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Caccia al cinghialone

Quattrocento incidenti, milioni di danni. L’agricola Lombardia mette mano al fucile. Polemiche

11 Gennaio 2019 alle 06:00

Caccia al cinghialone

Foto LaPresse

Ci fu un cupo tempo in cui, nei palazzi della politica delle terre ambrosiane, la “caccia al cinghialone” aveva tutto un altro significato. Ma non è che l’ingombrante animalone faccia litigare di meno, oggi che anziché in effigie si presenta di persona. Tutto sta a ricordarsi che, fuori dal centro storico e dal new skyline, Milano è il comune agricolo più esteso d’Italia e la Lombardia una terra in prevalenza di monti, boschi e pianure. Molto antropizzate, come si dice, ma anche abbondantemente abbandonate a se stesse da decenni, e dunque ripopolatesi da animali selvatici come e più che in altre zone d’Italia. Non che i cinghiali pascolino in città come a Roma (persino i Verdi hanno dovuto denunciare il problema) ma se vi spingete giù nella Bassa o verso il parco del Ticino, a volte qualcosa di grosso si muove. E allora è caccia grossa.

 

Dopo che settimana scorsa, sull’Autosole nel lodigiano, un branco di cinghiali in attraversamento aveva provocato un tamponamento a catena, con un morto e feriti, l’allarme è divenuto generale, con vertici nelle prefetture e coordinamenti incrociati. Ma non è da ieri, l’allarme. Secondo i dati raccolti da Coldiretti, in Lombardia dal 2013 i cinghiali hanno provocato ben 384 incidenti stradali denunciati, che sono costati alle assicurazioni risarcimenti per 600 mila euro. Ma ancor più, i simpatici suini selvatici hanno causato 2.087 danneggiamenti agricoli, che sono costati alla Regione un milione e 670 mila euro di indennizzi. Così già nello scorso giugno la Lombardia ha approvato una delibera dell’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, che in pratica dà il via libera alle carabine. In burocratese, la leggina intende “contrastare il proliferare di cinghiali, soprattutto a tutela della sicurezza e della salvaguardia delle colture agricole”. In pratica, “è una decisione forte – disse Rolfi – che vuole essere una risposta concreta alla situazione di esasperazione che molti agricoltori sono costretti a vivere”. Nel concreto, è la possibilità agli agricoltori provvisti di regolare licenza, di abbattere tutto l’anno i cinghiali, ampliando l’attività di contenimento già in atto.

 

Apriti cielo. La libera caccia al cinghiale, già in estate, aveva fomentato polemicuzze e battutacce sulla mania per le armi e la legittima difesa tipica degli amministratori leghisti. Adesso, dopo l’allerta seguita all’incidente nel lodigiano si scatenano le associazioni ambientaliste, e in particolare l’Ente nazionale protezione animali, che invita a non lasciarsi andare a facili emozioni: “Siamo sgomenti per quanto accaduto e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone rimaste coinvolte e ai loro familiari,  tuttavia invitiamo le associazioni degli agricoltori, i cacciatori, i politici nazionali e locali a non strumentalizzare questa vicenda per chiedere insensate e antiscientifiche campagne di sterminio contro i cinghiali e gli altri selvatici, che peraltro non risolverebbero nulla”. E pensare che, se arrivasse l’autonomia, anche nel settore agricolo e della caccia la Lombardia potrebbe fare maggiormente di test sua.

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