, e gran parte dei proventi della serata sono destinati alla ricerca sull’Aids. Nel ’96 decide di aprire un ristorante, il primo drag restaurant d’Italia e lo chiama Muccassaggia. Anche qui Luxuria sta all’entrata, accoglie gli ospiti uno a uno. Resiste una decina di giorni e chiude. Lo liquida così: “Quando una drag entra in cucina, vuol dire che ha sbagliato stanza”. Ci riprova con la moda. Inaugura al Foro Italico la prima sfilata di “Bassa Moda”, in passerella sfilano i vestiti di bancarelle dell’usato, ma anche questo non avrà successo. Nello stesso anno si inventa “Uno specchio per Narciso” la prima sfilata di moda gay. I suoi contatti con il Comune di Roma migliorano, per le sue manifestazioni vengono concessi spazi importanti, da Campo de’ Fiori a Piazza Venezia, fino all’irraggiungibile Circo Massimo rifiutato addirittura ad Amnesty International. Vladimir li ripaga col suo naturale allineamento istituzionale. Drag sì, ma molto impegnata. E qui finisce la trasgressione. Ambientalista, abolizionista, amnistista, animalista, sposa tutte le cause politicamente corrette. Ogni sua comparsa pubblica acquista un significato politico. E i giornali ne parlano. Alla prima della “Carica dei 101” si presenta vestito da Crudelia Demon, bella da fare invidia a Glenn Close. In realtà è un agente in incognito della Lav, contesta le donne in pelliccia, e fra tutte prende di mira la giornalista tv Rosanna Cancellieri riempiendola di insulti irripetibili. A Carnevale, sempre nel ’97, caccia platealmente un ragazzo da Muccassassina, perché si era travestito da Hitler. Ad aprile presenta in discoteca la prima di “Hammam” di Ferzan Ofzetek, a maggio coordina un dibattito al Palazzo delle Esposizioni a Roma sulla “Nuova sessualità”. A ottobre è in prima fila alla marcia animalista. A dicembre canta all’ospedale Spallanzani di Roma in occasione della giornata mondiale contro l’Aids. E’ nato il personaggio. Per Vladimir comincia una nuova stagione. La facoltà di Sociologia a Genova lo invita a tenere una lezione dal titolo “Sessualità e corpo”, e finalmente il salotto buono della tv apre le porte. E’ aprile del ’98 e Vladimir Luxuria compare al “Caffè della Domenica” su Tmc e al “Maurizio Costanzo Show” su Canale 5, indossando un ampio vestito patriottico bianco, rosso e verde, la Rossella O’Hara nostrana en travesti. Vladimir viene invitato tanto spesso nelle trasmissioni perché deve dare scandalo, e per far cadere nella trappola del moralismo facile gli ospiti meno graditi. A “Porta a Porta” Irene Pivetti lo insulta pubblicamente, pochi giorni dopo Sabina Guzzanti lo invita alla “Posta del cuore”. Radio Centro Suono gli affida una trasmissione, “Luxuria in pillole”. Gattinoni lo fa sfilare col suo famoso abito vivente. Il cinema continua a proporgli parti da travestito, Vladimir le accetta senza dimenticare i suoi amici, quelli che dopotutto gli sono rimasti vicini. Da bravo ragazzo impegnato cerca di non diventare schiavo della sua immagine di diva.

Di sacrifici Vladimir ne ha fatti tanti per la causa della sinistra
che ama. Eppure dalla sera alla mattina si è trovato messo alla porta, colpevole di non essere presentabile. Una cosa è far proseliti e tirar su consensi, l’altra mettersi a capo della nascente lobby gay che va a Palazzo. L’intellighenzia di sinistra si esprime in molte sedi, ma basti la penna di Barbara Palombelli su Repubblica, quando sentenzia, fulminea come sempre, che “i gay di solito non si coprono di piume”. Non c’è niente da fare, Vladimir non riesce a essere politically correct anche se ci prova con tutto il cuore. Peggio, negli ultimi tempi macina una gaffe dopo l’altra. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Agricoltura si dichiara bisessuale? Luxuria: “Sono bisessuale anch’io, mi piacciono gli uomini e i maschi”. L’establishment della moda italiana si rifiuta di sfilare alla sua serata, “Uno specchio per Narciso”? “La moda quando è lì è tendenza, quando è qui è frociaggine”. La destra perseguita gli omosessuali? “Se non ci fossero i fascisti, trans e travestiti non farebbero una lira sui marciapiedi”.

La botta finale gliela dà Michele Santoro.
Luxuria si permette di contestare la sua trasmissione sul Gay Pride, che in verità non è piaciuta quasi a nessuno, Roberto Zaccaria e cda Rai in testa. Dichiara: “Un becero collage di immagini provocanti montate ad arte. Gli intervistatori incitavano trans e coppie gay ad atteggiamenti lascivi. Che pagina nera”. Lui risponde annunciando querele a suon di miliardi, forse per lesa maestà. Così la breve stagione politica di Luxuria è finita. Vuoi mettere con l’androgina eleganza di Imma Battaglia, nuova leader arrivata per restare? Veltroni l’apprezza, Cossutta la rispetta, Bertinotti la adula, della Francescato è proprio amica. Nei laboratori di consenso della sinistra la Battaglia e Franco Grillini sono indicati come i due omosessuali in grado di raccogliere migliaia di consensi in un momento così cruciale per lo schieramento e la suddetta sinistra. A Vladimir resterà il granducato del Pigneto, anzi del Pigné. Con sua sorella che gli fa da segretaria, la tata che si occupa di lui, il marciapiede fra Porta Maggiore e via Casilina dove ogni tanto, per divertimento, torna. Come dice la canzone, nessuno mi può giudicare.

di Stefano Palumbo

In breve

Vladimiro Guadagno è nato a Foggia nel 1965. Inizia a esibirsi al Dirty Dixy, unico locale gay all’epoca in Puglia. Nel 1985 si trasferisce a Roma, studia Lingue all’Università. Di notte diventa “Luxuria”. Con la direzione artistica delle serate di Muccassassina arriva la notorietà. Canta alle Feste dell’Unità, al Sistina. Dal ’94 le sue canzoni chiudono le manifestazioni dei Gay Pride. Militante di sinistra, tiene lezioni su “sessualità e corpo”, partecipa a battaglie animaliste, è ospite fisso di Maurizio Costanzo e in programmi radio e tv.


Stefano Palumbo, nato a Roma nel 1968, giornalista, è autore di testi per la televisione, scrive di costume.

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