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Deng Wendi

La chiamano l’Imperatrice cinese. Dicono che potrebbe diventare più potente e regnare più a lungo dell’Imperatrice vedova, Tzu Hsi, che resse il Celeste impero per oltre mezzo secolo. Pochi dubitano che ne abbia la stoffa. Di cognome si chiama Deng (come Deng Xiaoping). Di nome fa Wen Di (americanizzato in Wendy). Il suo è un impero da 200 miliardi di dollari, 440 mila miliardi di lire, su cui non tramonta mai il sole: si estende dall’Australia all’America, passando per Gran Bretagna, Germania, Italia, Medio Oriente, fino all’India, alla Cina e al Giappone.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Dal Foglio del 28 ottobre 2001

La chiamano l’Imperatrice cinese. Dicono che potrebbe diventare più potente e regnare più a lungo dell’Imperatrice vedova, Tzu Hsi, che resse il Celeste impero per oltre mezzo secolo. Pochi dubitano che ne abbia la stoffa. Di cognome si chiama Deng (come Deng Xiaoping). Di nome fa Wen Di (americanizzato in Wendy). Il suo è un impero da 200 miliardi di dollari, 440 mila miliardi di lire, su cui non tramonta mai il sole: si estende dall’Australia all’America, passando per Gran Bretagna, Germania, Italia, Medio Oriente, fino all’India, alla Cina e al Giappone. Ha più satelliti del Pentagono. Ha un’audience superiore a quella del Papa, del presidente degli Stati Uniti, di Al Jazeera e della Cnn messi insieme.

Deng Wendi aveva poco più di trent’anni quando, nel 1999, sposò l’imperatore mondiale dei mass media Rupert Murdoch, che aveva già superato la settantina. Ora gli sta per dare anche un figlio, il quinto. Quando quella giovane cinese era apparsa a fianco del vecchio Murdoch tre anni fa, tutti si erano chiesti da dove venisse.
Di lei si sa che è nata a Suzhou, la “Venezia d’Oriente”, citata sin dai più antichi testi della letteratura cinese come la capitale dei più raffinati, sublimi e acrobatici piaceri erotici. Si sa che si è iscritta a 16 anni alla scuola di medicina di Guangzhou (Canton), dove suo padre era direttore di una fabbrica di macchine utensili. Ne aveva 19 quando fece la conoscenza, a Canton, di una coppia di americani provenienti da Los Angeles, Jake e Joyce Cherry. Jake Cherry, allora cinquantenne, seguiva per conto di una ditta americana la costruzione di una fabbrica di impianti frigoriferi industriali. Il loro interprete gli disse un giorno che una ragazza locale desiderava prendere lezioni di inglese. La signora Cherry, che era allora sulla quarantina, si assunse volentieri l’impegno di aiutarla. Diede lezioni alla giovane Deng fino all’autunno, quando tornò negli Stati Uniti per iscrivere alle elementari i loro due figli. Il marito restò a Canton a finire il progetto industriale. Qualche mese dopo, chiamò la moglie e le disse che la sua pupilla desiderava tanto potersi recare a studiare in America. Joyce, donna di buon cuore, si diede da fare. Prese informazioni presso un college locale, si premurò di espletare le formalità burocratiche per far avere alla ragazza un invito con cui potesse ottenere un visto d’ingresso negli Stati Uniti, si impegnò a ospitarla.

Deng arrivò a casa dei Cherry nel febbraio 1988. Le fecero posto nella stanza della figlia maggiore, di cinque anni, in cui c’era un letto a castello. Jake tornò a Los Angeles dalla Cina qualche mese dopo. Era ridotto uno straccio. Il sovraccarico di lavoro, la dieta cui evidentemente non era abituato, la lunga solitudine l’avevano ridotto male. La giovane Deng si prese cura di lui. Lo coccolò, cucinò, gli rinnovò il guardaroba, lo fece uscire di casa, lo portò a spasso. Lui ritornò a fiorire. Joyce le fu grata. Finché un giorno, tra le carte del marito, trovò una serie di fotografie di Wendi in pose piuttosto civettuola, scattate in camera d’albergo a Canton. Cominciò a sospettare. Cacciò di casa l’ospite. Jake fece le valigie anche lui e la raggiunse nell’appartamento che lei aveva affittato nei pressi della California State University, nella San Fernando Valley. I Cherry divorziarono. Jake sposò Wendi nel 1990. Il matrimonio non durò a lungo. Per la precisione due anni e sette mesi, appena sette mesi più del tempo che era necessario a espletare le pratiche burocratiche perché Wendi riuscisse a ottenere, da coniuge di un cittadino americano, la “green card”, il prezioso documento che consente agli immigrati di soggiornare e lavorare negli Stati Uniti.

Nel frattempo, Wendi aveva cominciato a frequentare un altro uomo, di parecchio più giovane, quasi coetaneo, David Wolf. David lavorava nell’import-export con la Cina. Ora è direttore della sede di Pechino della Burson-Masteller, una società di public relation. A Los Angeles lui e Wendi avevano lavorato per un certo tempo nell’accademia di ginnastica fondata dall’ex medaglia d’oro olimpica cinese Li Ning. Lui era il general manager della palestra, lei faceva da interprete tra l’équipe di allenatori cinesi e i genitori degli allievi. Pare che David Wolf abbia avuto un ruolo importante nel consentire a Wendi di tessere la rete di conoscenze che le avrebbero permesso di trovare lavoro dopo essersi laureata alla Business School a Yale, la prestigiosa università cui si era iscritta dopo i quattro anni di college in California. Decisivo fu l’incontro con Bruce Churchill, che dirigeva il dipartimento finanziario della Fox Tv, il gioiello della News Corporation di Rupert Murdoch. Da allora la Fox ha fatto molta strada, i suoi notiziari televisivi ora superano ampiamente, in numero di ascolti, quelli della Cnn.

Wendi non aveva particolare esperienza nel settore. Ma siccome era cinese e parlava il mandarino, Churchill la prese con sé, inizialmente come collaboratrice part-time, quando lo mandarono a Hong Kong a dirigere la locale filiale asiatica della News Corporation affiliata alla britannica Skynews. Quando Rupert Murdoch si recò in visita ai propri possedimenti asiatici, gliela assegnarono come interprete. Se ne innamorò pazzamente. Gli costò caro. Il divorzio dalla moglie Anna, con cui aveva vissuto per trent’anni, fatto quattro figli, e che l’aveva accompagnato in tutte le fasi della sua straordinaria ascesa, poteva costargli metà della fortuna. I rispettivi avvocati ci misero dodici mesi solo a stendere la lista di quel che spettava a lui e quel che spettava a lei. L’accordo faticosamente raggiunto è top secret. Ma si dice che il benservito alla prima moglie non gli sia costato meno di un miliardo di dollari. Si dice che lei, 57 anni, ci abbia sofferto parecchio. Soprattutto per il modo. “Che Rupert avesse una storia con Wendi non è cosa così originale. Ma la fine del matrimonio è dovuta alla determinazione con cui lui ha voluto continuarla. Non avrei mai pensato che l’uomo con cui avevo vissuto per trent’anni potesse essere così duro, spietato e determinato. Capii che era deciso a portare avanti la storia indipendentemente da qualsiasi cosa io potessi dire, fare o tentare per salvare il nostro matrimonio. Non gli interessava più minimamente”, ha confessato l’imperatrice ripudiata, Anna, figlia di un ex marinaio che aveva aperto una modesta tintoria a Glasgow, in un’intervista a un giornale australiano (di una catena rivale di quella dell’ex marito).

Ma non le è andata malissimo. Passato un momentaccio, si è risposata con un ricco ex vedovo, il finanziere William Mann. Wendi, la donna che ha conquistato il cuore dell’imperatore, non è alta, forse nemmeno particolarmente bella, ma ha un fisico asciutto, da atleta. Tutta muscoli, nervi, sale e pepe. Da ragazzina, a scuola, era stata campione di volley. Ha sempre avuto una passione per lo sport. E pare essere riuscita a trasmetterla pure all’attempato marito. Che ha settantatré anni e un’operazione alla prostata recente. Ma chi lo frequenta lo trova miracolosamente ringiovanito. Lui ha raccontato a Vanity Fair che si alza tutti i giorni alle sei per tenersi in forma con l’assistenza del suo allenatore privato. Dicono che ha cambiato umore e anche modo di vestire. Una volta sempre e solo doppiopetti. Ora invece va alle feste con il girocollo e, tra la sorpresa generale, talvolta smette la cravatta persino in ufficio. Cherchez la femme. O meglio: cercate la cinese. Negli anni del puritanesimo maoista si tendeva a dimenticarlo (gli altri, ma non Mao, uomo di grande cultura, profondamente permeato dalle tradizioni millenarie del suo popolo). Ma forse nessun’altra cultura al mondo ha alle spalle altrettanta attenzione all’interazione tra ying e yang, maschile e femminile. Non è nemmeno pensabile che lo studio della cultura occidentale produca una ricchezza di testi come quelli che ha analizzato il sinologo olandese R.H. Van Gulik nella sua “Sexual life in Ancient China”, il mirabile “studio preliminare” su sesso e società in Cina dal 1500 avanti Cristo al 1644 dopo. Si dice che ne abbia subito il fascino persino uno stoccafisso tutto famiglia e politica come Richard Nixon, la cui storica “apertura” alla Cina viene attribuita anche alla conoscenza di una affascinante giornalista cinese incontrata a Hong Kong. Figurarsi se non faceva effetto su uno già più birichino come Rupert Murdoch.

Ma l’influenza di Wendi su Rupert non si limita alle mura della loro residenza newyorchese a Soho, o del ranch di Bel Air in California. Ovviamente si estende anche al governo e alle strategie dell’impero. È stata soprattutto lei, si dice, a consentirgli di coronare un sogno che nutriva da un decennio, quello di estendere le sue reti televisive dentro la Grande Muraglia, penetrando il più importante mercato di telespettatori che esista al mondo. Aveva cominciato, all’inizio degli anni Novanta, col piede sbagliato, dichiarando che la tv via satellite “è una minaccia senza ambiguità ai regimi totalitari, dovunque si trovino”. Pechino ordinò di smantellare i dischi satellitari, il sogno di inondare di pubblicità a pagamento un miliardo di telespettatori si arenò. Ma proprio nei giorni in cui i teleschermi trasmettevano le immagini del crollo delle Torri Gemelle a Manhattan, Murdoch è riuscito, grazie ai buoni consigli della moglie, a ottenere il permesso di trasmettere nel Sud della Cina.

Come per tutti i grandi imperi, il maggior problema di quello mediatico di Murdoch è oggi la successione. Anche se c’è chi sostiene che l’imperatore potrebbe essere costretto, a un certo punto, a scegliere “tra i figli e il mondo”, cioè tra un’impresa enorme ma tutto sommato di famiglia e un’impresa planetaria, impossibile da controllare da parte di una sola famiglia. Questa, in ultima analisi, sarebbe la posta delle trattative in corso con la General Motors per una fusione della loro DirectTV, il maggiore fornitore americano di tv via satellite, e la sua Sky Global. I figli di Rupert e Anna seguono con ansia l’evolversi delle decisioni del genitore. Come se non bastasse, tra poco si ritroveranno al battesimo di un nuovo, ingombrante fratellino. Se sarà maschio si chiamerà Keith, se femmina Xuan. Ma a quel punto a decidere potrebbe essere la signora Wendi Murdoch. Quando l’Imperatrice vedova Tzu Hsi assunse il potere a Pechino, scalzando gli altri della famiglia imperiale che aspiravano al trono, suo figlio aveva solo cinque anni.  

di Siegmund Ginzberg

In breve
È nata a Suzhou, in Cina, nel 1968. Nel 1999 ha sposato il magnate dei media Rupert Murdoch (73 anni), cui sta per dare il quinto figlio. Ha frequentato le scuole a Guangzhou (Canton), dove il padre dirigeva una fabbrica. Nel 1988, grazie all’amicizia di una famiglia americana, si trasferisce in California. Sposa un americano, ottiene la “green card”, divorzia. Si laurea alla Business School di Yale, entra alla Fox Tv, che fa parte della News Corporation di Murdoch. La mandano a Hong Kong come interprete. Farà da interprete a Murdoch.

Siegmund Ginzberg è nato a Istanbul nel 1948, ha scritto corrispondenze da Teheran, Pechino, Tokyo, New York.   

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