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Le ore di Baranzate

Ventisei fotografie per raccontare un’integrazione che funziona nel comune più multietnico d’Italia

13 Febbraio 2020 alle 20:57

Si fa presto a dire metropoli multietnica, a predicare integrazione nei quartieri dove il dosaggio sociale, etnico ed economico ha rimescolato tutto, e dove i monopattini elettrici e la filosofia green sono risposte a domande che non si pongono. Si fa presto a parlare, poi bisogna metterci la fatica di un progetto e di un lavoro. Non succede spesso. Ma ci sono quartieri in cui il sole del buon Dio manda i suoi raggi. Uno è il Quartiere Gorizia di Baranzate, comune a nord-ovest di Milano, famoso da anni per essere il comune più multietnico d’Italia, con 70 etnie censite, il 33 per cento dei residenti (12 mila in tutto) è formato da immigrati, nonché, dati 2016, il record conseguente per il maggior numero di alunni stranieri nelle scuole. Il rapporto “Alunni con cittadinanza non italiana” redatto dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Ismu lo certificava al 53,4 per cento. Si fa presto a dire integrazione, ma Baranzate qualche record in positivo ce l’ha. Proprio nel quartiere Gorizia che, per chi ci è cresciuto e vissuto negli anni Sessanta e Settanta della grande emigrazione interna dal Meridione, è semplicemente “Baranzate di qua”, a ridosso dell’ospedale Sacco e delle fabbriche. “Di là” Baranzate era il quartiere nuovo, meglio messo.

Qui nel 2018 è partito un progetto rivolto ai bambini da 0 a 6 anni e ai loro genitori che sia chiama “Kiriku - A scuola di inclusione” che è stato selezionato dall’impresa sociale “Con i bambini” nell’ambito del Fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile. A sostenere il progetto – che finora ha coinvolto 370 bambini più i genitori e molti insegnanti: si lavora sulla salute, l’apprendimento e altro – sono partner pubblici e privati, tra cui l’associazione La Rotonda, attiva nel comune, Fondazione Bracco, Centro diagnostico italiano (Cdi), Comune di Baranzate, Istituto comprensivo Gianni Rodari di Baranzate, Politecnico di Milano, il Museo Poldi Pezzoli e la parrocchia di Sant’Arialdo, nata proprio negli anni della grande immigrazione.

Ci vuole tempo e impegno, e poi ci vuole la capacità di farlo vedere (e gli occhi per vedere).

La capacità di fa vedere ce l’ha messa il fotografo francese Gerald Bruneau, uno per il quale la definizione di “cittadino del mondo” per una volta è calzante. Oggi ha 72 anni, ha realizzato reportage nei cinque continenti e si è dedicato per molto tempo proprio al racconto fotografico dell’infanzia. Il progetto del suo lavoro è essenziale, ma convincente: raccontare cosa significhi vivere (anzi convivere) in una realtà multietnica e multiculturale attraverso la scansione della vita quotidiana di dodici famiglie, italiane e straniere. Ne è nata “Tutte le ore del mondo - Ritratti di accoglienza, relazione e cura nella Baranzate multietnica”, una mostra di 26 fotografie sulle giornate dei bambini e delle loro famiglie: il risveglio, la colazione, la scuola, i giochi in casa, le famiglie che si riuniscono, le visite mediche.

Le fotografie di “Tutte le ore del mondo” sono esposte, fino al 30 giugno prossimo, presso la sede del Centro diagnostico italiano di via Saint Bon, di fronte all’ospedale militare di Baggio. Una sede inconsueta per una mostra, ma ovviamente c’è un motivo: perché il Cdi è uno dei sostenitori del progetto “Kiriku” e perché tra gli obiettivi del progetto non c’è solo il contrasto della “povertà educativa” intesa come imparare a scrivere e parlare correttamente la lingua italiana, ma anche (e conta molto per i genitori) tutto ciò che pertiene l’educazione alla salute, all’alimentazione. Nell’agile catalogo che accompagna la mostra Diana Bracco, presidente della Fondazione, spiega le ragioni del sostegno (che data dal 2016) all’associazione La Rotonda, per un progetto di “inclusione che si nutre soprattutto di cultura”. Don Paolo Steffano, fin da quando è arrivato a Sant’Arialdo si è impegnato a ricostruire, o costruire, luoghi e occasioni di incontro tra tutte le comunità, ed è tra i sostenitori del progetto “Kiriku”. Scrive: “Alle 6 del mattino suona la sveglia in tante case del quartiere Gorizia, il risveglio è lo stesso per tutti, eppure la sua declinazione sa di cultura, perché capace di disegnare contesti completamente diversi… I luoghi senza relazioni non sono altro che scenari muti destinati a passare inosservati: le relazioni invece sono ciò che li anima e rende vivo il quartiere.

“Tutte le ore del mondo - Ritratti di accoglienza, relazione e cura nella Baranzate multietnica”. Cdi, via Saint Bon, 20. Fino al 30 giugno.

Maurizio Crippa

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