Libero e originario

Il Soldato invitto Mitra, l’invidia che espelle forza vitale, il teismo e la responsabilità morale

22 Agosto 2015 alle 06:18

Libero e originario

Foto LaPresse

Si continuerà nei secoli a celebrarne la nascita il 25 dicembre, ma i meglio informati pagani e i più degni cristiani sapevano e sanno che il Dio nato il 25 dicembre è il Soldato invitto Mitra bevitore di sangue di tori. Bisognerebbe rettificare qualcosa nelle date che ci imprimono fin da quando ancora siamo tenera cera.

 

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Il più grande riferimento nella storia della Terra alla congiunzione Giove-Saturno è la Stella di Natale, la nascita di Gesù, che quasi certamente si verificò nel 7 a. C. Secondo l’eccellente lavoro di rettifica di Don Jacobs, Gesù nacque il primo di marzo, 7 a. C., alle 1,21 antimeridiane, a Betlemme. Una congiunzione Giove-Saturno stava formandosi a quel tempo, divenendo esatta tre mesi più tardi alla fine di maggio. Questa congiunzione fu la congiunzione transizionale dalla famiglia dell’acqua a quella del fuoco.
Noël Tyl, La sintesi Giove-Saturno.
Cicli ventennali di eventi che fanno la storia (in Linguaggio Astrale, 1996)

 

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L’invidia fa del cuore dell’uomo una spelonca di ladroni ed è perciò uno dei fattori determinanti di rischio per il cuore e la circolazione. Si può quindi anche “impallidire d’ira”, perché i vasi s’irrigidiscono, causando una cattiva circolazione sanguigna.
Ildegarda scrive che l’invidia espelle l’uomo dalla forza vitale. Appena si unisca all’odio, suo fratello minore, mette in moto tutte le forze psichiche, traendo a sé moltitudini di uomini. E dal momento che dispone di un sapere più forte, l’invidia abusa del proprio sapere per fare segretamente dei grandi torti agli uomini.
Gottfried Hertzka
Wighard Strehlow
Manuale della medicina di Santa
Ildegarda (Athesia, Bolzano, 1992)

 

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Quando morì suo figlio, Rabbi Levi Isacco seguì danzando la bara. Alcuni dei suoi hassidim non riuscirono a nascondere il loro stupore. Egli disse: “Un’anima pura mi fu consegnata; un’anima pura restituisco”.
Martin Buber, I racconti dei Hassidim

 

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Quale è l’uomo, tale è l’operato suo; quindi il merito e la colpa non riguardano i suoi singoli atti, ma la sua essenza, ciò che egli è. Pertanto il teismo e la responsabilità morale dell’uomo sono inconciliabili, perché la responsabilità ricade sempre sull’autore dell’essere, dove ha il suo centro di gravità. Invano si è cercato di gettare un ponte tra questi due principii inconciliabili, mediante il concetto della libertà morale dell’uomo: esso non regge. L’essere libero deve anche essere originario. Se la nostra volontà è libera, essa è anche l’essenza originaria; e viceversa.
Arthur Schopenhauer
Parerga und Paralipomena, 1851
(trad. di Piero Martinetti)

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