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Maradonna

Dio del calcio, perdonaci

La "circolarità" del calcio femminile secondo Mario Sconcerti

17 Giugno 2019 alle 08:59

Dio del calcio, perdonaci

La squadra della nazionale femminile degli Stati Uniti prima della partita contro il Cile (foto LaPresse)

Sono molto preoccupata. Mario Sconcerti ha detto che il calcio femminile “ha un Dio diverso”. Non minore (per carità!) ma proprio “un altro Dio”. Apprezzo che non si sia lasciato sfuggire qualcosa di simile a quello che non troppo tempo fa disse a proposito della Juve, e cioè che non gliene fregava niente, cosa che, del calcio femminile, credo pensino molti suoi colleghi e, temo, mai e poi mai direbbero (la pagherebbero cara, per tutta la vita e oltre). Vorrei, cari amici dell’altro sesso, chiedervi di ragionare sul fatto che omettere è bene, ma stra-mettere, invece, è male e assicurarvi che si può fare senza strafare. Potete, tutti, sforzarvi di essere, se non obiettivi, almeno non politeisti? Fino a ieri non potevamo non dirci cristiani e ora per un mondiale femminile dovremo diventare induisti? Io ho appena fatto il cambio di stagione, non posso!

 

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Caro Dio del calcio femminile, se davvero esisti, perdonerai noialtre che non guardiamo le partite delle ragazze o punirai solamente i maschi che non lo fanno, o fingono di farlo, o lo fanno schifandosene e andando però poi a parlarne o a scriverne come avessero assistito al più grande spettacolo dopo il Big Bang, peraltro spiegandolo a noi, e macchiandosi quindi del vecchio reato di mansplaining? Sconcerti ha detto pure che bisogna “far diventare sempre più femminile il calcio femminile, che ha la circolarità come base, il coraggio, la sincerità delle donne, la loro generosità”. Su circolarità ho molto riso, m’è venuta in mente quella canzone di Battiato che parla degli aborigeni d’Australia e fa “Ti muovi sulla destra poi sulla sinistra resti immobile sul centro provi a fare un giro su te stesso” e in effetti magari è muovendosi così in campo che si infilano 13 gol (in tempi non lontani, certi maschi ci dicevano che le partite tra squadre scarse le riconoscevi dall’esorbitante numero di tiri in porta, ma non fossilizziamoci). Su coraggio e sincerità, invece, ho quasi pianto, perché quando il maschio ti santifica è come quando il diavolo ti accarezza: vuole l’anima.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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Commenti all'articolo

  • Dario

    Dario

    17 Giugno 2019 - 17:11

    Il problema è che il dio maschile del calcio non esercita sui campi, ma nei bar, specie in certi bar con le sedie di plastica, i boeri esposti sul bancone, le macchinette per il gioco d'azzardo. Per dire, un gruppo di buontemponi che bazzicavo on line non guardava la nazionale perché quello era "calcio per donne".

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  • Skybolt

    17 Giugno 2019 - 14:36

    Gentilissima, non un Dio ispira gli adoratori del calcio, ma nna Dea (una musa, ma le Muse sono divinità, minori ma divinità), si chiama Eupalla. Accetta offerte di zolle d'erba, dribbling e traversoni. Anche. Evoè.

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