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Valery Giscard d’Estaing

Non sono mai stata una campionessa di sci. Ero più spesso col sedere a mollo nella neve che in piedi. È in questa posizione per me consueta che incontrai per la prima volta Valéry Giscard d’Estaing. Con me c’era naturalmente il mio cane Charly.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Non sono mai stata una campionessa di sci. Ero più spesso col sedere a mollo nella neve che in piedi. È in questa posizione per me consueta che incontrai per la prima volta Valéry Giscard d’Estaing. Con me c’era naturalmente il mio cane Charly. Vedendomi a mal partito nella neve e credendo che fossi aggredita da un cane, Valery si precipitò in sci, scivolò cadendo e Charly si fiondò su di lui a mordendogli un polpaccio. In sostanza ci trovammo tutti e due con i quattro sci per aria, ridendo come pazzi mentre ci presentavamo a vicenda. Il mio chalet non era lontano e siccome il polpaccio di Giscard d’Estaing era un po’ malconcio gli proposi di farsi medicare a casa mia. Nella mia vita, a causa dei miei cani, mi è capitato spesso di chinarmi, con un batuffolo di cotone imbevuto di mercurocromo, sulle parti generalmente più nascoste dei più importanti uomini politici.

Dopo il ministro delle Poste Marette, al quale avevo spennellato di tintura di iodio le natiche prima di avere l’onore di vederlo in faccia, ecco che mi trovavo a trattare le gambe ignude del ministro delle Finanze appena incontrato. Così ebbe inizio la mia amicizia con Valéry Giscard d’Estaing. Amicizia che durò a lungo, ben dopo la mia partecipazione a suo favore alla campagna elettorale del 1974. È grazie a lui che, mentre mi trovavo nel 1977 in Canada per la mia difficile crociata, la Francia decise di proibire l’importazione delle pelli di foche neonate. E sempre grazie a lui sono riuscita a ottenere nel 1980 l’abolizione degli scandalosi esperimenti di Lyon-Bron, dove animali vivi, quasi sempre poveri babbuini, venivano fissati a un sedile e scagliati a grande velocità contro un muro di cemento dove si spappolavano, esplodendo in un miscuglio sanguinolento di arti spezzati e cervelli sbriciolati, mentre altri animali aspettavano il proprio turno assistendo impotenti a questo orrendo massacro. E tutto ciò per testare l’efficacia delle cinture di sicurezza.

Valéry veniva a sbracarsi nel mio piccolo chalet di Méribel, fuggendo da Courchevel, località “c’ero anch’io” brutta e pretenziosa, dove evidentemente si annoiava a morte. La sera, assieme a Johnny Halliday, Sylvie Vartan, Chantal Goya e al fotografo di Match François Gragnon giocavamo ai “mimi”. Per noi era una cosa molto seria. Cronometrati dall’arbitro non esitavamo ad assumere le posizioni più grottesche, a fare i gesti più osceni e le smorfie più ridicole per guadagnare secondi preziosi. Ed ecco che una sera Valéry, che ardeva dal desiderio di integrarsi del tutto nel gruppo, decise di unirsi al gioco. E per di più nella mia squadra. Io ero assai scocciata. Ci avrebbe fatto perdere. Quando è il suo turno lo vedo leggere il titolo del film da mimare, grattarsi la testa, gettare uno sguardo smarrito in giro e precipitarsi in cucina dove Madame Renée sta passando lo strofinaccio. Ci stava facendo perdere minuti preziosi! Ma eccolo riapparire a cavallo di una scopa, lo strofinaccio sgocciolante sulla testa e mettersi a saltare per il salotto facendo boccacce orrende. Il risultato immediato fu di scatenare un fou rire generale, mentre François Gragnon si strappava i capelli, si mangiava le mani e pestava i piedi dalla rabbia per non avere sottomano la macchina fotografica. Valéry Giscard d’Estaing stava mimando il film “Le streghe di Salem”…

Un’altra volta squillò il telefono. A rispondere fu la mia amica Monique. Era Valéry Giscard d’Estaing. Sentivo Monique tubare al telefono con la sua voce rauca. Rispondeva con degli oh! ah! oh sì! oh no! Alla fine stufa di questi borbottii, mi inserii nella conversazione. Valéry mi mormorava che aveva una voglia matta di conoscere di persona questa donna che l’aveva ipnotizzato con la sua voce. Gli proposi un aperitivo per il giorno dopo. Ma per vera sfortuna Monique mi comunicò che doveva assolutamente partire, nonostante il grande desiderio di incontrare un personaggio così importante. Dovevo assolutamente trovare una sostituta. Ma chi? Improvvisamente mi venne un’idea diabolica. Telefonai a Claude Deffe, un amico di Sacha Distel che io conoscevo bene e che, pur non essendo omosessuale, amava travestirsi da donna. Gli raccontai l’accaduto. Rideva come un pazzo. Io gli avrei messo a disposizione le mie parrucche, i miei collant, le mie minigonne, tutto tranne le scarpe perché io portavo il 37 e lui il 43. Decidemmo che venisse da me per travestirsi verso le sei del pomeriggio del giorno seguente. Per avere una situazione più reale e divertente, invitai alcuni amici mettendoli al corrente del tiro che stavo preparando a Giscard. Avevo spento tutte le luci, lasciando acceso soltanto delle candele, il fuoco nel camino e dei bastoncini d’incenso. Claude nel frattempo si truccava, si agghindava, si trasformava nel mio spogliatoio. Gli avevo scelto una mini-gonna nera, una parrucca bionda riccia, un golf di cotone nero a maniche lunghe e degli stivali alti. Giscard entrò annunciato da Madame Renée, ci salutò e fece i complimenti d’uso, poi cominciò a inquietarsi per l’assenza di Monique. Ma il suono del campanello ne annunciò l’arrivo. Ebbi un tuffo al cuore vedendo la figura di Claude che si stagliava all’ingresso poco illuminato del salone, anche se a dire il vero le gambe erano un po’ storte. Presentai tutti gli amici alla nuova arrivata “Monique”, con la sua voce roca e le sue gambe un po’ storte. Valéry le fece cortesemente il baciamano ma il suo sguardo si fissò in modo particolare sulla mano. Poi senza dilungarsi, ci disse che doveva andare via a causa del suo incarico, dei suoi impegni etc. etc. Io gli risposi di restare a cena, ma lui se la squagliò velocemente, troppo velocemente…

Un certo giorno di novembre, la mia amica Cristina in attesa di giudizio per un uso di droga venne condannata dalla Corte d’Assise di Marsiglia a dieci anni di prigione. Non potè nemmeno tornare a casa per recuperare la biancheria e lo spazzolino da denti. Venne trasferita immediatamente alla prigione di Baumettes così come si trovava. Eravamo tutti sconvolti. La sua governante le portò l’indispensabile, dopo di che le porte della prigione si chiusero alle sue spalle. Suo avvocato difensore era stato Robert Badinter, che del resto era stato anche il mio avvocato, e mirava a diventare ministro della Giustizia. Anche se tra noi c’era della ruggine e non ci frequentassimo più a causa di penose questioni di soldi, lui si rivolse a me. Se io volevo bene a Cristina dovevo andare a trovare il mio caro amico Valéry Giscard d’Estaing e chiedergli la grazia. Valéry, allora presidente della Repubblica, mi ricevette nel suo ufficio personale, pensando a tutt’altro, ma certamente non al problema che stavo per porgli.

“Come sta il vostro cuore, mia cara Brigitte?”. “Male Valéry, ed è la ragione per cui sono qua”. Caro Valéry, che aveva già posato la sua manina sulla mia coscia, pensando che io avessi un problema amoroso da confidargli. Quando gli parlai di Cristina, esponendo il motivo della mia visita, ne fu visibilmente scioccato. “Ma mia piccola Brigitte, il Guardasigilli ministro della Giustizia ha tutti i poteri per intervenire! Io purtroppo non posso fare niente anche se siete a chiedermelo”. “Valéry, vi supplico, se avete un briciolo d’amore per me, fate qualcosa per Cristina”. E Valéry, continuando a spostare la sua manina sempre più in su sulla mia coscia, mi domandò se poteva fare qualcosa per me. “Siete abbastanza provvista di combustibile?” (era l’anno in cui c’era penuria di combustibile!). “Certo Valéry, vi ringrazio, il solo aiuto prezioso che vi chiedo è quello di far uscire Cristina”. E' così che ho stupidamente bruciato le mie cartucce col presidente Giscard d’Estaing…

di Brigitte Bardot (“Initiales B.B., Memoires”, Grasset)

In breve
Brigitte Bardot. Dio creò la donna il 28 settembre del 1934. La donna imparò presto a danzare e a 14 anni già era sulle copertine. Quando ebbe 18 anni tentò il suicidio per Roger Vadim Plemiannikov, poi lo sposò. Sposò anche Jacques Charrier, il padre di suo figlio, e ritentò anche col suicidio: il giorno del suo 26esimo compleanno. Si sposò ancora, con Gunter Sachs Von Opel. Non fu mai perfettamente fedele. Nel frattempo la donna aveva recitato in film che fecero epoca come “Et Dieu créa la femme”, in film allegri come “Grandi manovre”, in film grami come “Il disprezzo”. Aveva provocato mode e deliri, ispirato fumetti. Ora, a St. Tropez, si occupa di animali.

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