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Il mondo alla rovescia del calcio femminile

Uomini e donne praticano lo stesso sport, ma giocano in due planisferi quasi sovrapponibili (salvo qualche significativa eccezione)

11 Giugno 2019 alle 17:49

Il mondo alla rovescia del calcio femminile

foto LaPresse

"Qualche volta le favole / succedono all'incontrario / e allora è un disastro: / Biancaneve bastona sulla testa / i nani della foresta, / la Bella Addormentata non si addormenta, / il Principe sposa / una brutta sorellastra, / la matrigna tutta contenta, / e la povera Cenerentola / resta zitella e fa / la guardia alla pentola".

 

Non c'è favola e non c'è disastro, ma due insiemi che si intersecano appena, espressioni di uno stesso sport eppure due mondi di differenze. Un campo delle stesse misure, gli stessi numeri di giocatori in campo, lo stesso pallone da calciare e da cercare di spedire nella stessa porta per gonfiare la stessa rete. Cambia solo il sesso dei partecipanti. Non "Le favole a rovescio" di Gianni Rodari, ma calcio, mondiali, siano essi maschili o femminili, in ogni caso la più importante competizione alla quale si possa ambire di partecipare.

 

È lo stesso sport, non lo stesso mondo, o meglio, sono due planisferi quasi sovrapponibili, salvo qualche significativa eccezione. Due mappamondi, quello femminile e quello maschile, che potrebbero essere complementari. La periferia del calcio degli uomini diventa centro vincente di quello delle donne. C'è l'albo d'oro, dove la nazionale statunitense femminile fa la parte del Brasile, dove quella cinese compare medagliata e quelle norvegese e giapponese addirittura vincenti. C'è soprattutto la lista delle partecipanti alle fasi finali della Coppa del mondo a raccontare di un movimento che molto spesso ha trovato spazio lì dove gli uomini hanno sempre fallito. Non è però una questione di figuracce al maschile a spingere le donne al centro della scena calcistica, ma di investimenti e capacità di organizzazione, di capacità di allargare ad ambo i sessi il campo da calcio.

 

Se si considera la lista delle nazionali che si sono qualificate alle otto fasi finali della Coppa del mondo di calcio femminile sin qui disputate, si trovano in testa per numero di partecipazioni Brasile, Germania, Giappone, Nigeria, Norvegia, Stati Uniti, Svezia (tutte con otto qualificazioni). In pratica i sette paesi con il più alto numero (nei rispettivi continenti) di donne tesserate (in percentuale rispetto alla popolazione) negli sport di squadra.

 

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In questa lista mancano solo Canada e Francia, due tra le nazioni che nell'ultimo decennio hanno puntato di più sull'inclusione delle donne all'interno del panorama sportivo. Un ritardo dovuto a problematiche interne alle Federazioni. Oltreoceano il movimento è diventato adulto solo all'inizio degli anni Duemila grazie al passaggio dei migliori talenti nel campionato statunitense (che oggi è uno tra i più competitivi al mondo, sicuramente il più ricco). Oltralpe invece i problemi stanno altrove, nella gestione della Nazionale che per diverso tempo non è riuscita a trasferire alle Blues l'eccellenza di un campionato competitivo e seguito, ma dominato da (troppo) tempo dal duopolio Paris Saint-Germain, sempre perdente, e Olympique Lione, sempre vincente.

 

La compagine francese, anche grazie all'introduzione del professionismo, può nel Mondiale casalingo invertire il recente passato che l'aveva vista arrivare al massimo a un quarto posto nel 2011.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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