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Herbert G. Wells

Incontrai la prima volta H. G. Wells nel 1902 in una piccola società di discussione creata da Sidney Webb e da lui battezzata “I coefficienti”, nella speranza che saremmo stati efficienti come gruppo. Non avevo mai sentito parlare di Wells, finché Webb non me ne parlò dicendo che lo aveva invitato a diventare un coefficiente. Webb mi informò che Wells era un giovane il quale per il momento scriveva romanzi sul tipo di quelli di Verne, ma sperava, allorché questi gli avessero fatto nome e fortuna, di dedicarsi a un lavoro più serio.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Incontrai la prima volta H. G. Wells nel 1902 in una piccola società di discussione creata da Sidney Webb e da lui battezzata “I coefficienti”, nella speranza che saremmo stati efficienti come gruppo. Non avevo mai sentito parlare di Wells, finché Webb non me ne parlò dicendo che lo aveva invitato a diventare un coefficiente. Webb mi informò che Wells era un giovane il quale per il momento scriveva romanzi sul tipo di quelli di Verne, ma sperava, allorché questi gli avessero fatto nome e fortuna, di dedicarsi a un lavoro più serio. Ben presto trovai che era troppo poco intonato con la maggior parte dei coefficienti per trarre profitto dalle loro discussioni o contribuirvi utilmente. Tutti i componenti del gruppo, tranne Wells e me, erano imperialisti e si attendevano senza troppe apprensioni una guerra con la Germania. Io mi avvicinai a Wells a causa della nostra comune antipatia per questo atteggiamento. Egli era socialista e a quel tempo, ma non più tardi, considerava le grandi guerre come una pazzia. I nodi vennero al pettine quando Sir Edward Grey, allora all’opposizione, si mise a patrocinare quella che poi divenne la politica dell’Intesa con la Francia e la Russia, che fu adottata dal governo conservatore circa due anni dopo e rassodata da Sir Edward Grey quando diventò ministro degli Esteri. Io mi scagliai contro questa politica che giudicavo tale da condurre direttamente alla guerra mondiale, ma nessuno tranne Wells si dichiarò d’accordo con me. A causa della simpatia politica che c’era tra noi, invitai Wells e la sua signora da me a Bagley Wood, presso Oxford. Quella visita non andò del tutto bene. Wells, in presenza nostra, accusò la moglie di avere un accento dialettale londinese: accusa che, a mio giudizio, avrebbe potuto essere fatta più giustamente a lui stesso. Una questione più seria fu quella che si presentò a proposito di un libro da lui scritto in quei tempi, intitolato “Nei giorni della cometa”. In questo libro, la terra attraversa la coda di una cometa la quale contiene un gas che fa diventare tutti ragionevoli. La vittoria del buon senso si dimostra in due modi: una guerra tra Inghilterra e Germania, che infuriava fino a quel momento, viene terminata per consenso reciproco; e tutti adottano il libero amore.

Wells fu attaccato sulla stampa non per il suo pacifismo, ma per la difesa del libero amore. Egli rispose piuttosto vivacemente che non aveva patrocinato il libero amore, ma aveva soltanto profetato gli effetti possibili di nuovi ingredienti che venissero a trovarsi nell’atmosfera, senza dire se egli giudicasse buoni o cattivi tali effetti. Questa risposta mi parve in malafede, e gli dissi: “Perché prima avete sostenuto il libero amore, per poi negarlo?”. Rispose che ancora non aveva risparmiato abbastanza sui suoi diritti d’autore per poter vivere di rendita, e che non intendeva patrocinare pubblicamente il libero amore finché questo non gli fosse riuscito. Forse in quei tempi ero eccessivamente rigoroso nei miei giudizi, e la risposta mi spiacque. Dopo quella volta, e fino alla fine della Prima guerra mondiale, lo vidi assai di rado. Nonostante il suo precedente atteggiamento a proposito della guerra con la Germania, diventò bellicosissimo nel 1914. Fu lui che inventò la frase “una guerra per mettere fine alla guerra”. Si dichiarava “entusiasta di questa guerra contro il militarismo prussiano”. Nei primissimi giorni del conflitto, affermò che tutta la macchina militare prussiana era paralizzata davanti alle difese di Liegi… le quali caddero dopo un giorno o due. Dopo la fine della Prima guerra mondiale, i miei rapporti con Wells ridiventarono più amichevoli. Ammiravo il suo “Profilo della storia”, specialmente nella prima parte, e condividevo le sue opinioni su moltissimi punti. Egli aveva un’immensa energia e la capacità di organizzare grandi masse di materiale. Era anche un parlatore vivacissimo e divertente. Aveva occhi molto brillanti, e nelle discussioni si sentiva che prendeva un interesse impersonale all’argomento piuttosto che un interesse personale al suo interlocutore. Solevo fargli visita per il fine settimana nella sua casa nell’Essex, dove, nel pomeriggio della domenica, portava la comitiva dei suoi ospiti in visita da Lady Warwick, sua vicina di casa. Lady Warwick era un’attiva sostenitrice del Partito laburista, e nel suo parco c’era un lago circondato da enormi rane di porcellana verde, regalatele da Edoardo VII. Era un po’ difficile adattare la propria conversazione a questi due diversi aspetti della sua personalità. L’importanza di Wells derivava dalla quantità piuttosto che dalla qualità della sua opera, benché si debba ammettere che eccelleva in certe qualità. Era ottimo nell’immaginare il comportamento della massa in circostanze inconsuete, per esempio nel racconto “La guerra dei mondi”.

Alcuni suoi romanzi presentano in modo convincente eroi non molto diversi da lui stesso. Politicamente, fu uno di quelli che resero il socialismo rispettabile in Inghilterra. Ebbe un’influenza molto notevole sulla generazione che venne dopo di lui, non solo in politica, ma anche in cose riguardanti l’etica personale. Le sue conoscenze, benché mai profonde, erano estesissime. Aveva però certe debolezze che intaccavano in qualche modo la sua figura di saggio e di maestro. Sopportava molto male l’impopolarità, ed era pronto a fare certe concessioni al clamor popolare che intaccavano la coerenza del suo insegnamento. Simpatizzava con le masse, ma questo lo esponeva a condividere anche i loro occasionali isterismi. Quando era turbato dalle accuse di immoralità o infedeltà che gli erano mosse, scriveva racconti piuttosto scadenti, intesi a respingere tali accuse: così per esempio “L’anima di un vescovo” oppure la storia dei due coniugi che stanno cominciando a litigare, e che per interrompere questo andazzo passano l’inverno nel Labrador e sono riconciliati da una battaglia sostenuta assieme contro un orso.

L’ultima volta che lo vidi, poco prima della sua morte, parlò con molta passione del danno causato dalle divisioni tra le tendenze di sinistra e ne conclusi, benché egli non lo dicesse esplicitamente, che riteneva che i socialisti dovessero collaborare coi comunisti più di quanto non facessero. Questo non era stato il suo atteggiamento nei giorni del suo pieno vigore, quando soleva farsi beffe della barba di Marx ed esortare la gente a non adottare la nuova ortodossia marxista. L’importanza di Wells fu anzitutto quella di un liberatore del pensiero e dell’immaginazione. Sapeva costruire rappresentazioni di società possibili, sia attraenti sia repellenti, e tali da incoraggiare i giovani a considerare possibilità cui non avrebbero altrimenti pensato. A volte, egli ottiene questo in una maniera molto illuminante. Il suo “Paese dei ciechi” è una trasposizione in linguaggio moderno, alquanto pessimistica, dell’allegoria platonica della caverna. Le sue varie utopie, benché forse non molto solide in se stesse, sono tali da mettere in moto concatenazioni di idee che possono dimostrarsi feconde. È sempre razionale, ed evita varie forme di superstizione cui vanno soggetti gli spiriti moderni. La sua fede nel metodo scientifico è sana e tonificante. Il suo generale ottimismo, benché le condizioni del mondo rendano difficile sostenerlo, ha molte più probabilità di condurre a buoni risultati che non quel pessimismo alquanto indolente che va diventando anche troppo comune. Nonostante certe riserve, penso che si debba riconoscere a Wells di aver rappresentato una forza importante nella direzione del pensiero sano e costruttivo, in materia sia di sistemi sociali, sia di rapporti personali. Spero che egli possa avere successori, ma al momento non saprei dire chi saranno.

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