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Le amiche di Franca Valeri

Milano, da casa mia, il 3 agosto a Forte dei Marmi, Villa “Qui sto” 

Ghitta cara cara cara, due righe in fretta per abbracciarti e pregarti di un piccolo favore. Sii così tutta carina di anticipare per conto mio il mensile alla mia nurse che partirà credo domani per l’Inghilterra. Io non posso tornare in villa ancora per qualche giorno perché non sono ancora a posto col dentista.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Milano, da casa mia, il 3 agosto a Forte dei Marmi, Villa “Qui sto” 

Ghitta cara cara cara, due righe in fretta per abbracciarti e pregarti di un piccolo favore. Sii così tutta carina di anticipare per conto mio il mensile alla mia nurse che partirà credo domani per l’Inghilterra. Io non posso tornare in villa ancora per qualche giorno perché non sono ancora a posto col dentista. Ma sto così serena sapendo Ciprianina mia affidata a te e alla tua baliona. Siete così bene allenate tutte e due povere donnine, coi tuoi cinque diavoletti santi. Come stanno? Un bacio su tutti i cinque popò. Scusa, baby, se ti ricordo che Ciprianina mia benedetta è delicata di pancino. Se ti spingi fino a Viareggio (vero che ti spingerai fino a Viareggio?) comprale dodici magliette di lana svizzera, colore rosa bebè. Non posso vederla altro che in rosa la principessa mia… Prego balia a manine giunte di non metterle mai quelle della tua pupa, anche lavatissime, per via di quelle bronchitelle che fa così spesso povero amore… Per la nutrizione non preoccuparti affatto, ho previdentemente lasciato in cucina una lista completa, giorno per giorno, ora per ora di tutto quel che la pupa deve mangiare, non c’è che da comprarle il tutto e farglielo. Non sono che nove pasterelli al giorno. Che madre esagerata sono, Ghitta mia. Hai ragione tu a non romperti tanto il capo e lasciarli uscire come vogliono.

Ah, ma non sai la più bella!… Domani ti arriverà in villa mia suocera, viene direttamente da New York, perché mio marito non ha finito di sbrigare i suoi affarucci laggiù, e lei era troppo impaziente di rivedere la bambina. E’ partita lo stesso, la vecchia matta, nonostante abbia un braccio ingessato. Cosa succederà di lei, Dio sa! Mi viene ora scrivendo un’idea... Se tu che non hai la sventura di essere sua nuora andassi a prenderla all’aeroporto di Firenze? Forse è una buona idea. Fatele trovare un buon tè a casa. Stupida stupida stupida, mi picchierei al muro questa mia testa che non può fare a meno di pensare a tutti. In fondo la vita è una sciocchezza punto divertente. Sarà che oggi tira aria di temporale, il cielo è scuro scuro e i miei nervi cominciano a fare i matti. Avrò bisogno di riposarmi molto tornando in villa. Ti invidio sai la bella serenità del mare e della pineta e la vista dei bimbi. Cosa darei per essere ora con Ciprianina mia. Sai che qui fa addirittura fresco? Con la sola sciarpa di visone sugli abiti di seta la sera si trema. Senti, baby, sai che faccio? Fammi un salto in camera degli ospiti, quella antipatica dove dorme mio marito, sai nell’armadio verdolino, in alto in alto (prendi la scala però e stai attenta che è rotta, perché l’altr’anno la cuoca è scivolata ed è ancora all’ospedale) cerca bene e vedrai che ci sono due tailleurs miei, dalli per favore alla tua cameriera e fammeli portare a Milano. Puoi stare un giorno senza servotta vero? Al mare la vita è così semplice. E mandami pure la tua giacca di visone biondo che è già nel mio armadio da quando me la prestasti l’anno scorso, soltanto che dovrai chiamare il fabbro perché la chiave del mio armadio è... qui! Ora ti lascio perché sono le sette e mezza e fra mezz’ora vengono a prendermi per uscire a cena e io sono ancora qui con la crema in viso e la vestaglia. Ma mi faceva così piacere scriverti... Ciao tesoro. Sai con chi esco? Indovina! Acqua, acquetta, fochino, focherello, fuoco…! Con Giorgio, ebbene sì, Giorgio, tuo marito! Ghitta mia, non saprò mai dirti quanto sei fortunata ad avere trovato un ragazzo come Giorgio… un tesoro tale… Stiamo insieme tutte le sere da che sono a Milano, così squisito, così tenero, così pieno di ideine simpatiche. Non c’è sera, ed è ormai una settimana che sono qui sola, che non mi porti dei fiori, dei cioccolatini, mi porta non in quei barbosi ristoranti, ma fuori, sui laghi, a ballare, facciamo sempre lo scherzo di essere due sposini (ti fa ridere vero? sì, ti vedo che ridi…). Sono proprio felice che l’abbia sposato tu un ragazzo come Giorgio. Ora scappo, scappo, perché se non mi trova pronta dirà che sono peggio di sua moglie. Ciao, tesoro, a presto, l’amichetta tua. P.S. Scusa se non ti porterò quelle pillole calmanti che mi hai detto. Ho telefonato al mio farmacista, che non le aveva e poi ho smarrito la ricetta. Bacetti!

“Le donne”, Edizioni Longanesi, 1961

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Alta moda, ovvero eccesso di competenza

Contessa, buon giorno, mi perdoni se l’ho fatta aspettare, ma ho molto pensato a lei. Ho trovato un modellino che credo proprio sia il suo genere. Semplice, sportivo, elegante. Me lo sono messo io così lei si rende meglio conto... Ecco, guardi contessa, sopra abbiamo il mantello, double-face naturalmente, così lo porta di più… la trovo molto bene contessa. Se lei mi toglie la manica e mi ci infila la gamba le fa pantalone,    carino eh?... Noi abbiamo qui dietro il grande cappuccio, impermeabile naturalmente, che applicato sul davanti coi suoi poussoirs le fa tasca canguro. Bellino eh! Sì, ci può mettere il bambino è rinforzatissimo... L’abitino è semplicissimo, un niente, però abbiamo la bottoniera fiche. Non so, un bridge, una canasta, lei gioca molto, ha la sua dotazione di fiches, simpatico eh? Togliendo poi il collettino e i polsini le fanno eventualmente... costume da bagno, carino eh?… Senza contare contessa che se lei toglie tutto, è in sottoveste, qualunque occasione, le fa rendez-vous… pratico eh!…
Sipario, n.22, dicembre 1963

di Franca Valeri

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